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Bird Box

bird box locandinaTitolo originale: Bird Box

Regia: Susanne Bier

Cast: Sandra Bullock, John Malkovich, Trevante Rhodes

Produzione: USA 2018

Genere: Fantascienza

Durata: 120 minuti

netflix logo   Trailer

 

bird box famiglia  birdbox alla cieca  bird box nel fiume

Regia: stellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastella

 

Trama

La pittrice e futura mamma Malorie (Sandra Bullock) vive sola, immersa nel proprio lavoro mentre il mondo sta conoscendo una nuova forma di epidemia che colpisce gli esseri umani portandoli al suicidio. Un giorno si ritrova in auto con la sorella (Sarah Poulson) che, osservando qualcosa di misterioso, sbanda capottando la vettura e finendo lei stessa volutamente sotto un autobus. Sconvolta, Malorie pare condannata alla medesima sorte ma viene soccorsa e portata all’interno di un’abitazione, dove conosce un gruppo di individui asserragliati per sfuggire alle letali “visioni”.

Recensione

Guardando Bird Box si viene immediatamente investiti da una prolissa serie di déjà vu che rimandano ad antesignani del genere nemmeno troppo datati. Ci troviamo allora di fronte a un survival movie che, sebbene dettato da codici di trasposizione canonici (il film è un adattamento del romanzo omonimo scritto da Josh Malerman nel 2014, ergo quattro anni prima della versione cinematografica), ha anche solo involontariamente attinto a un campionario di pellicole inoltrate nella stessa tematica in bilico fra autodistruzione e agorainvasione.

La memoria apre tanti cassetti e a fuoriuscire prepotentemente sono strisce di celluloide come E venne il giorno di M.Night Shyamalan, La fine di David M. Rosenthal (anch’esso un prodotto Netflix) e, senza andare troppo lontano, A quiet place diretto da John Krasinski.

Tuttavia quest’ultima opera ha dimostrato solamente una spaventosa indecisione in relazione alla strada da prendere, cadendo nell’ovvietà quando invece la costrizione al mutismo avrebbe meritato un’indagine ben più profonda, introspettiva e svincolata dall’esigenza dettata da un sequel già programmato.

Bird Box sembra voler salire in cattedra per insegnare a marciare con stile, profondendo quella sensibilità doverosa nell’ambito della lotta di sopravvivenza. Se Krasinski ha voluto misurarsi con l’assenza di voce in un’immersione di claustrofobico silenzio, Susanne Bier provvede all’introduzione di una cecità salvifica, l’unica arma utilizzabile per contrastare ignote visioni mortali.

L’autore della fonte letteraria ci comunica, forse addirittura meglio del film, un forte senso di disagio sostituendolo a quello della vista, da cui eccessivamente si dipende in un’era di collasso tecnologico e affabulazione mediatica, due fattori instillanti una vulnerabilità innanzitutto morale ancor prima che psicologica.

Sintomatica inoltre la scelta (come in A quiet place) di gettare nella mischia qualcuno di fragile e vulnerabile per antonomasia, una gestante, il cui carico di responsabilità è doppio non soltanto nei confronti di chi cresce in grembo ma soprattutto del futuro del nascituro, un futuro condannato oggi come oggi alla “sporcizia” generata dal progresso incontrollato.

Se il suicidio, al pari di quanto concettualizzato da Shyamalan in E venne il giorno, viene eletto concetto epurativo, allo stesso tempo rilascia una somatizzazione contorta dell’inadeguatezza dell’abitante globale a comportarsi da soggetto collettivo. In tal caso la logica di gruppo arriva a sfaldarsi fra incomprensioni, prospettive diametrali e collisioni caratteriali che si consumano in un contesto intramoenia non poi così protettivo.

La minaccia invisibile, ovvero quella paura che si traduce in perdizione, pare voler incombere per sedare un caos preesistente, al quale si risponde con l’isolamento in attesa di un sussulto di provvidenza. Malorie, suo malgrado incarnante il doppio ruolo di madre naturale e madre adottiva, è lei stessa donna priva di istinto, di slanci d’amore, insomma in preda a un caotico dilemma esistenziale che la coglie impreparata.

In sospensione innaturale da gravida, si lascia trasportare da genitrice dalle acque imprevedibili di un fiume e con un’unica incrollabile certezza: una benda sugli occhi vi salverà. Buona prova attoriale di Sandra Bullock, ancora una volta alle prese con una situazione limite dopo Gravity di Alfonso Cuaròn e sempre capace di rendersi garanzia di qualità.

La pellicola convince, non ha fretta di stupire né giungere a conclusioni avventate, insomma palesa un’adozione di fremente attesa come piace a una produttrice che di sceneggiature s’intende, tale Barbara Muschietti, sorella del più conosciuto Andy, regista di La Madre (2013) e It (2017). Quando il buongiorno si vede da mattino.

Curiosità

sandra bullock bird box

 

Birdbox è diventato il film più visto nella prima settimana di proposizione su Netflix.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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