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Ben-Hur (2016)

ben-hur (2016) locandinaTitolo originale: Ben-Hur

Regia: Timur Bekmambetov

Cast: Jack Huston, Toby Kebbell, Morgan Freeman, Rodrigo Santoro

Musiche: Marco Beltrami

Produzione: USA 2016

Genere: Religioso

Durata: 125 minuti

paramount logo metro goldwyn meyer logo   Trailer

 

ben-hur e messala  ben-hur schiavo nella galea  corsa delle quadrighe

 

Regia: stellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stella

Musica: stellastella

Giudizio: stellastella

 

Trama

Gerusalemme. Il principe Giuda Ben-Hur (Jack Huston) viene ingiustamente accusato di sedizione dal fratello adottivo Messala (Toby Kebbell), imprigionato e destinato alle galee. Dopo 5 anni passati incatenato ai remi e ignaro della sorte toccata alla madre Naomi (Ayelet Zurer) e alla sorella Tirza, Giuda ritrova fortunosamente la libertà e medita vendetta nei confronti di chi lo ha tradito. L’occasione gliela fornisce lo sceicco Ilderim (Morgan Freeman), dandogli la possibilità di guidare i suoi quattro cavalli bianchi nella corsa delle quadrighe al circo di Gerusalemme contro Messala e le sue furie nere.

Recensione

Quando si è chiamati a dover giudicare una pellicola cinematografica, i criteri cui tener conto si orientano inevitabilmente su un discorso strettamente legato all’estetica e alla semantica narrativa. Nel caso specifico, tale discorso finisce col decadere perchè spesso e volentieri l’invalicabile problema di un remake soggiace tra le righe della fedeltà alla matrice a prescindere dal cosiddetto “contenitore”.

Un insuccesso annunciato quello di Timur Bekmambetov, regista capace ma impreparato ad affrontare una rilettura di un cult inarrivabile: il suo Ben-Hur non poteva aggiungere proprio nulla rispetto al masterpiece diretto nel 1959 da un maestro del genere, William Wyler, e nemmeno tentare l’ambigua via del reboot, impraticabile fin dal principio.

Gli sceneggiatori Keith R. Clarke e John Ridley, fortemente condizionati anche dalle precedenti versioni mute del 1926 e del 1907 nonchè dal romanzo di Lee Wallace (Ben-Hur. A tale of the Christ), puntano allora all’unica soluzione ancora percorribile, ovvero l’approfondimento di quanto soltanto accennato prima. Il rapporto di Giuda con il fratello Messala, la parallela vita di Gesù e l’incrocio finale dei diversi destini sono temi che vengono sviluppati ma altresì banalizzati da una velocità di narrazione esagerata, una velocità pronta a falciare i contenuti accorpando troppo frettolosamente concetti sviscerati in 125 minuti, una durata indegna per un film con le ambizioni da kolossal.

La pellicola di Bekmambetov manca delle idonee pause filmiche, storpiando letteralmente il ritmo e vivendo di una sintesi confezionata da un montaggio stridente con l’anima dell’epica religiosa, abbisognante di una riflessione data dalla congiunzione delle immagini con la dinamica dei raccordi. Tutto – dall’attentato al governatore (che non dovrebbe essere Ponzio Pilato ma Valerio Grato) alla parentesi delle galee, fino ad arrivare al Golgota e al miracolo della guarigione dalla lebbra – evapora nella vacuità delle esigue tempistiche imposte, vanificando qualche pregevole virtuosismo di messa in scena.

Non si possono neppure trascurare le impietose modifiche al racconto, l’assenza del console Quinto Ario, una Roma evanescente e l’azione esclusivamente deposta entro i confini fittizi di una Gerusalemme mai credibile per la piena riconoscibilità di Matera, una città ormai eletta location ideale da Hollywood e dal cinema europeo in toto. Quando poi nella galea, il numero associato a Giuda diviene 61 anziché 41, ecco espressa l’esplicita volontà di distanziarsi da un’opera troppo scomoda per un remake che sin nell’immediato soffre di un ingombrante complesso d’inferiorità.

Un film che si assimila d’un sol fiato senza trovare quel po’ di sostanza che ci si aspetterebbe, nemmeno in relazione a un cast che soccombe alla crew capeggiata da un mostro sacro come Charlton Heston a dalla sua nemesi Stephen Boyd/Messala: Jack Huston e Toby Kebbell reggono i primi 30 minuti, ma giovinezza e immaturità recitativa si fanno sentire come fardelli insostenibili. Esiste poi l’errore di fondo, il più grave: ritenere Ben-Hur il vero protagonista anziché il Messia, la figura principe del Cristianesimo che Wyler aveva opportunamente individuato quale reale trionfatore di una storia a lui infine dedicata (A tale of Christ, ricordiamolo).

A Bekmambetov va però il merito di aver trovato la chiave di lettura per restituire allo spettatore una corsa delle quadrighe appassionante, cruenta nei giusti limiti e ricca di pathos feroce senza tutto sommato ricorrere all’overdose digitale.

Curiosità

matera location

 

Questa versione della storia dura un’ora e ventisette minuti in meno rispetto a Ben-Hur del 1959. Le scene sono girate nei Sassi di Matera e negli studi di Cinecittà a Roma.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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