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Dogman

dogman locandinaTitolo originale: Dogman

Regia: Matteo Garrone

Cast: Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Alida Baldari Calabria

Musiche: Michele Braga

Produzione: Italia 2018

Genere: Drammatico

Durata: 120 minuti

Trailer

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palma d'oro cannes   Prix d’interprétation masculine Marcello Fonte

 

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

In una periferia sospesa tra metropoli e natura selvaggia, dove l’unica legge sembra essere quella del più forte, Marcello (Marcello Fonte) è un uomo piccolo e mite che divide le sue giornate tra il lavoro nel suo modesto salone di toelettatura per cani, l’amore per la figlia Alida e un ambiguo rapporto di sudditanza con Simoncino (Edoardo Pesce), un ex pugile che terrorizza l’intero quartiere. Dopo l’ennesima sopraffazione, deciso a riaffermare la propria dignità, Marcello immaginerà una vendetta dall’esito inaspettato.

Recensione

E’ un “ribaltamento di prospettiva” quello che Matteo Garrone desidera realizzare con Dogman: “Alcuni cani chiusi in gabbia assistono come testimoni all’esplodere della violenza umana“. Proprio la violenza è infatti la protagonista del film, la brutalitá che pervade quasi ogni momento della vita di Marcello, esclusi quelli trascorsi con i cani e con la figlia Alida.

La violenza si respira nel degrado della selvaggia periferia romana, ancor più che nelle azioni di Simone, il boss del quartiere. Anche quando è assente, la brutalità si percepisce nelle parole e nei discorsi degli amici del quartiere. Il risultato è una visione emozionante ma estremamente sfiancante. Nelle ultime inquadrature si tira un sospiro di sollievo, riconoscendosi fuori dal magnetico universo creato dalla cinepresa di Garrone.

Quasi si potrebbe definire Dogman come una sorta di Arancia Meccanica in piccolo, dove agli eleganti drughi di Kubrick è sostituita un’umanità rozza, infima, un pó stracciona. La macchina da presa indaga i volti di Marcello e dei suoi amici descrivendoli quasi come quegli stessi cani del titolo; al contrario, i primi piani degli animali mostrano espressioni quasi umane, mentre assistono dalle loro gabbie alla consumazione della violenza.

Un grande merito interpretativo deve essere attribuito a Marcello Fonte, che ha reso un ritratto indimenticabile del protagonista. “La sua dolcezza, il suo volto antico che sembra arrivare da un’Italia che sta scomparendo” è stato un’ispirazione decisiva per Garrone. Osservando il lento degradare delle sue espressioni sognanti in maschere di crudeltà fornisce, senza bisogno di altri espedienti, la cifra del film.

Magnifiche, anche se forse un po’ troppo prolungate, le inquadrature finali, che vedono il protagonista nell’atto confuso di assaporare il proprio riscatto. La sua figura,  insieme al cadavere di Simone, contrapposta al cielo livido e indifferente, è un’immagine perfetta del mondo che non cambia, nonostante tutte le vendette e le rivalse.

Curiosità

matteo garrone

 

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Immagini: Copyright © 01Distribution

Giorgia Colucci

Giorgia Colucci

1998, inguaribile sognatrice e amante dell’arte in ogni sua forma. Frequento il liceo classico di Varese e nel tempo libero tento di ritrovare nel mondo quella bellezza descritta sui libri. Il cinema è per me complementare alla lettura, è l’espressione raffinata del nostro mondo intrinseco, il mezzo per fuggire dalla realtà e perdersi semplicemente. Apprezzo ogni genere di film, ma sono innamorata profondamente delle atmosfere talvolta favoleggianti, talvolta cupe di quegli strani anni in cui a popolare il grande schermo erano i miti. Mi emoziono spesso, perciò scrivere, per comprendere e amare, diventa una necessità.
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