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Il cinema a quattro zampe

Scritto da Giulia Marzoratti   
Venerdì 31 Gennaio 2014 16:40

rescued by roverNel mondo del cinema il cane è uno dei soggetti preferiti dai registi di tutti i tempi, assumendo progressivamente il ruolo indiscusso di protagonista di lungometraggi, scovando allo stesso tempo un inaspettato punto d'interesse tra cinefili e cinofili.

torna a casa lassie!Il primo esemplare che ha fatto la sua comparsa sul grande schermo nel film Alice in Wonderland (1903) è Blair, un collie che verrà riutilizzato dallo stesso regista, Cecil M. Hepworth, per Rescued by Rover (1905), pellicola che lo vede come primo attore, consacrandolo a grande star, acclamata dal pubblico di tutto il mondo (il film viene distribuito in ben 400 copie). La razza in questione si presta perfettamente al ruolo di eroe coraggioso che sin dalle origini le viene cucita addosso e, per questa ragione, sarà riutilizzata per una serie cinematografica e televisiva di successo che ha per protagonista Lassie, una cagna collie, così fedele al suo padroncino Joe da percorrere centinaia di chilometri per ritrovarlo nell'esordio di Torna a casa Lassie! (1943). umberto dQuesta razza però non è l'unica a essere utilizzata in un film fortemente sentimentale. È il caso del drammatico Umberto D (1952) di Vittorio De Sica, il cui omonimo protagonista neorealista viene salvato dalla solitudine e dal tentato suicidio dall'inseparabile cane meticcio Flaik, riportandolo alla vita con il suo inestimabile affetto. Questo dimostra che a Hollywood così come a Cinecittà, la taglia o la razza non è importante, ciò che occorre per la resa di un film dalla salda sceneggiatura è un cane dalla grande personalità in grado di commuovere, emozionare e divertire, regola fondamentale che ha portato al successo commedie tipicamente disneyane come il caso di 4 bassotti per 1 danese (1966) di Norman Tokar. qualcosa è cambiatoMa è anche il caso di menzionare pellicole quali Qualcosa è cambiato (1997) di James L. Brooks, con il suo Griffoncino di Bruxelles, Hachiko - Il tuo migliore amico (2009) di Lasse Hallström, con il fedele cane di razza Akita o l'inarrestabile Uggie, il Jack Russell del film muto The Artist (2011), omaggio al cinema del passato di Michel Hazanavicius.

L'elenco di cortometraggi e lungometraggi in cui i cani diventano attori inaspettati del grande schermo oggi appare infinito, considerando anche i generi dell'animazione (da La carica dei 101 a Frankenweenie) e dei film a basso costo che si fanno spazio nel campo dell'industria cinematografica, accompagnati da numerosi sequel maliardi di nuclei familiari (da Beethoven alla serie di Air Bud - Campione a quattro zampe).
Il cinema a quattro zampe è da sempre oggetto di dibattiti e critiche, un terreno fertile per il germe della polemica animalista, ma aldilà delle eterogenee opinioni, quel che risulta assolutamente palese è che il soggetto in questione sembra essere diventato ormai un elemento irrinunciabile della storia del cinema, sfruttando all'ennesima potenza l'anonimo aforisma "il cane è il miglior amico dell'uomo" che giustifica e, infine, legittima il perpetuare  la  presenza della razza canina nella Settima Arte.

 
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