In Esclusiva ! ! !

giovani creativi e produzioni recencinema

cinema ergo sum - l'editoriale di samuele pasquino logo ritratti d'autore

Questo sito utilizza immagini come utente non esclusivo e i diritti rimangono delle rispettive case di produzione e distribuzione cinematografiche.

Questo sito utilizza i cookies. Utilizzando il nostro sito web l'utente dichiara di accettare e acconsentire all’utilizzo dei cookies in conformità con i termini espressi nella Privacy e Cookie policy del sito. Grazie

Anziani ai margini

Scritto da Giulia Salvadori   
Venerdì 21 Febbraio 2014 11:06

anziani ai margini1Una mamma cresce cento figli, mentre cento figli non son buoni per una mamma” - recita il detto popolare.

Che ne è dei genitori quando i figli sono grandi e a loro volta hanno messo su famiglia? E cosa dire invece degli anziani che invecchiano in solitudine, fronteggiando da soli le proprie difficoltà? Il cinema italiano offre un ventaglio di casi di anziani dimenticati o lasciati a se stessi, ritratti a volte con pietosa compartecipazione, a volte con amara ironia. C’è chi di figli non ne ha. Pensiamo a un celebre personaggio come il vecchio Umberto di Umberto D. (Vittorio De Sica, 1952) che ha lavorato una vita intera e i cui sacrifici sono sfociati in una pensione misera e in una senilità di abbandono. C’è chi invece si trascina da anni il peso di un errore passato, una macchia indelebile con cui nessuno vuole averci nulla da spartire: è questo quello che accade ne La finestra di fronte a Davide (Massimo Girotti), l’anziano ebreo che vive di rimorsi per essere responsabile della morte dell’uomo da lui amato. Sono storie di uomini profondamente soli, la cui trascuratezza è dovuta in larga misura alla mancanza di una famiglia che li sostenga.anziani ai margini2

Quando invece ci imbattiamo nelle vicende di Matteo Scuro (Stanno tutti bene, Giuseppe Tornatore, 1990) e dei coniugi Saverio, genitori della numerosa famiglia di Parenti serpenti (Mario Monicelli, 1992), come giustificare il loro abbandono? Sono madri e padri che hanno dato tutto per i figli, investendovi tutte le energie e le speranze per il futuro: han dato loro amore, un’istruzione e un tetto sicuro sotto il quale crescere. Una volta grandi, i figli continuano per la propria strada, si sa: c’è chi si realizza e non mostra riconoscenza verso i genitori, e c’è chi fallisce e non vuole che la famiglia lo sappia per non deluderla. Vincenti o fallimentari che siano, nella maggior parte dei casi i figli adottano la via dell’isolamento e del silenzio nei loro confronti. E allora ecco che padri come Matteo Scuro attraversano da cima a fondo l’Italia cercando di mantenere i contatti con la prole, che in tutti i modi cerca di illudere l’anziano affinchè non si renda conto della loro infelicità, dei loro problemi, e soprattutto del suicidio di uno di loro. Far credere che “stanno tutti bene” è la loro missione, un amaro tentativo di non deludere un uomo che crede in loro a tal punto da idealizzarli. anziani ai margini3Pietà filiale o voglia di non guardare in faccia alla realtà? In ogni caso il loro piano sembra funzionare, tanto che fino all’ultimo Matteo vuole credere che il figlio suicida Alvaro prima o poi ritornerà.

Poi ci sono figli come quelli di Lina e Michele (Maria Confalone e Paolo Panelli in Parenti Serpenti), una gioviale coppia di anziani di Sulmona ora alle prese con figli, cognati e nipoti ospitati a casa loro per le feste di Natale. Tutti abitano in città diverse e sono apparentemente felici e pieni di affetto l’uno per l’altro. Tanti abbracci, sorrisi e belle parole per mamma e papà, che non smettono di ringraziare per il bene da loro fatto e per la bellissima infanzia che gli hanno fatto trascorrere. Fino a quando non arriva il momento in cui i genitori chiedono un sostegno per la loro vecchiaia: il bonario clima natalizio si infrange e ognuno tira fuori i propri interessi. Nessuno vuole rinunciare alle comodità della vita attuale e nessuno vuole accollarsi il peso di due anziani in difficoltà. anziani ai margini4Escono così imbarazzanti scheletri dall’armadio e un egoismo latente talmente forti da spingere questa “grande famiglia” a uccidere i due coniugi pur di non prendersi la responsabilità di accudirli, dopo aver ricevuto per tanti anni il loro aiuto incondizionato.

Comune alle due storie è il clima di tensione e imbarazzo che alberga tra i vari figli, che si trovano o un padre in visita o dei genitori che chiedono un po’di ospitalità. Ma non solo: uguali sono anche il perpetuo buonumore e fiducia mantenuti dalle figure genitoriali, che ostinatamente credono di aver costruito con i loro sforzi una famiglia felice, fortunata e unita. Oltre a non perdere la speranza, essi riescono anche a non perdere una loro dignità, seppur disperata, e questo vale anche se allarghiamo lo sguardo alla figura di Umberto. Basta guardarlo: svuotato dall’orgoglio, ma non certo dalla propria dignità, continua a vivere come può sorretto dalla compagnia del suo fedele cagnolino, che gli resta fedele anche nei momenti più tragici.

 
© 2018 Recencinema.it - Dove il cinema è cultura Designed by Serena Dolgetta
Giovedì, 19.07.2018
T O P