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Diaz - Don't clean up this blood

Scritto da Maria Giorgia Vitale   
Domenica 08 Aprile 2012 08:46

diazfilmTitolo originale: Diaz - Don't clean up this blood

Regia: Daniele Vicari

Cast: Claudio Santamaria, Elio Germano, Davide Iacopini

Musiche: Teho Teardo

Produzione: Italia 2012diazfilm1

Genere: Drammatico

Durata: 120 minuti

fandango   Trailer

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica: diazfilm3

Giudizio:

 

Trama

20 luglio 2001. L’attenzione di stampa, media e popolazione mondiale è monopolizzata dagli scontri tra polizia e manifestanti a Genova, sede del vertice G8. Nelle redazioni arriva la notizia della morte di Carlo Giuliani. Luca (Elio Germano) giornalista della Gazzetta di Bologna, vuole vedere di persona cosa sta accadendo. Alma (Jennifer Ulrich) anarchica tedesca, ha partecipato agli scontri e, sconvolta dalle violenze cui ha assistito, decide di occuparsi delle persone disperse insieme a Marco (Davide Iacopini), organizzatore del Genoa Social Forum, e Franci (Ignazio Oliva) giovane avvocato che si interessa di economia solidale. Anselmo (Renato Scarpa) è un vecchio militante della CGIL che con i suoi compagni pensionati hanno partecipato al corteo contro il G8. Etienne (Ralph Amoussou) e Cecile sono due anarchici francesi protagonisti delle devastazioni di quei giorni. Max (Claudio Santamaria) vicequestore aggiunto del primo reparto mobile di Roma, comanda il VII nucleo e non vede l’ora di tornare dalla sua famiglia. Luca, Alma, Marco, Franci, Max, Etienne, Anselmo e centinaia di altre persone incroceranno i loro destini la notte del 21 luglio 2011 durante l’irruzione di centinaia di poliziotti che irromperanno nel complesso scolastico Diaz, sede del Genoa Social Forum, adibita per l’occasione a dormitorio. Erano presenti 93 persone e quella notte, per loro, è stato un incubo.

Recensione

A 11 anni dai fatti della scuola Diaz, esce nelle sale italiane Diaz – Don’t clean up this blood, diretto da Daniele Vicari, prodotto da Fandango e premiato a Berlino con il prestigioso Premio del Pubblico. «La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale»: è così che si pronunciò Amnesty International sul Blitz della Polizia nella scuola. Quella che è diventata frase simbolo «Don’t clean up this blood» realmente apparsa dall’edificio Diaz, sintetizza in modo esplicativo quello che è risultato essere uno dei fatti più scuri della storia contemporanea italiana. Il film è completamente basato sugli atti del processo, certo con l’uso di invenzioni per poter trasformare i fatti e le testimonianze tramite il linguaggio cinematografico. Gli episodi che vengono raccontati sono stati realizzati anche grazie al materiale che i filmaker hanno raccolto durante quei giorni. Non si vede l’aula di tribunale, ma mediante delle didascalie al termine della pellicola si apprende come sia andata a finire. Potrebbe sembrare un racconto “di parte”, schierato politicamente, contro le forze dell’ordine, a favore dei ragazzi. E’ evidente ed estremamente forte il contrasto tra la polizia e i manifestanti. Tuttavia ciò che viene raccontato per 120 minuti è vero e vedere ciò che gli occhi avevano già visto 11 anni prima fa male, tanto da suscitare ancora tanta rabbia e frustrazione perché non si spiegano i motivi di quei gesti di violenza gratuita. Un vero e proprio pestaggio umano quello accaduto nella notte del 21 luglio. 93 erano nella Diaz, tutti sono stati presi a manganellate, picchiati a sangue. Altri, in stato di fermo, hanno subìto umiliazioni e torture nella caserma Bolzaneto. La dignità umana è stata stuprata, calpestata e ignorata. È lì che la democrazia, insieme ai diritti civili, tanto cari alla società occidentale e in questo caso, all’Italia, si sono svuotati del loro significato. Democrazia e diritti civili sono diventati meri contenuti vuoti e insignificanti alla luce di questi drammatici, quanto orribili, fatti accaduti. Vicari dichiara che lo scopo del film è far suscitare nello spettatore una domanda riguardo, non solo il vertice politico italiano, europeo o mondiale, ma anche la coscienza che ognuno di noi ha (o dovrebbe avere). Ciò che ha voluto raccontare il regista è il perché ci sia stata una sospensione dei diritti civili in una società democratica, ponendosi lui stesso questa domanda. È giusto reprimere una ribellione, soprattutto se questa tende a devastare una città e a coinvolgere, ferendo, civili, ma non è assolutamente corretto che lo Stato e, sotto di lui, le forze dell’ordine, strappino violentemente la dignità dell’uomo in quanto quest’ultimo è sempre uno zòon politikòn, un animale politico che per sua natura vive insieme ad altri in una comunità che si basa su regole morali stabilite da essi stessi. Domenico Procacci, produttore del film, ha dichiarato «Qualcuno per la prima volta, da 11 anni a questa parte, dovrebbe prendersi la responsabilità di quello che è accaduto». "Vergogna" è la parola che può commentare meglio "Diaz". Vergogna per lo Stato, per la polizia corrotta ed esaltata dal suo stesso ruolo e per i black bloc. Le vittime sono i ragazzi che, attraverso quella che era iniziata come manifestazione pacifica, fatta di slogan, canti e striscioni colorati, hanno vissuto dentro un incubo, il peggiore che potessero avere nella loro vita. Diaz vuole far riflettere, soprattutto perché «Manca ancora un’assunzione di responsabilità. Del resto, siamo un paese che confonde assoluzione con prescrizione» commenta Procacci. Questo film deve essere visto da tutti per (ri)formare quel senso di coscienza un pò intorpidito dalla globalizzazione che ci intontisce giorno dopo giorno.

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