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Posh

Scritto da Lorena Porcu   
Venerdì 05 Settembre 2014 08:29

poshTitolo originale: The Riot Club

Regia: Lone Scherfig

Cast: Sam Claflin, Max Irons, Douglas Booth

Musiche: Ray Beckett

Produzione: Gran Bretagna 2014posh1

Genere: Drammatico

Durata: 106 minuti

Trailer

 

 

Regia: posh2

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica:

Giudizio: posh3

 

 

Trama

Il Riot Club viene fondato nel lontano 1776: vive ancora oggi, dieci studenti di Oxford mantengono la tradizione celebrando la ricchezza, il vizio, il cinismo di cui il club si fa portavoce. Un rituale, quello della cena annuale, diventa un rito di sacrificio per i loro futuri. Al bivio tra responsabilità personale o fratellanza acquisita, i giovani dovranno decidere la propria sorte e quella del club.

Recensione

Posh è un aggettivo inglese che indica un modo di essere, uno status di chi si fa icona di eleganza e ricchezza ereditata o naturale. Intendiamola senza mezzi termini, senza alcun tipo di confine semantico. Lone Scherfig, la regista danese di An education e One day, porta sullo schermo cinematografico un altro adattamento, questa volta teatrale. Lo spettacolo originario di Laura Wade, Posh appunto, rappresentato al Royal Court di Londra, ha destato notevole attenzione e ottenuto un significativo successo di pubblico: dieci studenti dell’università di Oxford fondano il Riot Club nel lontano 1776. Un circolo esclusivo, limitatamente inclusivo, dedito alla celebrazione della ricchezza, dell’arroganza e del vizio della cosiddetta upper class. Un evento estremo e grave porterà i dieci attuali membri del club a scontrarsi con la realtà e con il loro futuro personale e professionale. La scelta della regista è stata sostanzialmente naturale: Lone Scherfig, straniera di fronte alla macchina da presa, riesce dietro di essa a dipingere l’universo british come se ci avesse sempre vissuto, una conoscenza intima di cui ha dato prova in An education, e replica anche in Posh. Questo punto di vista estraneo rende ancora più veritiera l’ipotetica ricostruzione degli usi e costumi del Riot club, quasi uno studio antropologico sulla vita segreta dei club della tradizione universitaria inglese. Un cast brillante si avvale di giovani star del panorama cinematografico inglese contemporaneo: su tutti spiccano Sam Claflin, noto per il ruolo di Finnick Odair in Hunger Games: La ragazza di fuoco, e Max Irons, già notato in The Host, adattamento del romanzo di Stephanie Meyer. C’è un eccesso di drammatizzazione che stona: se è vero che sulla scena teatrale è utile calcare sulle personalità per colmare un vuoto spaziale e narrativo difficilmente gestibile sulla linea temporale, questo non vale per la messa in scena cinematografica. E' tale il limite più grande di questa pellicola: i protagonisti, ben delineati nella prima parte del film, eccedono nella seconda, sfumando le buone premesse in un’opulenza drammatica oltre ogni limite. La cena al pub rappresenta il picco narrativo, rappresenta l’apoteosi e la sublimazione valoriale del Riot Club: i ragazzi banchettano e schiavi di un vortice alcolico e di una veemente ispirazione tramandata dagli avi, riescono a distruggere concretamente la sala in cui sta avendo luogo la cena, e a mettere a repentaglio la loro carriera universitaria e non solo. L’allure estetica romantica e barocca che si respira nei chiostri dell’università, nei costumi di scena, si deteriora completamente in una tavolozza di colori saturi e violenti nel finale, scelta cromatica vincente, che comunica la direzione dissoluta e deviata del finale. Lone Scherfig mantiene alto il tono registico con un'ottima scenografia e fotografia (grazie a Sebastian Blenkov), resta fedele al suo tono delicato e ironico che di tanto in tanto si insinua nella trama e sembra lasciarci scorgere alcuni passaggi di An education, eppure non è un’opera completamente convincente, pecca di eccessi e commette qualche scivolone.

posh4

Max Irons è il figlio del noto attore Jeremy Irons

 
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