In Esclusiva ! ! !

giovani creativi e produzioni recencinema

cinema ergo sum - l'editoriale di samuele pasquino logo ritratti d'autore

Questo sito utilizza immagini come utente non esclusivo e i diritti rimangono delle rispettive case di produzione e distribuzione cinematografiche.

Questo sito utilizza i cookies. Utilizzando il nostro sito web l'utente dichiara di accettare e acconsentire all’utilizzo dei cookies in conformità con i termini espressi nella Privacy e Cookie policy del sito. Grazie

Exodus - Dei e Re

Scritto da Roberto Baldassarre   
Sabato 10 Gennaio 2015 09:49

exodus - dei e reTitolo originale: Exodus – Gods and Kings

Regia: Ridley Scott

Cast: Christian Bale, Joel Edgerton, John Turturro, Ben Kingsley

Musiche: Alberto Iglesias

Produzione: USA 2014exodus - dei e re1

Genere: Religioso

Durata: 150 minuti

   Trailer

exodus - dei e re2

Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura: exodus - dei e re3

Musica:

Giudizio:

 

Trama

La biblica impresa di Mosé (Christian Bale) e della sua lotta contro il Faraone egiziano Ramses II (Joel Edgerton) che, dopo la morte del giudizioso Seti (John Turturro), ha scacciato Mosè e ha inasprito la violenza contro gli schiavi ebrei. Mosè, dopo essersi sposato con Séfora (Maria Valverde) e ascoltato i consigli del saggio schiavo ebreo Nun (Ben Kingsley), torna in Egitto per liberare i 400 mila schiavi e condurli, attraverso la leggendaria fuga, verso la terra promessa descritta nelle Sacre Scritture. Un viaggio per Mosè tortuoso e combattivo, soprattutto nel relazionarsi con Dio.

Recensione

La prima riflessione che viene alla mente dopo la lunga visione di Exodus – Dei e Re: tale pellicola è la rappresentazione della Bibbia in versione 2.0. Pensiero alimentato anche dagli infiniti ragguagli che hanno accompagnato la lunga produzione con il suo elevato budget e definitivamente confermato dalla “faraonica” confezione  finale, ampiamente imbottita di tecnologia CGI e 3D. Questa ennesima trasposizione cinematografica dal Sacro Testo va soprattutto inserita in un ampio discorso produttivo, che in un certo qual modo ha riportato la concezione del cinema ai tempi dello Studio System. Ricordando sempre il refrain secondo cui il cinema è arte ma principalmente business, le case di produzione hollywoodiane si (ri)gettano nuovamente nella Bibbia per realizzare grandi pellicole religiose, affidando però la direzione ad acclamati autori che possano dare nuovo lustro al genere. Un’idea di recupero artistica e produttiva che cerca, inoltre, di seguire i redditizi franchising dei Super Eroi della Marvel, della saga Il Signore degli anelli e, finanche, dei robottoni Transformers. Dopo tutto, la Bibbia è il testo più letto nella storia dell’umanità e il cinema è l’arte e il medium più popolare. Sin dalle origini il cinematografo ha attinto spesso e volentieri per le sue “rappresentazioni profane” ai testi sacri, e il libro “dettato da Dio” contiene ogni storia e ogni azione che possa appagare l’occhio e lo spirito di uno spettatore. Come scriveva lo storico e saggista cinematografico Pierre Leprohon in un suo saggio degli anni ’50: «[…] il cinema è spettacolo essenzialmente popolare. È dunque naturale che esso riprenda, sotto una forma nuova, dei temi che per diversi secoli incantarono gli uomini […] Dopo il poema epico, dopo le vite dei santi cantate e accompagnate sulla viola, dipinte in affreschi o sulle vetrate, scolpite nella pietra delle cattedrali romaniche e gotiche, dopo i misteri recitati nelle chiese, ecco che un’arte del nostro tempo offre alle più nobili ispirazioni delle possibilità di espressione e una potenza di persuasione non meno prodigiose […]». In questo risveglio cinematografico religioso, nella stagione passata gli schermi di tutto il mondo avevano ospitato il mega kolossal autoriale Noah di Darren Aronofsky, accolto abbastanza bene dalla critica e ottimo successo commerciale; nel mentre si stava realizzando Exodus  - Gods and Kings di Ridley Scott, che esce dopo una lunghissima e dispendiosa produzione. Allo stesso modo della pellicola di Aronofsky, anche Exodus propone un aggiornamento – non solo tecnico-visivo –  dell’interpretazione della Bibbia. Sceneggiato – e pasticciato – a otto mani da Adam Cooper, Bill Collage, Jeffrey Caine e Steven Zaillian, Exodus cerca di inserire nello sfarzo produttivo anche elementi di introspezione storica e pseudo-psicologica, tentando così di allontanarsi dalle antiche rappresentazioni cinematografiche religiose degli anni Cinquanta e optando per una trasposizione meno manichea e più profonda, cercando di analizzare i fatti e infondendo spessore ai personaggi protagonisti, allontanando dalle loro figure l’aurea agiografica che li ha contraddistinti. Ramses II, il cattivo, non viene descritto come un personaggio semplicemente avido e violento, ma anche con delle sfaccettature umane, come dimostrano le scene della morte del suo primogenito; Mosè viene rappresentato come un uomo forte (di fronte a Dio) ma allo stesso tempo titubante (verso se stesso). Anche la rappresentazione in immagini della leggenda biblica viene ammantata, o solcata, di dubbi e ipotesi razionali. In questo caso Exodus non è un’opera che si nutre e si adagia sulla fede, ma azzarda altresì un'interpretazione scientifica, come quando il consigliere egizio prova a spiegare in modo razionale le piaghe. Seppur ampiamente aiutato dalla Computer Grafica, Scott schiva quelle scene fantasmagoriche da vetrata medievale e alimentate dall’immaginario cinematografico, come l’attraversamento del  Mar Rosso o gli incontri con Dio. Però, come si è scritto, essendo una grossa produzione, le sequenze che primeggiano sono quelle a effetto, ampiamente favorite dal CGI e dal 3D. Benché gli accurati effetti speciali permettano un'affascinante resa dell’antico Egitto, e consentano una visionaria rappresentazione delle piaghe, è proprio questo elemento tecnico che conferma la fredda riuscita di Exodus. La magnificenza mostra maggiormente i difetti di struttura della pellicola, proprio perché si cerca di nascondere la carenza di scrittura in grandi scene di massa o di battaglia (ritoccate dalla CGI e gonfiate con il 3D). In questa immensa opera, intesa come quantità commerciale, lo stile di Ridley Scott sembra quasi scomparso. Lontano ormai dalle raffinate e visionarie opere degli esordi, il regista inglese ha optato da oltre un quindicennio per opere di grande respiro ma di poca sostanza e/o anima. In Exodus non manca un tema ricorrente della sua opera, cioè il duello, ma anche questa ferina componente soccombe nel freddo lusso hollywoodiano, e il lungo scontro tra Mosè e Ramses II diviene solamente un superficiale componente della dispersiva trama. Exodus rimane un mastodonte filmico che procede lentamente, non lasciando grande pathos sacro e neanche profano, proprio perché dai fotogrammi traspare con forza che è un’opera nata a tavolino.

exodus - dei e re4

Ridley Scott ha dedicato il film al fratello scomparso Tony Scott

 
© 2018 Recencinema.it - Dove il cinema è cultura Designed by Serena Dolgetta
Lunedì, 24.09.2018
T O P