- Horror, Recensioni

Come play

come play locandinaTitolo originale: Come play

Regia e sceneggiatura: Jacob Chase

Cast: Azhy Robertson, Gillian Jacobs, John Gallagher Jr.

Musiche: Roque Baños

Produzione: USA 2020

Genere: Horror

Durata: 96 minuti

amblin partners logo reliance entertainment logo   Trailer

 

zach, byron, mateo e oliver in come play  john gallagher jr. è marty in come play  sarah e oliver in come play

 

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastella

 

Trama

Affetto da autismo e mutismo, Oliver (Azhy Robertson) vive una situazione familiare molto delicata con la madre Sarah (Gillian Jacobs) e il padre Marty (John Gallagher), il cui rapporto si è deteriorato nel tempo. Il ragazzino comunica soltanto attraverso il proprio cellulare, emarginato a scuola e preso in giro da alcuni compagni di classe.

Solo e chiuso in se stesso, entra in contatto con una misteriosa entità chiamata Larry e in grado di interagire tramite gli apparecchi elettrici. La lettura di una fiaba permette alla creatura di varcare la soglia della sua immateriale dimensione per irrompere nell’esistenza di Oliver, l’amico che Larry intende portare con sé nel suo mondo… per sempre.

Recensione

La Amblin Partners acquista i diritti del cortometraggio Larry affidandone la completa estensione cinematografica al suo stesso regista, Jacob Chase. È così che i 5 brevi minuti di brivido sulla schiena si trasformano in 96 minuti di riflessione horror finalizzata a toccare argomenti molto delicati, attuali e di imprinting sociale estremamente rilevante.

Come successo per Lights Out, anche Larry ha penetrato il tessuto di celluloide in virtù dell’interesse suscitato dalla sua originaria versione corta. Come Play si dichiara quasi subito un tremendo spaccato di vita moderna in chiave aumentata. L’incubo, dapprima confinato entro la cornice digitale di un cellulare, di un tablet e di uno schermo, fuoriesce dal dispositivo intaccando l’esistenza fisica, la routine, la socialità del giovanissimo Oliver.

Chase lancia il messaggio: non è la generazione millennial a governare la tecnologia ma esattamente il contrario, una situazione che finisce col generare mostri interiori, il cancro della solitudine, la cyber-emarginazione. La dipendenza da apparecchio elettronico esclude e involve. Oliver e ciò che gli accade rappresentano la metafora di una condizione realmente molto simile all’autismo, una sorta di inconsapevole auto-esclusione dalla partecipazione al dialogo fra esseri umani.

La deriva delle interazioni sociali è un tema già trattato da altri successi, per esempio Babadook o La Madre, ma una rapida associazione in chiave soprannaturale al famosissimo Poltergeist di Tobe Hooper ci consente di chiarire diversi punti, sebbene siano in parte dissimili piano narrativo e sottogenere.

Come Play rientra in un’ottica pienamente young adult rivolgendosi tanto ai figli quanto ai genitori, riunendo nel medesimo discorso la famiglia e le complessità ad essa afferenti. Un film dal buon ritmo che sa giocare con la luce e l’oscurità ben cristallizzando il senso di isolamento di un incompreso, il suo bisogno di aggregazione lungo una catena di linguaggi differenti. Lodevole l’interpretazione del piccolo Azhy Robertson.

Curiosità

oliver in come play

Il lungometraggio ha incassato a livello mondiale 13,2 milioni di dollari.

Immagini: © 01Distribution

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
Leggi tutti gli articoli di Samuele Pasquino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *