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Caro diario

caro diario locandinaTitolo originale: Caro diario

Regia e sceneggiatura: Nanni Moretti

Cast: Nanni Moretti, Renato Carpentieri, Antonio Neiwiller

Musiche: Nicola Piovani

Produzione: Italia 1993

Genere: Commedia

Durata: 100 minuti

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palma d'oro cannes   Miglior regia

 

Regia: stellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Nanni (Nanni Moretti) è un quarantenne afflitto da mille domande irrisolte alle quali cerca di dare delle risposte gozzovigliando con la sua vespa in pieno agosto per le strade di una Roma assolata e deserta. Scopre di avere una malattia che i “dottori illustri” diagnosticano fra teorie errate, leggerezze e inutili vanti. Scoprirà lui stesso la propria patologia da una semplice enciclopedia medica.

Recensione

Come rendere un dramma personale una commedia dell’esistenza tagliata su misura per un’improvvisata trasposizione cinematografica. Questa è un’impresa di ricodificazione che riesce soltanto a chi di cinema s’intende veramente sapendo fare di una piccola storia individuale un autentico dogma di vita soggettiva.

Nanni Moretti, al pari di Salvador Dalì nella pittura, pratica nelle sue immersioni di pura celluloide un surrealismo che non si manifesta tanto nelle situazioni quanto nei dialoghi e ancor più nei monologhi che detta un prosaico divenire quotidiano. Caro diario nasce come cortometraggio ma tanto era il desiderio del regista di trovare la più larga attenzione del pubblico da convertirlo in lungometraggio pro main stream.

Sarebbe infatti stato sacrificato un reale estratto di esistenza che Moretti ha consapevolmente deciso di condividere con un intero bagaglio di riflessioni perennemente attuali, scaturenti e spesso coincidenti con inesauribili domande per trovare indeterminate risposte. Il film in questione viaggia sui binari del punto interrogativo, strumento utilizzato da prassi dal cineasta per dispensare la filosofia del bizzarro ma comunque votata al profondo amore per la Settima Arte.

Moretti è curioso, Moretti è languido, Moretti è… Moretti e abbiamo una riprova della sua identità genuina osservandolo girare in pieno agosto per una Roma deserta, in sella alla sua adorata vespa seguita, anzi pedinata insistentemente da una cinepresa che spia discreta e quasi ne sostiene le gesta, il girovagare in una Capitale alla quale il regista si dimostra estremamente affezionato.

Il primo capitolo della pellicola s’intitola infatti “In vespa” ed è la materializzazione on the road di quesiti e considerazioni legati all’impianto urbano della Città Eterna, svelato calcando le strade di quartieri come la Garbatella e Spinaceto, giungendo poi al punto ove si presume sia stato ucciso Pier Paolo Pasolini.

Elettrizzato dall’esplorazione in piena libertà, il buon Nanni si concede una cantata a un ballo di merengue citando più volte il classico musicale Flashdance e anelando un incontro con Jennifer Beals, che in realtà avviene tramite un cameo dell’attrice a passeggio con suo marito.

Sono episodi che, presi a se stante, già ci fanno amare Moretti alla follia, specialmente quando lui, professionista integerrimo ma anche personaggio indubbiamente sui generis, si abbandona coerente al dubbio, destinato in qualche modo a essere risolto. Spesso si avvale di un metacinema d’annata, denso di richiami alla nostalgia e a volte all’orrido, come nel caso della visione diegetica di Henry pioggia di sangue, film ritenuto brutto, violento e inutile.

Sembrerebbe un collage un po’ disordinato, ma provvede la bella colonna sonora di Nicola Piovani (in cui si inseriscono vivaci canzoni quali Batonga di Angélique Kidjo e Didi di Khaled) a incollare i momenti singoli in un album di esperienze molto umane.

Il capitolo 2, intitolato “Isole”, è un viaggio nelle stranezze dell’animale uomo che si divincola nello stupendo arcipelago delle Eolie: si salta da Lipari a Salina, da Stromboli a Panarea fino ad Alicudi, un percorso che svela le debolezze dell’unità sociale in bilico fra Leopardi e Peter Pan, in balia dell’incapacità di educare i figli, ondeggiando fra le utopie di un sindaco progressista e l’afflizione dell’ostilità nei confronti del cambiamento e dell’innovazione.

Se vince un sostanziale pessimismo, ebbene vince anche il potere affabulatorio dei media, in particolare della televisione che cattura e imprigiona irrimediabilmente il falso eremita Gerardo, troppo debole per resistere alle lusinghe del tubo catodico.

Tutto ciò – pare strano da credere – è un lungo preambolo, un orpello quasi infinito al servizio del capitolo conclusivo, “Medici”, che si fa contenitore del clou sorprendente del film, le parole più pesanti che Nanni scrive sul suo diario, testimone della malattia, delle diagnosi sbagliate, di un prurito che cessa soltanto alla ribellione del protagonista al sistema sanitario, un sistema in cui Moretti vuole ancora credere incitando gli altri a farlo, eppure permettendosi di contestarlo in quanto nella contestazione si rifugia qualche barlume di autonoma libertà di pensiero.

I medici sanno parlare ma non sanno ascoltare“: una massima che merita più di un’osservazione e che il regista ripone nel proprio archivio brindando sarcasticamente con un  bicchiere d’acqua nell’ultima scena.

Curiosità

carlo mazzacurati e nanni moretti in caro diario

In un cameo compare anche il regista Carlo Mazzacurati nei panni di un critico cinematografico.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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