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Ad Astra

ad astra poster ufficialeTitolo originale: Ad Astra

Regia: James Gray

Cast: Brad Pitt, Tommy Lee Jones, Liv Tyler

Musiche: Max Richter

Produzione: USA 2019

Genere: Fantascienza

Durata: 124 minuti

logo 20th century fox   Trailer

oltre la luna ad astra  ad astra brad pitt  ad astra astropitt

 

Regia: stellastellastella

Interpretazione: stellastella

Sceneggiatura: stella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastella

 

Trama

Una preoccupante serie di picchi elettromagnetici sta sconvolgendo la Terra minandone la stabilità e provocando disastrosi incidenti. Il governo statunitense crede che la causa principale sia il progetto LIMA, la cui base operativa è installata su Nettuno sotto il coordinamento di Clifford McBride (Tommy Lee Jones), leggendario astronauta dedito alla ricerca di forme di vita intelligente nell’universo. Per cercare di ristabilire i contatti, viene chiamato all’impresa suo figlio Roy (Brad Pitt), convinto dopo quasi 20 anni di lontananza che il padre sia morto.

Recensione

Titolo in elegante latino, un significato ancestrale che riesuma lo slancio pionieristico umano (verso le stelle), il solito diorama spaziale sfavillante e lui, il catturadonne Brad Pitt fra gli ormai ultrattempati Tommy Lee Jones e Donald Sutherland.

Ad Astra, tuttavia, finisce qui, schiacciato da aspettative puntualmente deluse e ammorbato da una disorientante vacuità che ne divora dall’interno gli astratti contenuti citazionisti. Il film di James Gray, però, a differenza di precursori quali Gravity, Interstellar e Solaris (per decoro e buon senso non scomodiamo il maestro Stanley Kubrick) è certamente analizzabile ma affatto spiegabile, privo di qualunque spunto capace eventualmente di generare una semantica ecografia critica.

Paragonando in maniera grossolanamente azzardata la sua ultima opera a Cuore di tenebra, Gray dichiarò in fase di sviluppo la volontà esplicita di consegnare al grande schermo “la miglior rappresentazione dello spazio mai vista in un film“, tanto da assomigliare a un bambino seduto al posto di guida di un’auto da corsa, convinto di condurre la vettura al traguardo.

L’intenzione è una cosa, la capacità di tenerle fede un’altra, così il ponte fra le parole e i fatti diventa estremamente lungo da percorrere. Ciò detto, Ad Astra si dimostra una pellicola esteticamente confusionaria (che non è sinonimo di “brutta”, s’intenda) e, aspetto gravissimo, talmente inconcludente da essere subito destinata al dimenticatoio.

Scenari ed FX, questa volta, perdono valore ipnotico e si esce dalla sala frastornati per aver proverbialmente “speso energie girando a vuoto”. Silenzi, luci, introspezioni affidate a un’incerta voce fuoricampo, la paura dell’ignoto mascherata da sguardi vitrei scevri di quell’emozione indispensabile a definire il cosiddetto “personaggio struggente”.

Beh, Roy McBride non lo è, vittima di un ego solitario unto dal fallace privilegio della predestinazione all’ombra di un padre fuggitivo per non dire volutamente assente, indifferente al sentimento. I McBride di Grey rispecchiano l’effimero spazio, dimensione misteriosa, illeggibile, scostante e nel suo insieme buia nonostante le infinite stelle che tentano invano di infondergli luce e soprattutto calore (quello inutilmente sprigionato dalla malinconica Eve interpretata da Liv Tyler, alla sua seconda apparizione in una sci-fi dopo Armageddon).

Ad Astra doveva, almeno sulla carta, essere un visionario panegirico sul travagliato e ritrovato rapporto padre-figlio, che viene invece ridotto a un cenno e perlopiù a margine di una carrellata di inquadrature sempre stucchevolmente in primissimo piano del protagonista.

Solo il conflitto umano riesce, seppur a fatica, a emergere da una sceneggiatura autocompiacente che fa del montaggio metafisico un subdolo specchietto per le allodole su cui si riflette un viaggio (poco) spettacolare sfociato in naufragio intimo in precario equilibrio fra irriducibilità e sterilità.

L’infinitezza siderale si traduce in una prigione, e in effetti ci si sente afflitti da una condizione detentiva guardando Ad Astra scivolare via verso il proprio anonimo finale senza arte né parte, una conclusione che lascia dolore e disperazione (avrebbero dovuto rappresentare i cardini dell’opera) nei bassifondi dell’incompiuto.

Curiosità

brad pitt ad astra

Alla riuscita del film hanno contribuito NASA, Jet Propulsion Laboratory e SpaceX, agenzie spaziali che hanno collaborato alla realizzazione delle scene ambientate nello spazio affinché fossero il più possibile veritiere e credibili.

 

Immagini: Fox Group Entertainment

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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