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Orgoglio italiano

orgoglio italiano

Siamo giunti praticamente all’epilogo de La Grande Guerra, capolavoro diretto nel 1959 da Mario Monicelli. Oreste (Alberto Sordi) e Giovanni (Vittorio Gassman) vengono catturati dagli Austriaci e condotti dinanzi al comando supremo. Il capitano, con tono deciso e autoritario, forte del suo potere, impone ai due soldati di rivelare i piani dell’esercito italiano, pena la fucilazione immediata. Oreste e Giovanni chiedono un minuto per consultarsi in disparte e decidono infine di acconsentire alla richiesta dell’austriaco. Accade però un fatto che sovverte tutta la situazione: di fronte ai sottili sberleffi e alle prese in giro dei caporali nemici, Giovanni si rivolge duramente al capitano guardandolo negli occhi, dichiarando di non voler più dire niente e insultando a sua volta l’austriaco. Emerge così l’orgoglio di un italiano che vuole onorare i suoi ultimi momenti di vita, consapevole del proprio destino. Giovanni viene inevitabilmente fucilato e Oreste assiste dalla finestra all’esecuzione, sconvolto dalla triste sorte del suo compagno. Rispetto a Giovanni, Oreste si dimostra un vile e indegno soldato, ma in qualche modo, tra mille suppliche emesse con voce tremula, neanche lui è disposto a tradire. Viene portato al muro, piegato dalla paura e piangente, e quindi giustiziato. Oreste dimostra un diverso approccio nei confronti della sua sorte, segnata da una morte violenta e inesorabile, ma si unisce a Giovanni nel suo principio di integrità e ragione. Entrambi i corpi giacciono in terra, esanimi, ma recano una testimonianza indimenticabile, il sacrificio e l’orgoglio di un popolo spesso sottomesso ma mai domo.

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Giovedì, 19.07.2018
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