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Il paese delle spose infelici

sposeTitolo originale: Il paese delle spose infelici

Regia: Pippo Mezzapesa

Cast: Nicolas Orzella, Luca Schipani, Aylin Prandi

Musiche: Pasquale Catalano

Produzione: Italia 2011spose1

Genere: Drammatico

Durata: 82 minuti

Trailer

 

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura: spose3

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Francesco (Nicolas Orzella), detto Veleno, è un 15enne di buona famiglia, che vive ai margini della vita di paese, dove imperversano i figli della strada, primo su tutti Zazà (Luca Schipani), leader indiscusso sia tra i ragazzi che nella piccola squadra di calcio locale, la Cosmica. Solo dopo una prova d'onore, Veleno riesce a inserirsi nel gruppo, iniziando così a passare i pomeriggi con i ragazzi del paese. Durante uno di questi assiste al salvataggio di una giovane donna (Aylin Prandi), vestita da sposa, che si getta nel vuoto dalla cima della chiesa. La curiosità di Veleno e Zazà li spinge ad avvicinarsi alla ragazza per poter scoprire il segreto della sua infelicità.

Recensione

Il film è tratto dall'omonimo romanzo del martinese Mario Desiati. La trama coinvolge tre personaggi: Veleno (Nicolas Orzella), Zazà (Luca Schipani) e Annalisa (Aylin Prandi). Il primo è un ragazzo dalle labbra serrate e dall'ingenuità tagliente, che osserva, ascolta e assimila, esprimendo il suo disappunto semplicemente con lo sguardo o ripagando il rumore esterno col silenzio. Dall'altra parte Zazà, un adolescente che fa della strada il suo personale palco, del campo da gioco il suo teatro; si approccia alla vita con disinvoltura, parlando troppo, parlando male. I due, messi assieme, creano un connubio sghembo, altalenante, fatto di frasi smozzicate, urla a squarciagola e stridenti silenzi. E poi Annalisa, tanto evanescente quanto carnale, così estranea al mondo che la circonda eppure allo stesso tempo ingabbiata in quella terra. Attorno a loro, ruotano svariati personaggi, pittoresche figure e tristi macchiette. Tra questi, il mister Cenzoum (Nicola Rignanese), un uomo che fa delle partite di calcio l'unica possibilità di riscatto, riponendo in Zazà tutte le sue velleità. Oppure Vito Cicerone (Antonio Gerardi), il politico, ridicolo nelle sue plateali battaglie, sinistramente verosimile nel successo della sua campagna. La protagonista indiscussa è però la terra, quella Puglia tanto arida fuori quanto brulicante di vita inespressa dentro, schiacciata dal peso di un cielo che incombe: un territorio in cui la povertà cammina affianco all'agiatezza, e la t-shirt dismessa da uno diventa il nuovo abbigliamento dell'altro; un posto dove la distanza tra le grandi intenzioni e i piccoli crimini si può coprire con la lama di un coltello. Pippo Mezzapesa non racconta una storia bensì dipinge un ritratto sincero e accorato di luoghi quasi dimenticati, abbandonati a loro stessi. La scelta di ricorrere a ragazzi non attori di Taranto non fa altro che conferire veridicità a una storia che, lungi dall'essere puro frutto di fantasia, è per molti una realtà quotidiana. È quell'oggi fatto di campi inzaccherati, in cui affondare e rialzarsi trionfanti; pomeriggi passati a lottare per la palla come per la vita e a farsi poi scivolare tutta la melma di un'esistenza ingrata con un tuffo purificatore. Nello specifico del tarantino, è la presenza costante dei fumi dell'Ilva, o una birra bevuta quando il sole picchia crostificando le ginocchia sbucciate. Il paesaggio, spoglio e decadente, riflette vite secche come rami d'autunno, sfiancate dal lavoro, spezzate dalla noia. Il sole abbagliante, invece, racchiude in sé la vitalità di ragazzi che credono in un futuro migliore, a cui basta una partita in trasferta a Bari per sperare di poter diventare grandi campioni, sfuggendo a quel mondo tristemente conosciuto. Annalisa è l'emblema dell'immobilità che colpisce chi resta intrappolato, senza via di scampo: di qui il suo gesto estremo, il suo tentativo non di morire ma di volare, perché in fondo, lì, si muore tutti i giorni. A chi la Puglia l'ha vista e l'ha vissuta questo film provoca una strana sensazione, una sospensione del giudizio: risulta difficile dire che il film sia bello o brutto, perché è come se quelle immagini, quegli scorci, si depositassero dentro, nell'interstizio tra una vita costruita altrove e un cuore radicato nel tacco d'Italia.

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La pellicola è stata presentata in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma 2011

 

Commenti  

 
0 #1 Ghiacciolo 2011-11-22 23:08
Appena mi sarà possibile...ti darò un giudizio da non-pugliese! :-*
Sembra cmq un film interessante, da come lo descrivi.
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