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Pina

pinaTitolo originale: Pina

Regia: Wim Wenders

Cast: Pina Bausch, Regina Advento, Malou Airaudo

Musiche: Thom Hanreich

Produzione: Germania 2011pina1

Genere: Musicale

Durata: 104 minuti

Neue Road Movies Trailer

 

 

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica: pina3

Giudizio:

 

Trama

Pina Bausch rivive attraverso quattro grandiose coreografie interpretate dalla sua storica compagnia di teatrodanza, che la ricorda con testimonianze intense e nostalgiche.

Recensione

“Danziamo, danziamo, altrimenti siamo perduti!”. L’eredità di Pina Bausch sta tutta in questa esortazione che ne riflette la straordinaria forza e volontà, espressa in una vita attraverso la danza, o meglio la teatrodanza. Il grande cineautore tedesco Wim Wenders fa confluire perfezione, raffinatezza ed eleganza in un film tributo per la sua amica di sempre, un commovente epitaffio che non ha solo la funzione di elogiarne l’operato artistico ma, più specificamente, la resuscita nell’immortalità del mito, nell’eco sonante della sua voce onnipresente. Con lodevole lavoro di squadra, nel labirinto di una ricerca lunga e sofferta e in un clima di prematura commemorazione, Wenders compie un autentico miracolo portando a termine la sublimazione dell’interiorità dilagante grazie alle capacità sinuose e inaspettate del corpo: in tal modo si spande la bellezza propria del ballo e insieme ad essa il segreto di un’anatomia scolpita dal sacrificio coscienzioso. In sostanza, Pina diviene un’eroina romantica al pari di una guida spirituale, impressa in una memoria d’artista divina. L’ineguagliabile coreografa riemerge dal dramma che l’ha sottratta all’esistenza con la candida veste di un angelo sapiente, proponendo in sacra contumacia quattro suoi spettacoli glorificati da Wenders grazie al 3d. La scelta di tale tecnica rende Vollmond, Café Muller, Le Sacre du printemps e Kontakthof indiscusse trascendenze artistiche, coreografie meravigliose che riassumono l’amore di Pina per la danza e la devozione dei suoi ballerini alla persona che li ha lasciati. Abbiamo dunque quattro atti energicamente significanti che si susseguono all’interno di un impianto strutturale da definirsi geniale in quanto a ritmi, tempi coordinati, eterogeneità e valore nostalgico: sì, perchè “Pina”, in tal contesto, non si riduce solo a un nome ma pervade come un suono che crea dipendenza l’intera scena, scaturisce più sinteticamente in una evocazione spinta dalla vocazione, librandosi nella delicatezza e nella grazia insite in una figura così importante, pregna, simbolica. Lo schermo ospita un teatro, nel teatro avviene lo stabiliante spettacolo tridimensionale che concentra movimento, sospensione fisica ed esondazione dell’arte, contestualizzate da un repertorio di immagini e filmati monopolizzati gloriosamente da una Pina essenziale, una delicata presenza che colpisce per l’obiquità scenica e la stoicità di cui si permea. Wenders frammenta, collega, dà voce alle testimonianze di ogni ballerino che confeziona con sguardi e affermazioni il proprio personale ritratto dell’inimitabile maestra, fissando una cinepresa, guardandoci dentro, parlando a tutti coloro che possono vedere e ascoltare. Le coreografie di Pina costituiscono un viaggio emozionante e coinvolgente, nel quale si svela un dolce eremo equilibrato. Nel placido movimento dei corpi femminili e nell’impeto irruente dei busti maschili si scorgono sensi e sentimenti contrastanti come gioia, tristezza, lungimiranza, cecità, elementi che sembrano fondersi alla sabbia, all’acqua e alla pietra, componenti ambientali che rappresentano espansioni non arginabili. Tuttavia individualità e collettività animano la scena dipingendo un quadro il cui impatto ha davvero del soprannaturale. “Pina” possiede proprietà uniche sia per ciò che concerne fotografia e riproduzione visiva, sia per l’esasperazione sensuale che sprigiona nell’arco della sua evoluzione cangiante. Il teatrodanza stupisce e con indubbia lealtà verso lo spettatore produce e si riproduce originando appagamenti epici e cupe dinamiche psicofisiche: Café Muller, nel suo minimalismo limbico, traccia un percorso umano difficilmente circoscrivibile che finisce col fuoriuscire inevitabilmente e divagare senza posa. Wenders gioca con una pluralità quasi infinita di ambientazioni a metà fra favolistico incanto e falsa immutabilità, concedendo riletture di passi e spasmi perfino in ambito urbano. Questo film conta sulla coralità preponderante di una compagnia di ballo internazionale, sul fascino dell’indefinito e sui significati correlati ai contenenti, aspetti che fanno capo unicamente a una figura mentore, pervasiva e coerente. Pina Bausch è l’essenza della donna piena, è follia regale, enfasi di una dedizione passionale.

wuppertal

Wuppertal è la città tedesca che per più di 36 anni ha visto crescere e svilupparsi il talento coreografico di Pina Bausch

 
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Giovedì, 19.07.2018
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