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The Iron Lady

Scritto da Samuele Pasquino   
Martedì 24 Gennaio 2012 10:20

ironladyTitolo originale: The Iron Lady

Regia: Phyllida Lloyd

Cast: Meryl Streep, Jim Broadbent, Olivia Colman

Musiche: Thomas Newman

Produzione: Gran Bretagna 2011ironlady1

Genere: Biografico

Durata: 104 minuti

Pathé, Film4, Uk Film e Dj Films Trailer

 

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  Miglior attrice protagonista Meryl Streep, trucco

 

Regia: ironlady3

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica:

Giudizio:

 

Trama

La giovane Margaret Roberts (Alexandra Roach), figlia di un droghiere, si laurea a Oxford e decide di intraprendere la carriera politica. Sposa l’affarista Denis Thatcher (Harry Lloyd) e ne acquisisce così il cognome, e con esso il prestigio necessario per sfidare la classe maschile al governo. Eletta leader del partito conservatore, viene soprannominata la “lady di ferro” e nel 1979 diviene Primo Ministro, ruolo mai ricoperto da una donna fino a quel momento. Nell’arco dei suoi tre mandati farà la storia del Regno Unito.

Recensione

A 6 anni dal ritratto cinematografico della regina Elisabetta II, proposto dall’ottimo “The Queen” (Stephen Frears, 2006), il grande schermo si inchina in onore dello splendido affresco biografico di Phyllida Lloyd, dedicato a una delle donne più forti, tenaci e controverse del XX secolo, Margaret Thatcher. La regista ha il tocco vellutato e, attraverso una sceneggiatura non scritta ma “ricamata” da Abi Morgan, ci racconta di una donna straordinaria, il cui gravoso onere di vestirne i panni è affidato alla come sempre strepitosa e intensa Meryl Streep. Questo geniale trio femminile, già temprato dal “Mamma mia!” del 2008, musical divenuto un successo unanime, funziona a meraviglia per un film complesso, sintesi perfetta e stilizzata di una storia che narra di scontro fra i sessi, sentimento, dovere politico e profonda umanità. La Lloyd, britannica doc, si adopera per una descrizione che lo è altrettanto, inserendo la “lady di ferro” in una cronologia che la vede, attraverso i ricordi di un’anziana ormai in disparte, ripercorrere le fasi della sua esistenza. Nella ineccepibile coniugazione della sfera intima con quella pubblica, la Thatcher supera le apparenze idealistiche e viene ricollocata in un panorama di largo respiro che ne illustra le peculiari sfaccettature personali senza però prioritarie ostinazioni: in breve, la Morgan offre alla cineasta una trattazione equilibrata, capace di mostrarci un personaggio pubblico di riconosciuta intelligenza e caparbietà, ma anche una personalità non priva di dolcezza nel suo ambito privato e nel suo rapporto con il marito Denis. Parlare di solidarietà femminile è alquanto riduttivo: le inquadrature che inscrivono la protagonista in un contesto dominato dalla massa maschile, con relative componenti inevitabilmente discriminanti, danno l’idea di una solitudine che muta in solido punto di forza rinvigorendo l’aura quasi leggendaria di un fenomeno umano e mediatico indiscutibile. La scissione fra la Thatcher all’apice del potere e l’anziana che quel potere lo ha perso da tempo determina anche due diversi atteggiamenti, che collimano con una Gran Bretagna mutata rispetto al passato, dotata di un modernismo forse lievemente degenerato ma frutto di un nuovo modo di concepire la condotta politica. La Lloyd, seguendo i dettami della sua sceneggiatrice, accentua pertanto il conflitto di presenza fra la vecchia Thatcher e la giovane Margaret, permettendo all’amore verso il marito di rimanere sostanzialmente immutato. Jim Broadbent, nella parte di Denis, concede un sano umorismo in grado di concepire un’ilarità mitigante e necessaria per sfumare le tensioni derivanti dagli epocali fatti storici. E in quanto a storia il film di certo non pecca, riesumando le criticità che negli anni ’70 e ’80 provocarono scosse di un certo peso nel Regno Unito (e in parte anche in Europa): si citino il conflitto bellico per la riconquista delle isole Falkland, occupate dall’esercito argentino, e la famigerata Poll Tax, che sancì di fatto il declino politico della Lady di ferro dopo 11 anni di leadership indiscussa. “The Iron Lady” è da ritenersi un capolavoro non solo per la sua logica ampiezza contenutistica ma anche per la sua compattezza formale. Alla descrizione morfocinetica della protagonista si accompagna una fotografia che ammalia per la sua differenziazione contestuale organizzata su tre piani e altrettanti toni: la giovinezza a tinte calde precede la maturità politica intiepidita, che approda infine a una senilità espressa tramite una fredda escatologia fatta di piccoli gesti, passi affaticati, mura sterili e ambienti contraddistinti da un isolamento cupo. Se poi si aggiunge la riproduzione soprannaturale del contatto coniugale, quella stessa donna, un tempo tra le più potenti del globo, può davvero essere considerata una paladina del gentil sesso in virtù di una ritrovata “normalità” legata ai piccoli e grandi dilemmi dell’esistenza.

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Jim Broadbent ha vinto la statuetta dell'Oscar come miglior attore non protagonista nel film Iris - Un amore vero

 
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