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Belli e dannati

belliTitolo originale: My own private Idaho

Regia: Gus Van Sant

Cast: River Phoenix, Keanu Reeves, Chiara Caselli

Musiche: Reinhard Stergar

Produzione: USA 1991idaho1

Genere: Drammatico

Durata: 102 min

Trailer

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura: idaho3

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Mike (River Phoenix) e Scott (Keanu Reeves) vivono a Portland prostituendosi. Il primo è narcolettico, malattia che induce l’eccesso di sonnolenza diurna, con un passato e un presente di povertà segnato dall’abbandono della madre e da un fratello alcolista; Scott è il figlio del sindaco della città, che per ribellione alla figura paterna vive per strada facendo marchette, prendendosi cura di Mike e vivendo in una comune di ragazzi perduti, guidati dal carismatico Bob Pigeon (William Richert). I due ragazzi  intraprendono un viaggio per il mondo alla ricerca della madre di Mike, un viaggio che li cambierà profondamente.

Recensione

Gus Van Sant, uno dei più straordinari e geniali registi contemporanei, con "My own private Idaho" (titolo tradotto insensatamente in "Belli e dannati") firma un gioiello di stile e recitazione divenuto un cult della cinematografia indipendente degli anni ’90. A prescindere dal senso artistico del termine, Hollywood partecipa ma miracolosamente non fa danni, con il regista e gli attori in pieno stato di grazia che, indotti dal budget quasi inesistente, si trovano a partorire idee stilistiche e recitative davvero stupefacenti. Van Sant tratta nella pellicola temi quali l’omosessualità e la vita di strada, già discussi nel suo "Mala Noche" del 1985, ponendoli in un fantasioso e riuscitissimo parallelo con l’Enrico IV di Shakespeare. Scott rappresenta la rivisitazione moderna del principe Hal descritto dal Bardo: la sua decisione di scendere nei bassifondi della città esplorandone il ventre molle, ribellandosi al padre ricco e importante, seguendo il carismatico Bob Pigeon, padre psichedelico/alternativo che riprende la figura del Falstaff , sono i primi richiami che si notano. Successivamente Van Sant, per fugare ogni dubbio, inserisce nei dialoghi stessi frasi proprie del dramma storico. Portland diventa scenografia naturale di una storia che parla di angeli. Mike, in particolare, con le ali troppo sottili per volare, si muove nella grigia città alla ricerca di amore. I due vendono i loro corpi a uomini e donne indistintamente, entrando in contatto così con vere e proprie figure demoniache, una su tutte quella del gay interpretato da Udo Kier, colme di dolori e perversioni. Proprio in queste situazioni Scott comprende le fragilità di Mike e la necessità di accompagnare l’amico alla ricerca di quella madre che, abbandonandolo nell’infanzia, dà origine a tanta disperazione. La figura materna è trattata con grande delicatezza da Van Sant, che ci propone per mezzo di frequenti flashback delle scene di vita nell’Idaho, quello privato e personale di Mike citato nel titolo, in cui la vediamo tenera e dolce, ai limiti dell’idealizzazione, nei confronti del proprio figlio. Il viaggio porta con sé evoluzione e consapevolezza: memorabile la scena nel deserto attorno al fuoco, dove Mike confessa il suo amore a Scott, fino ad arrivare a Roma; proprio in questa città le loro vite si separeranno a causa dell'incontro con Carmela, interpretata dall'italiana Chiara Caselli, mite ragazza che per ultima ha visto la mamma di Mike, e che farà innamorare perdutamente Scott. Seppellita simbolicamente la genitrice, il ritorno in America vede i due protagonisti seppellire i padri, perché parallelamente, nello stesso giorno e a pochi metri l’uno dall’altro, si svolgono i funerali del padre biologico di Scott ma anche di quello putativo Bob Pigeon. Mike ora non ha davvero più nessuno, ma Gus Van Sant all'epilogo spalanca la porta alla speranza, lasciando “sognare” allo spettatore il finale che più lo rassicura.

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Nella scena in cui i due protagonisti si trovano a Roma compare in un cameo un giovanissimo Massimo Di Cataldo

 
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Sabato, 18.08.2018
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