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Grand Budapest Hotel

Scritto da Eleonora Sasso   
Martedì 10 Febbraio 2015 10:59

grand budapest hotelTitolo originale: The Grand Budapest Hotel

Regia: Wes Anderson

Cast: Ralph Fiennes, F. Murray Abraham, Mathieu Amalric

Musiche: Alexandre Desplat

Produzione: USA 2014grand budapest hotel1

Genere: Commedia

Durata: 100 minuti

   Trailer

 

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Gran Premio della Giuria a Wes Anderson

Miglior scenografia Adam Stockhausen, colonna sonora Alexandre Desplat,

costumi Milena Canonero, trucco e acconciatura Frances Hannon e Mark Coulier

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica:

Giudizio:

 

Trama

1932.  Monsieur Gustave (Ralph Fiennes) è il pittoresco ed efficiente concierge del Grand Budapest Hotel, albergo di lusso situato in un'inventata ex repubblica chiamata Zubrowka. Ama intrattenersi con anziane e ricche signore, tra le quali spicca l'eccessiva Madame D. (Tilda Swinton). Quest'ultima muore lasciando in eredità a Gustave un quadro di valore. Il figlio della donna, Dmitri (Adrien Brody), non ci sta e accusa il concierge dell'omicidio della madre facendolo così rinchiudere in prigione. Sarà Zero Moustafa (Tony Revolori), giovane facchino dell'hotel assunto da Gustave, ad aiutarlo a scappare per tentare di scagionarsi e recuperare il quadro.

Recensione

Wes Anderson confeziona un'originale e raffinata pellicola che ci riporta in un attimo nei rocamboleschi anni Trenta, raccontati da un anziano Zero Moustafa attraverso fiabeschi e stravaganti capitoli. Lo spettatore percorre costantemente il labile confine tra realtà e fantasia, assistendo alle surreali avventure di un sopraffino Ralph Fiennes e del “suo” umile fattorino durante il nazismo. Un rapporto tra i due che diventa sempre più complice e fraterno grazie anche all'aiuto della dolce pasticcera Agatha, fidanzata di Moustafa. A rincorrere i protagonisti nella lotta all'eredità, il figlio spietato della defunta e il suo braccio destro, crudeli al punto da confondersi con la freddezza spietata dell’esercito simil-nazista (le fasce con la scritta ZZ sulle divise sono un’evidente presa in giro alle SS), ma difficilmente riescono a risultare antipatici nei loro bizzarri modi di fare. Un'inquadratura smisuratamente profonda rende lo spettatore unico osservatore di una plateale performance che al lusso del Grand Budapest Hotel del 1932 contrappone la decadenza dell’albergo dove nel 1968 avverrà l'incontro tra l'anziano Zero - interpretato dall'attore F. Murray Abraham - e il futuro autore del romanzo “Grand Budapest Hotel”, un azzeccato Jude Law. Un ricco cast al servizio della colorata fantasia di Anderson, stilisticamente raffinata e formalmente stravagante, che disegna personaggi e azioni in maniera paradossale ed esagerata. Una repubblica inventata dove si trova una prigione dalla quale è possibile fuggire con leggerezza insieme a simpatici compagni di cella, dove un dolce di Mendl’s viene utilizzato come strumento per addolcire anche i più duri e dove vecchie signore lasciano cospicue eredità a chi ha concesso loro affettuose, seppur superficiali, attenzioni. Il Grand Budapest Hotel diventa un teatro nel quale non esistono buoni e cattivi, non esiste il bene e il male, tutti agiscono spinti dalle loro debolezze, interessi e sentimenti più puri, un po’ come la vita ma più divertente.

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Il film ha ottenuto ben 9 nomination agli Academy Awards, non riuscendo tuttavia ad aggiudicarsi nessuna statuetta

 
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