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Baciami ancora

locandinaTitolo: Baciami ancora

Regia: Gabriele Muccino

Cast: Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino, Vittoria Puccini

Musiche: Paolo Buonvino

Produzione: Italia 2009scena1

Genere: Drammatico

Durata: 130 minuti

Trailer

 

 

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica: scena3

Giudizio:

 

Trama

Carlo (Stefano Accorsi) è ormai divorziato da Giulia (Vittoria Puccini), ha 40 anni e una nuova compagna che però non riesce ad amare. Marco (Pierfrancesco Favino) vive una profonda crisi con la moglie Veronica (Daniela Piazza), che comincia a tradirlo con un ragazzino. Paolo (Claudio Santamaria), entrato in uno stato di grave depressione, si avvicina a Livia (Sabrina Impacciatore). Alberto (Marco Cocci) sogna sempre un viaggio in Brasile. I quattro amici si ritrovano in occasione del ritorno in Italia di Adriano (Giorgio Pasotti), che brama per conoscere il figlio avuto da Livia anni prima. Il passato torna a bussare alla porta di ognuno di loro.

Recensione

Dopo il grande successo de “L’ultimo bacio”, Gabriele Muccino dirige un sequel che si prefigge di sciogliere dubbi e matasse lasciati insoluti dal precedente film. Lo sviluppo della sceneggiatura riesce bene, risultando addirittura naturale, quasi ovvia, e componendo un binomio filmico esistenziale oserei dire doveroso anche se non obbligatorio. La scelta di Muccino è principalmente dettata dalla natura intrinseca della vita, dalle trame e dalle ironie del destino, dall’inclinazione a complicarsi di una linearità apparente ma falsa. Lo spettatore aveva lasciato i cinque protagonisti padroni labili di esistenze ricongiunte a fatica, escludendo da tale discorso Alberto e Adriano, facenti parte di un’ottica ormai estranea alle dinamiche del resto del gruppo. Facendo leva sul valore indissolubile dell’amicizia, Muccino ricomincia proprio da qui, eleggendo a storia pilota e trainante quella di Carlo e Giulia, separati da vite diverse ma uniti da una figlia e da un amore ancora ardente e invano nascosto. Indubbiamente tale legame risulta il più complicato e avvincente a livello sentimentale rispetto agli altri, tuttavia i problemi intorno a loro non vanno sottovalutati dallo spettatore poiché ugualmente intrisi di una vena amara, in balia di un’inevitabilità incontrollata, pericolosa e indomita. Singolarmente ogni episodio esistenziale va analizzato e interpretato, così il pubblico viene messo alla prova da Muccino, che ne sonda la sensibilità, il coinvolgimento e la capacità di comprensione, requisiti essenziali per avvicinarsi alla visione del suo lavoro. Ogni personaggio reca in sé un doppio volto, due diversi lati concepibili, uniti da una paradossale contraddizione emergente da atteggiamenti assunti per difesa e tendenza all’accusa. Così assistiamo alla tragica commedia messa in scena da Paolo e Livia, legati da un amore in sospeso fra cognizione di causa e follia, fra cinismo e paura. Lungo un filo sottile e precario si snoda l’ambigua parabola di Adriano, colpevole di madornali errori ma deciso alla redenzione nella ricerca del figlio e nel reinserimento nella società, inframezzato da scampoli di riflessione e mistico avvicinamento al credo attraverso statue di santi. Nel turbine di dubbi caldeggiati e calme sconvolte si instilla lo stereotipo mai banale del tradimento, che cattura nella sua rete impietosa Marco e Veronica, coppia messa in crisi dall’incapacità fisica di avere un figlio, impedimento dal quale scaturisce l’adulterio patito da Marco: Veronica si invaghisce di Lorenzo come successe a Carlo con l’adolescente interpretata da Martina Stella, originando simili conseguenze con sviluppi diversi. Nell’incauto comportamento dell’individuo permane l’illusione di eterna giovinezza, rafforzata dall’avventura sessuale ma messa in crisi e poi dissolta dalla complessità del sentimento primo, l’amore. Nella narrazione in prologo di Carlo tramite la sua voce fuori campo vi è l’essenza di tutto ciò che il film si propone di esprimere ed illustrare, creando un intreccio contestuale e mai scontato in cui l’interiorità viene costantemente messa in gioco. Il progetto cinematografico di Muccino si fa forte di un cast quasi perfetto, con Pierfrancesco Favino e Claudio Santamaria punte di diamante nell’interpretazione, e una Vittoria Puccini all’altezza del personaggio sebbene non regga il confronto con Giovanna Mezzogiorno, in grado di infondere a Giulia la frustrazione esasperata di una donna tradita. Muccino spiega a suo modo come i rapporti abbisognino della volontà di essere risaldati, come alcuni di essi siano permeati nel tempo da un potenziale rinnovamento e come altri, nonostante le illusioni, siano destinati a finire.

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Martina Stella ha dichiarato di aver rifiutato di interpretare nuovamente la liceale Francesca ma Gabriele Muccino ha replicato dicendo che lui non ha mai chiesto all'attrice di ricoprire quel ruolo nel film.

 
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Giovedì, 19.07.2018
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