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47 metri

47 metri locandinaTitolo originale: 47 meters down

Regia: Johannes Roberts

Sceneggiatura: Johannes Roberts, Ernest Riera

Cast: Mandy Moore, Claire Holt, Matthew Modine

Musiche: Tomandandy

Produzione: Gran Bretagna 2017

Genere: Shark movie

Durata: 90 minuti

Trailer

matthew modine 47 metri  47 metri shark cage  47 metri scena

 

Regia: stellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastella

 

Trama

Due sorelle in vacanza in Messico decidono di provare un’esperienza adrenalinica, osservare in oceano aperto enormi squali rinchiuse all’interno di una gabbia. Quella che doveva essere un’elettrizzante immersione di 5 minuti si trasforma presto in un incubo: a causa del cedimento dell’argano, la gabbia precipita fino alla profondità di 47 metri.

Le due ragazze dovranno trovare una soluzione per riemergere in superficie avendo a disposizione soltanto 60 minuti di ossigeno e lottando strenuamente per non essere uccise dai famelici predatori del mare, pronti ad approfittare di un loro passo falso.

Recensione

E’ ed è sempre stato insulso menzionare il genere horror in diretta associazione con gli shark movie, poichè essi non apparterranno mai a un’etichetta spesso riduttiva e di spicciola attribuzione. Fin dai tempi de Lo squalo solo la vocazione drammatica ha potuto soddisfare pienamente una più idonea ed esatta collocazione di categoria.

Per 47 metri il discorso non cambia e si arricchisce di qualche sfaccettatura in più che lo allontana piacevolmente dal classico cliché tutto urla e smembramenti. I Weinstein producono un’opera sanificata dalle inflazioni del filone puntando fondamentalmente sulla suspense in cui l’azione a volte è solo anelata, in altre si concretizza senza però risultare esagerata o fuori contesto.

Creato il formidabile paradosso della claustrofobia fomentata nelle profondità buie di uno sconfinato oceano, Johannes Roberts costruisce i parametri di una tensione proposta in un crescendo di situazioni verosimili, acciocché proprio questa ossessione per la verosimiglianza rende la storia ancora più angosciante, capace di mettere con le spalle al muro persino lo spettatore che osserva l’intricato evolversi della tragica avventura.

Mai sullo sfondo ma parte interagente, il fattore umano incide notevolmente sulla riuscita di una parabola della paura davvero opprimente e, in tal caso, vincente su tutti i fronti. Un’opera che si distanzia, per volontà e ricerca di originalità, dalle passate visioni come Open Water, Blu profondo e Paradise Beach promulgando un realismo che funziona ed è nelle corde di chi guarda dalla poltrona della sala cinematografica.

Inoltre, 47 metri non vuole vivere di salti sulla sedia ma nemmeno di prevedibilità, quindi opta per scene legate da un piacevole gusto per l’equilibrio adrenalinico e, di rimando, per l’empatia e il coinvolgimento. La svolta puntualmente arriva, ma in un modus che consegna ai personaggi un prezzo da pagare e lo fa nelle rarefatte specifiche già parzialmente proposte da un altro film di britannica fattura, il fenomeno The Descent, favorevolmente accolto dalla critica mondiale.

47 metri non vive di eccezionalità né di particolari distintivi sussulti, eppur non pecca di presunzione (ben sapendo di essere l’ultimo arrivato in ambito squali), cattura l’attenzione e, cosa non meno importante, decanonizza i predatori dell’oceano liberandoli dalla loro fama di assassini, inserendoli in una prospettiva in cui sono gli intrusi turisti a pagarne le conseguenze.

Curiosità

pinewood studios swimming pool 47 metri

La maggior parte delle riprese è stata effettuata in una grande piscina dei Pinewood Studios.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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