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1975: occhi bianchi sul pianeta Terra

1975: occhi bianchi sul pianeta terra locandinaTitolo originale: The Omega Man

Regia: Boris Sagal

Sceneggiatura: John William Corrington, Joyce Hooper Corrington

Cast: Charlton Heston, Anthony Zerbe, Rosalind Cash

Musiche: Ron Grainer

Produzione: USA 1971

Genere: Fantascienza

Durata: 98 minuti

Trailer

charlton heston in the omega man  robert neville e lisa  matthias the omega man

 

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastella

Musica: stellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Lo scienziato Robert Neville (Charlton Heston) sembra essere l’unico sopravvissuto a un’immane guerra batteriologica che ha spazzato via l’umanità rendendo i restanti esseri umani mostri sensibili alla luce e costretti all’oscurità.

In una città deserta, l’uomo va a caccia di mutanti di giorno e si rifugia nella sua casa di notte, respingendo gli attacchi di Matthias (Anthony Zerbe) e dei suoi seguaci.

Recensione

Inizio scioccante quello a cui si assiste: un uomo sfreccia armato con la sua auto rosso fiammante per le strade deserte, fra cadaveri putrefatti, macerie e camion divelti, finchè la cinepresa non allarga svelando un’intera città vacua e ridotta a un crepuscolo indefinito di caos silente.

Eppure è questo il prologo imposto dal romanzo Io sono leggenda di Richard Matheson, scritto nel 1954 e già fonte d’ispirazione per un’altra pellicola di fantascienza, L’ultimo uomo della Terra (Ubaldo Ragona, 1964).

Il ricorso alla narrazione per flashback pare l’unica soluzione in grado di mettere ordine nell’impianto prima di ogni spiegazione verbale, per risalire inevitabilmente a una guerra batteriologica causa devastante della fine del mondo.

Questo cult sci-fi fluttua fra idee ecologiste e marcate denunce alla condotta dell’uomo, avvezzo all’approccio bellico e all’uso della tecnologia distruttiva, proponendo quello che si può considerare un percorso attraverso le colpe, i risentimenti di coscienza e la nostalgia per un futuro mai raggiunto. Emerge un titubante enigma pseudofilosofico che vede contrapporsi la reazione distorta di chi è dovuto soccombere subendo il castigo di una morte sospesa e la difesa di un individuo solo, caparbio ma stanco.

L’alternarsi del giorno e della notte soffia così su due realtà obbligate a incrociarsi col favore delle tenebre, empie custodi di un teatro orrorifico dove una setta di incappucciati (la famiglia) abbraccia una folle iconoclastia e l’agonizzante consapevolezza dell’epilogo esistenziale, scontrandosi con l’unica speranza di salvezza, rifiutata.

Il regista Boris Sagal dimostra una distinta padronanza del mezzo cinematografico, dando forma tangibile ai dettagli di uno sfondo protagonista almeno quanto Robert Neville e la sua lotta contro il male, l’alienazione e la disperazione: negozi vuoti, cantine impolverate, cinematografi sgombri, sono i luoghi in cui il personaggio interpretato da Charlton Heston (meno epico e più drammatico) si muove con un unico obiettivo, la sopravvivenza.

La pellicola in sè manifesta un istinto famelico e prosaico, incentrata sul potere dell’organizzazione individuale e sui valori caduti. L’immagine, poi, del protagonista immerso nella fontana, bagnato da acqua rossa in una posizione che rievoca in parte la crocifissione cristiana, punta a un finale di sacrificio e liberazione.

Curiosità

los angeles desertaPoiché sarebbe risultato troppo costoso costruire un set cinematografico che riproducesse una città disabitata, si decise di girare le scene in esterna nel centro degli affari di Los Angeles la domenica mattina, giorno in cui il traffico pedonale è piuttosto limitato.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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