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Creed II

creed II locandinaTitolo originale: Creed II

Regia: Steven Caple Jr.

Cast: Michael B. Jordan, Sylvester Stallone, Dolph Lundgren

Musiche: Ludwig Goransson

Produzione: USA 2018

Genere: Sport Movie

Durata: 130 minuti

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viktor e adonis   ivan drago e il figlio viktor  rocky balboa e adonis creed

 

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Adonis Creed (Michael B. Jordan) conquista finalmente il titolo mondiale dei pesi massimi, sposa Bianca (Tessa Thompson) e si prepara a metter su famiglia. Dall’Ucraina, però, si fa avanti un nuovo sfidante che risponde al nome di Viktor Drago (Florian Munteanu), figlio di quel famigerato Ivan (Dolph Lundgren) che 33 anni prima stroncò la vita di Apollo Creed.

Per il neocampione non si tratta più soltanto di difendere il titolo, ma di vincere a tutti i costi un incontro che ha l’amaro sapore della vendetta. I peggiori incubi di Rocky (Sylvester Stallone) si materializzano e si fa prepotentemente largo un acceso confronto a distanza con l’uomo che ha massacrato il suo migliore amico e che cerca ora un riscatto dopo aver perso tutto in seguito alla sconfitta subita nella madrepatria a opera di Balboa.

Recensione

In Creed II viene riassunta quella ch’è la mitologia del combattente alla base della saga sullo Stallone Italiano, un franchise che resiste da quasi 43 anni ma giunto ora a un vero epilogo, un capitolo conclusivo degno e dignitoso, appassionato, drammatico ma al contempo edificante per la qualità profonda dei contenuti espressi.

Nell’ultimo lavoro di Steven Caple Jr., subentrato a Ryan Coogler in cabina di regia, c’è tutto ciò che ci si aspetterebbe da un congedo a tempo indeterminato, la malinconia del confronto con un tragico passato, la speranza di un futuro radioso e nel mezzo una resa dei conti giocata sul ring della vita, perché la parabola di Rocky Balboa non è mai stata in verità una questione di boxe e vittorie bensì una serie di vicissitudini, capitolazioni e risurrezioni inanellate nell’arco di un’esistenza radicalmente umana, in flebile equilibrio fra sussulti di forza e scampoli di debolezza.

I due sequel finali offrono una fusione fra mondi affatto dissimili, due generazioni di campioni conviventi sotto un’insegna evocativa, un cognome glorioso, quel Creed che fa palpitare i ricordi di qualunque fan del macrocosmo pugilistico ordito da Sylvester Stallone, e di rimando materializzare il volto e le movenze inimitabili dell’Apollo messo magistralmente in scena da Carl Weathers.

Se, però, il primo capitolo del dittico black sottolineava insistentemente il rapporto fra un figlio desideroso di emergere e l’ombra ingombrante di un padre scomparso prematuramente ma ancora sulla bocca di tutti, questo secondo tassello filmico ha il potere di aprire una poderosa breccia temporale facendo irrompere gli eventi accaduti nel lontano 1985 in un Millennio di siderali cambiamenti, invaso dalla tecnologia e in grado di far apparire Rocky e Ivan Drago come due afflitti totem di un’era tramontata senza troppe avvisaglie.

Creed II è un feroce terreno di scontro dove a impattare sotto le luci di un impietoso e apatico palcoscenico sono le aspettative nutrite dai padri nei confronti dei propri figli: l’ex campione sovietico, stanco, avvilito ma pieno di astio, si prende la sua rivincita scatenando un erede che incarna l’ambizione ma anche il logorante spettro della sconfitta, la frustrazione di un eroe nazionale mancato e la perdita degli affetti (c’è spazio per un cameo simbolico di Brigitte Nielsen, che torna rapidamente a indossare i panni della fiera Ludmilla Drago).

Il giovane e possente Viktor diviene così vittima inconsapevole di una disputa fra vecchi pugili, mentre per Adonis il tema della vendetta è qualcosa di pericoloso, che rischia di consumarlo anteponendosi alla gioia di una figlia e all’amore di una moglie. “Zio” Rocky, mentore tormentato del protagonista, finisce ancor più relegato ai margini della storia, ma resta ogni modo un personaggio cardine, decisivo, sormontante ma non invasivo.

In tali termini, Stallone raffina la sceneggiatura e il suo lavoro di scrittura mira adesso a confezionare un’emozionante serie di immagini e inquadrature che rendono il meritato omaggio all’iconica figura di Apollo (splendida la scena in cui Adonis culla la figlia in palestra davanti alla vetrofania in cui appare il padre con le braccia alzate in segno di vittoria).

Non si contano i parallelismi fra Rocky IV e Creed II, una storia che si ripete, le medesime ferite che lacerano, momenti impressionati in una linea temporale i cui flashback vengono affidati a una fotografia o al video riprodotto su un tablet. Caple Jr. si dimostra un serio professionista caricando il girato di suggestioni e di affabile realismo, di tensione e di poesia esaltando il sacrificio, la sofferenza, la brutalità ispirata dal Southpaw di Fuqua e la volontà di rimettersi in gioco e di superare le difficoltà.

La fine di un quarantennio scolpito nei guantoni di Rocky sancisce la consacrazione di un’idea potente e la definitiva deposizione di un mito.

Curiosità

rocky e adonis

La pellicola ha stabilito vari record, tra cui il miglior debutto nelle sale cinematografiche per un film della saga di Rocky.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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