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E ora parliamo di Kevin

Scritto da Marta Mascia   
Venerdì 13 Aprile 2012 15:07

orakevinTitolo originale: E ora parliamo di Kevin

Regia: Lynne Ramsay

Cast: Tilda Swinton, John C. Reilly, Ezra Miller

Musiche: Johnny Greenwood

Produzione: Gran Bretagna, USA 2011orakevin1

Genere: Drammatico

Durata: 110 minuti

Trailer

 

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica: orakevin3

Giudizio:

 

Trama

Eva (Tilda Swinton) abbandona le proprie ambizioni e la propria carriera per mettere al mondo Kevin (Ezra Miller). Il rapporto madre- figlio è però, sin dall’inizio, conflittuale e problematico, finché a 15 anni Kevin compie un gesto violento e inspiegabile. Eva dovrà lottare coi suoi sensi di colpa per capire cosa ha sbagliato con lui.

Recensione

Il terzo film di Lynne Ramsay (risultato di soli 30 giorni di riprese), autrice e regista scozzese, tratto dal romanzo che ha venduto 1 milione di copie in tutto il mondo, We need to talk about Kevin di Lionel Shriver, giornalista e scrittrice americana vincitrice dell’”Orange Prize”, è come uno schiaffo in faccia: dopo la sua visione non è facile riprendersi, si rimane inquieti e turbati. Eva mette da parte ogni ambizione e la carriera per mettere al mondo il figlio primogenito Kevin. Il ragazzo sin da piccolo si dimostra ostile e incapace di esprimere affetto nei confronti della madre, cosicché i due vivono perennemente un rapporto conflittuale. La rabbia del ragazzo esploderà a 15 anni con un gesto aggressivo, inspiegabile a lei e alla società. Viene trattato il tema della maternità sotto una luce nuova ma vera. Quando i figli fanno qualcosa di sbagliato, c’è colpa nelle mamme che li hanno cresciuti? Può esistere il male puro? Questi gli interrogativi che Eva si pone per tutto il film, cercando di ripercorrere i momenti salienti del suo passato e di trovare una falla, un motivo che possa spiegare quel terribile gesto. Ma si rivela una ricerca vana, senza una spiegazione razionale. Dopo la tragedia va a trovare costantemente il figlio in carcere, ma lui si rifiuta di parlarle. Solo alla fine, all’ennesima volta che la madre gli domanda “Perché?” Kevin risponde “Prima lo sapevo, ma ora non ne sono più tanto sicuro”. Sono interrogativi che ci si pone davvero, in un mondo ricco di tragedie come il nostro: come non ricordare le stragi di Utoya (Norvegia) e Oslo. Quella di Eva è la classica famiglia che i vicini definiscono per bene e felice, che poi a causa di incomprensioni e non detti si rivela colma di problemi, all'origine di gesti disperati. Le madri dei “mostri” sono giudicate colpevoli alla stessa stregua, quindi Eva si aggira in città come un'ombra, una sonnambula, alla ricerca di una spiegazione che non riesce a darsi. Tilda Swinton, interprete britannica vincitrice dell'Oscar nel 2008 come miglior attrice non protagonista in Michael Clayton, impersona brillantemente la madre tenera e fredda allo stesso tempo. Il piccolo Kevin sembra un anticristo, piange sempre e fa il verso alla madre, ma più credibile e convincente è il Kevin adolescente, del quale veste i panni Ezra Miller, attore statunitense classe ’93, dotato di uno sguardo tagliente e un viso strafottente, perfetti per l'occasione. La seconda figlia Celia, una bambina bionda e innocente, subisce ingenuamente i torti del fratello. Franklin rappresenta il padre di famiglia che non ammette anomalie, che non ascolta la moglie, o meglio non le crede, perché non vede il male in suo figlio. Il problema, infatti, risiede nel fatto che si dovrebbe parlare di Kevin, delle stranezze di questo ragazzo, ma alla fine nessuno affronta il discorso. Sin dal principio del film il colore predominante è il rosso (la guerra coi pomodori, la vernice, la maglietta di Kevin, il sangue), il montaggio è frenetico, ricco di flashback, sbalzi temporali che rendono il film più avvincente. Lo spettatore si lega emotivamente al personaggio di Eva, per questo motivo prova una sensazione di disagio per tutta la durata della vicenda. C’è una cura formale esasperata che si controbilancia con la freddezza delle emozioni dei personaggi. E alla fine, dopo un arco che scocca la freccia, non rimane che una domanda, “Perché?”.

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Per questa interpretazione, l'attrice Tilda Swinton ha collezionato numerosi premi a livello internazionale

 
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