In Esclusiva ! ! !

giovani creativi e produzioni recencinema

cinema ergo sum - l'editoriale di samuele pasquino logo ritratti d'autore

Questo sito utilizza immagini come utente non esclusivo e i diritti rimangono delle rispettive case di produzione e distribuzione cinematografiche.

Questo sito utilizza i cookies. Utilizzando il nostro sito web l'utente dichiara di accettare e acconsentire all’utilizzo dei cookies in conformità con i termini espressi nella Privacy e Cookie policy del sito. Grazie

Eva, madre sui generis

Scritto da Stefano Iacovozzi   
Lunedì 15 Aprile 2013 09:16

eva - la madre di kevin1Occhiaie, viso emaciato, capelli nero corvino che risaltano sul pallore della carnagione: così appare per l’intera durata di E ora parliamo di Kevin (Lynne Ramsey, 2011) una profonda protagonista di un film complesso e ben realizzato. Una madre alle prese con le difficoltà della maternità, preda delle sue stesse paure, condizionata e condizionante: cosa comporta la nascita di un figlio? Cosa si nasconde dietro la gioia del fiocco azzurro? Lo spettatore è guidato per mano - sarebbe meglio dire strattonato - da Eva (una profonda e convincente Tilda Swinton), con la quale instaura un rapporto ambivalente, che suscita in lui le più disparate sensazioni, dall’incredulità alla compassione, dalla comprensione all’odio; eva - la madre di kevin2una donna incapace di prendersi cura del figlio (emblematica la scena in cui il piccolo Kevin piange tra le sue braccia e lei lo strattona e lo guarda spaesata, senza sapere come rassicurarlo), che però cerca costantemente di interagire con lui, di entrare in contatto con quel ragazzino che la guarda sempre indispettito, che si rende conto che il rapporto con sua madre è freddo e innaturale. La conflittualità interiore di Eva è il filo conduttore della vicenda e, tra i dialoghi penetranti e gli eloquenti silenzi, lo spettatore la percepisce come angosciante e soffocante, un disagio esistenziale che si riversa con forza nel rapporto con Kevin (in parte anche nel rapporto con il marito), un’incapacità che provoca sofferenza e che la donna cerca di domare, di correggere: significativo il fatto che il suo rapporto con Celia, la secondogenita, sia nettamente migliore rispetto a quello con Kevin; eva - la madre di kevin3quindi una donna che, in definitiva, combatte con se stessa, che, segnata da una personalità fragile, cerca di cavarsela, senza riuscirci mai del tutto. Tra un marito assente, un lavoro frustrante  e tentativi di riconciliazione con un Kevin ormai adolescente arriva, come un pugno nello stomaco, il tragico epilogo, il gesto drammatico di un figlio emotivamente instabile: Eva soffre in silenzio, come sua abitudine, non si lascia andare a scene di disperazione, non ascoltiamo grida strazianti al cielo – che pure la circostanza avrebbe giustificato - ma vediamo una  donna fiaccata e stanca, con uno sguardo carico di sensi di colpa taciuti, che pone un’ultima, secca domanda, “Perché?”; un perché che racchiude una serie di interrogativi irrisolti, un perché che questa madre irrisolta riesce a chiedere al figlio solo dopo un avvenimento traumatico, al quale però ormai non serve dare una risposta.

 
© 2018 Recencinema.it - Dove il cinema è cultura Designed by Serena Dolgetta
Sabato, 22.09.2018
T O P