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Arrival

Scritto da Federico Mattioni   
Martedì 17 Gennaio 2017 12:28

arrivalTitolo originale: Arrival

Regia: Denis Villeneuve

Cast: Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker

Musiche: Jóhann Jóhannsson

Produzione: USA 2016arrival1

Genere: Fantascienza

Durata: 116 minuti

Trailer

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  Miglior montaggio sonoro

 

Regia: arrival3

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Misteriosi oggetti antropomorfi ovoidali si manifestano sulla Terra, eptopodi alieni che stazionano nell’aria a due palmi da terra con le loro enormi astronavi. Una squadra investigativa dell’intelligence del governo degli Stati Uniti chiama in causa l’esperta linguista Louise Banks (Amy Adams) per affiancarla al teorico fisico Ian Donnelly (Jeremy Renner), nel tentativo di scoprire le motivazioni del loro arrivo e decifrare il loro linguaggio. Le pressioni del colonnello Weber (Forest Whitaker) e dell’agente Halpern (Michael Stuhlbarg) non giovano alla causa perché la missione si rivela più complicata del previsto e l’insicurezza generale unita a una certa instabilità di fondo fa scattare l’allarme, scatenando degli scontri a livello globale, possibili preludi a una terza guerra mondiale. Quando non è ancora troppo tardi, Louise scopre che il mistero è incredibilmente legato a un lutto che le ha sconvolto la vita.

Recensione

Basato sul racconto “Story of Your Life” (1998) di Ted Chiang e sceneggiato da Eric Heisserer, il nuovo film del regista canadese Denis Villeneuve, autore dell’ottimo Prisoners e del buon Sicario, guarda alla science-fiction con venerata nostalgia unita al desiderio e al tentativo di raccontarla riflettendo sulla lingua, le sue forme e il mistero dei segni. I sistemi di comunicazione si sono evoluti con lentezza nel tempo e il nodo centrale dell’intreccio esplora in parte un dilemma: in che modo noi umani potremmo comunicare con forme di vita aliene qualora dovessero sbarcare sulla Terra senza lanciare segnali esatti, limitandosi piuttosto a un’ambigua neutralità? Incontri ravvicinati del terzo tipo che incontra Contact incrociando Interstellar, questo è a una prima occhiata Arrival. Villeneuve sceglie di tracciare quasi un bilancio della fantascienza filosofica, puntando la lente d’ingrandimento sull’aspetto umano, la forza emotiva rielaborata attraverso il lutto. Parte tutto da una perdita e come tale il film prova a riempire vuoti, a modellare per mezzo d’immagini incasellanti il dolore e la scoperta della verità. Essendo la trama piuttosto lineare e similarmente trattata dal genere di appartenenza, sceneggiatore e regista scelgono di scardinare le coordinate esplorando il mistero della morte che al pari di quello dell’universo non conosce un'unica verità. Sotto questo aspetto, il film rimanda anche a Tarkovskij, ma nonostante la fluente regia composta d’inquadrature-istantanee indubbiamente d’impatto sotto l’aspetto visivo, anche grazie alle scelte sia a livello di fotografia che di scenografia, il film tuttavia risente di una prevedibilità di sceneggiatura che non incide né in quanto angoscia della stessa morte vissuta, né in quanto lacerazione; Heisserer non riesce a far evolvere la narrazione, con qualche recriminazione da fare a livello strutturale sia a Villeneuve che al montatore Joe Walker, permettendo che il film scada in un torpore che dà segnali di vita soltanto a un passo dal curioso ma bell'epilogo.  Problematica che si associa un po’ a sorpresa a una direzione degli attori poco mossa e più trattenuta rispetto a quanto ci aveva abituati Villeneuve. E' nella forma ovoidale delle astronavi che il film vi rintraccia il maggior motivo d’interesse contenutistico: le manifestazioni del materno sentimento sono specchio e contenitore di quel liquido amniotico del quale sembrano essere piene fino al rigurgito le dimore degli alieni, riconducendo costantemente il pensiero dell’opera alla tematica della perdita, ingenuamente esemplificato sulle smorfie screziate della linguista Louise, interpretata da una segnata e con l’occhio sempre lucido Amy Adams. Come degli ovuli pronti a sbocciare, le astronavi si fanno contenitore di tutto un mondo ancora da palesare, e probabilmente da far nascere secondo chimera materna.

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Il film è stato candidato al Leone d'Oro alla 73ima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

 
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