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Una doppia verità

Scritto da Annalice Furfari   
Martedì 30 Maggio 2017 16:36

una doppia veritàTitolo originale: The Whole Truth

Regia: Courtney Hunt

Cast: Keanu Reeves, Renée Zellweger, Jim Belushi

Musiche: Evgeni e Sacha Galperine

Produzione: USA 2016una doppia verità1

Genere: Thriller

Durata: 93 minuti

Trailer

 

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica: una doppia verità3

Giudizio:

 

Trama

Boone Lassiter (Jim Belushi), avvocato di grido di New Orleans, viene ucciso con una profonda coltellata all’addome. Il figlio Mike (Gabriel Basso), di appena 17 anni, viene trovato dalla madre Loretta (Renée Zellweger) sulla scena del crimine con le mani sull’arma del delitto e, di fronte alla poliziotta che accorre sul posto, pronuncia la frase: “Andava fatto tanto tempo fa”. Incarcerato con l’accusa di avere ucciso il padre, il ragazzo si trincera in un silenzio assoluto. La vedova Loretta ingaggia Richard Ramsey (Keanu Reeves), l’avvocato amico di famiglia, e gli fa promettere che riuscirà a far assolvere suo figlio. Il processo, tuttavia, si rivela molto complicato per il valido difensore, non solo per il silenzio ostinato dell’imputato, ma anche per l’avvicendarsi sul banco dei testimoni di personaggi ambigui, che raccontano versioni diverse di un’unica storia. Ad affiancare Ramsey arriva la giovane assistente Janelle (Gugu Mbatha-Raw), che sembra più interessata alla ricerca della verità che alla difesa dell’assistito.

Recensione

Dopo l’ottimo esordio alla regia con il dramma indipendente Frozen River - Fiume di ghiaccio (che si è aggiudicato il Gran Premio della Giuria al Sundance e due candidature all’Oscar), Courtney Hunt torna dietro la macchina da presa per dirigere un film molto più convenzionale, che segue alla lettera tutti i canoni del legal thriller. Puntando su interpreti rodati, in particolare sull’“avvocato del diavolo” Keanu Reeves, la regista firma un‘opera che fuoriesce dall’aula di tribunale solo grazie ai flashback legati ai ricordi dei testimoni, che provano a ricostruire una vicenda sempre più oscura, man mano che si tratteggia il ritratto della vittima, un uomo molto più odiato che amato. Chiamato a comporre questo difficile puzzle, l’avvocato Ramsey è l’unico che dà voce al giovane imputato, provando a interpretare i pensieri e le emozioni che si agitano nella testa di un ragazzo accusato di uno dei crimini più orrendi che si possano compiere. Laureata in legge e sposata con un produttore avvocato, la regista si direbbe affascinata dal microcosmo delle aule di tribunale, dove una variegata umanità sembra essere accomunata dalla constatazione secondo cui alla sbarra tutti mentono. Umiliazioni, coinvolgimento personale e desiderio di tutelare la propria reputazione, spingono i testimoni a dare versioni differenti della realtà. Lo stesso avvocato utilizza le strategie che ben conosce per tentare di non affondare, in un caso in cui c’è in gioco non solo la promessa che ha fatto alla madre dell’imputato, ma anche il suo prestigio professionale. Non si tratta, per lui, di stabilire cosa è giusto e sbagliato, bensì di andare fino in fondo per centrare l’obiettivo. Nonostante ciò, la regista non lo giudica partendo da un preconcetto morale, anzi, in fondo lo ammira per come si destreggia in un caso tanto delicato. Grazie alla sicurezza di Keanu Reeves davanti alla macchina da presa e al ritmo sostenuto dai flashback e dai colpi di scena disseminati lungo la trama, questo film si lascia guardare e tiene anche abbastanza con il fiato sospeso. Tuttavia, sconta un difetto di eccessiva convenzionalità, non aggiungendo nulla di nuovo al solco già tracciato dai precedenti del genere legal. La colpa è soprattutto di una sceneggiatura troppo canonica che, nella seconda metà del film, diventa finanche prevedibile, sino a un finale che vorrebbe essere sensazionale, ma che si rivela banale e improbabile, con tanto di dilemma morale tra verità e giustizia, con la legge in mezzo, che spesso non garantisce né l’una né l’altra. Al centro di una famiglia che si presenta più come un covo di vipere che come un nido d’amore, Renée Zellweger spalleggia il collega Reeves più con gli sguardi sofferti che con le parole, ma il botulino che le ha cambiato i connotati non l’aiuta sul versante dell’espressività. Al contrario, Gugu Mbatha-Raw, nei panni dell’assistente dell’avvocato, porta una ventata di freschezza e spontaneità a un prodotto di genere che avrebbe potuto osare – e quindi coinvolgere – di più.

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Inizialmente, il protagonista sarebbe dovuto essere Daniel Craig, che abbandonò il progetto pochi giorni prima dell'inizio delle riprese, nell'aprile 2014, senza dare motivazioni

 
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