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47 metri – Uncaged

47 metri - uncaged locandinaTitolo originale: 47 meters down: uncaged

Regia: Johannes Roberts

Sceneggiatura: Johannes Roberts ed Ernest Riera

Cast: Sophie Nélisse, Corinne Foxx, Sistine Rose Stallone

Musiche: Tomandandy

Produzione: USA 2019

Genere: Shark movie

Durata: 90 minuti

Trailer

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Regia: stellastellastella

Interpretazione: stellastella

Sceneggiatura: stellastella

Musica: stellastella

Giudizio: stellastella

 

Trama

Scoperta una città Maya sommersa al largo dello Yucatan, lo studioso Grant (John Corbett) si trasferisce in Messico con tutta la famiglia per poter esplorare l’intero sito archeologico. Le sorellastre Mia (Sophie Nélisse) e Sasha (Corinne Foxx), trascinate dalla trasgressione delle amiche Alexa (Brianne Tju) e Nicole (Sistine Stallone), si immergono per toccare con mano gli eccezionali reperti suboceanici.

Il gruppo non può prevedere che fra quegli antichi labirinti si nascondono famelici squali, rapidi ma giganteschi, bramosi di nuove prede. L’incubo prende vita tingendo presto l’acqua di rosso.

Recensione

La gabbia non c’è più. Togliendo l’ultima barriera che sancì il successo dell’acclamato 47 metri appena tre anni fa, Johannes Roberts dà ulteriore ossigeno all’atteso sequel e togliendolo progressivamente al gruppo protagonista.

L’azione orrorifica, liberata da qualunque tipo di protezione, si propaga ora in una dimensione ad alto tasso claustrofobico, fra i cunicoli e le grotte di un’antica città Maya, location perfetta come territorio di caccia. Se nel primo film tutto si giocava quasi esclusivamente sullo stato d’animo di due prede umane intrappolate in una precisa, sfavorevole situazione, stavolta l’intero panorama cambia e si conforma a un’esigenza di maggior apertura.

Sequenze più movimentate trasformano il terrore attendista in un orrore dinamico, sempre incalzante, veloce a comparire e sparire, sbucare e spuntare. Con il sopraggiungere degli squali, enormi macchine divoratrici dallo spiccato istinto predatorio (e con un concept rinnovato), cresce la consapevolezza dell’azzardo e dell’ingenuità in cui cadono le quattro novelle speleologhe.

Fra di loro – oltre alla brava Sophie Nélisse (Storia di una ladra di libri) e a Brianne Tju – figurano due figlie d’arte, Corinne Foxx e Sistine Rose Stallone (padri Jamie e Sylvester), che in virtù dei loro cognomi fanno inevitabilmente da traino alle aspettative di un secondo, ipotetico successo.

D’altronde, è risaputo che lo shark movie risponde ormai da anni ai criteri dell’incasso facile e sicuro, essendosi saputo adattare al consenso dei teenager ma confermandosi materia young adult evergreen. Le note dolenti, tuttavia, ci sono, su tutte la totale inverosimiglianza che etichetta malevolmente e una volta di più il Carcharodon carcharias, eletto ormai bestia nera di nuotatori e subacquei nell’immaginario collettivo.

Tutto viene spinto oltre i limiti, non tenendo conto della realtà e mettendo in scena un incubo fatto di acque torbide, correnti terribili e inseguimenti che culminano in attacchi spaventosi dai finali discutibili.

Escludendo queste considerazioni, lo spettacolo risulta godibile, un insieme di tattici jump scares che non può tuttavia sostituire la tensione dell’opera originale, né tantomeno quella opprimente di Open Water, assolutamente da preferire a sterili balzi sulla sedia.

Curiosità

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Nel film, Nia Long compare solo per pochi minuti.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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