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Lo Schiaccianoci

schiaccianociTitolo originale: The Nutracker

Regia: Andrei Konchalovsky

Cast: Elle Fanning, Nathan Lane, John Turturro

Musiche: Eduard Artemiev

Produzione: Gran Bretagna 2009schiaccianoci1

Genere: Fantastico

Durata: 107 minuti

Trailer

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica: schiaccianoci3

Giudizio:

 

Trama

Vienna, anni '20. La notte di Natale, Mary (Elle Fanning), dolce bambina di 9 anni, e il fratello più piccolo Max, trascorrono del tempo con l’amato zio Albert (Nathan Lane), perché i genitori sono invitati fuori a cena. Lo zio dona a Mary uno schiaccianoci di nome N.C. (Nutcraker). La notte il giocattolo si anima e conduce la bambina in un altro mondo. È qui che Mary viene a conoscenza che N.C. è un principe che ha subìto un sortilegio; ridotto a un giocattolo di legno a causa della malvagia madre del Re dei topi (John Turturro). Quest’ultimo ha un piano malefico: mettere a rogo tutti i giocattoli e diventare re assoluto del mondo.

Recensione

Per fortuna che la musica di Čajkovskij rimane intatta e inviolata e sostiene la pellicola, perché tutto il resto è un guazzabuglio totale. D’accordo sulla rivisitazione contemporanea del racconto fiabesco, ma il regista ha davvero esagerato. Lo zio Drosselmeyer, amico di famiglia che inizialmente incuteva timore ai bambini, diventa un Albert Einstein simpaticone che, a passi di danza, parla della relatività ai nipotini. Il nome della bimba è Clara, perché mutarlo in un noto e scontato Mary? (come del resto quello del fratellino, da Fritz a Max). Per non parlare del protagonista del film, lo schiaccianoci, soldatino che muta in una marionetta somigliante a Pinocchio che emula Napoleone. Ma soprattutto ci si deve soffermare sul Re dei ratti: effeminato e fashion, dalla capigliatura alla Andy Warhol e abbigliamento alla Matrix. E il suo regno? Sembra una società postmoderna e postcapitalistica ma dal gusto tutto nazista (i giocattoli vengono bruciati nei forni da topi-soldato in uniformi che richiamano alla mente quelle del totalitarismo). Sembra essere una Gotham City viennese durante la seconda guerra mondiale. Insomma, un pout-pourri di generi. La magia e la fantasia che posto hanno in questo film? I giocattoli che prendono vita che fine hanno fatto? Perché il regista si è limitato a quei tre personaggi della casa incantata, alla regina della neve, con una piccola apparizione di fluttuanti ballerine nevose e passeggere? Dall’andamento troppo lento, nonostante la deliziosa Elle Fanning, è questo un film a dir poco soporifero ed estremamente noioso, a parte qualche breve intermezzo del Re Turturro che balla il tip-tap anziché terrorizzare. Il ricorso al 3D, (ormai troppo in voga nel cinema), che avrebbe dovuto essere proprio il mezzo capace di creare la magia, fuoriuscendo dallo schermo e abbracciando così un pubblico entusiasta e incantato, non è servito a molto. Anziché avvalersi di questa nuova tecnologia, il regista avrebbe dovuto rileggere la fiaba perché quel carattere fantasioso e magico non si percepisce proprio.  Infine, due dubbi anelano nelle menti dei più attenti (e curiosi). Primo: perché l’incursione di Freud? Secondo: il regista voleva omaggiare Klimt? Perché nella stanza dove è sistemato l’albero si contano almeno due o tre quadri.

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Lunedì, 24.09.2018
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