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"Io ne ho viste cose"

Scritto da Samuele Pasquino   
Mercoledì 08 Dicembre 2010 08:42

roy battyIl momento più significativo e commovente del film Blade Runner, diretto da Ridley Scott nel 1982, risulta essere quello del monologo finale di Roy Batty. Nella futuristica fatiscenza della città ha luogo lo scontro fra il replicante e Deckard, il blade runner incaricato di ritirarlo. Nel tentativo di saltare da un tetto all'altro, Deckard cade aggrappandosi fortunosamente ad una barra di metallo sporgente, rischiando però di non mantenere a lungo la presa. Roy, in virtù della sua superiore agilità, si ritrova con un balzo dall'altra parte e in una posizione privilegiata rispetto all'avversario. A questo punto i due si guardano negli occhi e Roy ribadisce al suo nemico come ci si sente a vivere come schiavo. Deckard é sul punto di cedere e cadere nel vuoto, quando inaspettatamente Roy lo afferra al volo con un solo braccio e lo solleva, mettendolo in salvo sulla tettoia. L'agente si rifugia in un angolo, sofferente e intimorito, mentre Roy si siede davanti a lui tenendo in una mano una colomba bianca. E' ora che Roy pronuncia le fatidiche parole che rimarranno scolpite nella memoria del cinema:

"Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi...navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione...e ho visto i raggi b balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser...e tutti quei momenti andranno perduti...nel tempo...come lacrime nella pioggia. E' tempo di morire!"

Roy pronuncia queste parole con un'inflessione quasi teatrale, riflessiva, dando importanza ad ogni secondo, ad ogni esitazione che intercorre nel suo monologo. Egli rivive ogni attimo della sua breve vita, consapevole che da lì a poco morirà, portandosi via quelle poetiche visioni tanto decantate. La pioggia scroscia latente sul suo corpo seminudo, svestito come la sua anima di androide che si rivela ad un essere umano: Deckard, infatti, lo osserva meravigliato, ascoltando attentamente ogni parola. Roy appare magonato, timoroso della morte esattamente come un uomo, quello stesso uomo che lo ha schiavizzato e con cui ora egli si è riconciliato salvando una vita meritevole di essere vissuta. Il replicante prova invidia per Deckard e per la sua longevità che egli avrebbe tanto voluto avere. La sua avventura si conclude, Roy si accascia come se si fosse spento, lasciando spiccare il volo alla colomba bianca (simbolo della riconciliazione fra l'androide e l'essere umano). La colonna sonora di Vangelis rende estremamente toccante la scena, collocandola nell'Olimpo delle sequenze più rappresentative nel contesto cinematografico.

 

Commenti  

 
0 #2 Samuele 2013-03-07 10:36
Caro Alessandro, in quanto autore del pezzo posso dirti che la teoria da te riportata risulta molto affascinante e caldeggiata da parecchi fan del mitico film di Scott, tuttavia rimane una teoria mai comprovata. Il cineasta semina ovunque indizi più o meno intuitivi, aperti a interpretazioni molteplici che, forse, avranno una risposta solo con l'atteso sequel. Grazie per averci lasciato il tuo commento.
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0 #1 Alessandro 2013-03-07 09:37
Peccato che lo stesso Deckard sia un replicante, con tutta probabilità uno dei sei fuggiti dalla colonia fuori mondo insieme a Roy Batty, poi riprogrammato dalla Tyller Corp. proprio per dare la caccia ai suoi ex-compagni; e pertanto come tutti i nexus 6 con data prefissata di "pensionamento", come si capisce dalla scena finale del film (ndr origami unicorno), quindi tutt'altro che longevo.
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