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Don’t worry

don't worry locandinaTitolo originale: Don’t worry, he won’t get far on foot

Regia: Gus Van Sant

Cast: Joaquin Phoenix, Jonah Hill, Rooney Mara, Jack Black

Musiche: Danny Elfman

Produzione: USA 2018

Genere: Biografico

Durata: 113 minuti

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joaquin phoenix don't worry  rooney mara don't worry  don't worry

 

Regia: stellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastella

Musica: stellastella

Giudizio: stellastella

 

Trama

Vittima di un incidente stradale causato dall’alcol, il 21enne John Callahan (Joaquin Phoenix) resta tetraplegico. Attraverso un percorso doloroso, composto di dodici passi – condotti da Donnie (Jonah Hill) – John tenta di ricostruire la sua vita attraverso la riscoperta di un suo talento, nuovi legami, incontri che cambieranno la sua vita, come quello con la musa Annu (Rooney Mara). Callahan comprende così come canalizzare la sua giocosa personalità in vignette sagaci, sacrileghe, politicamente scorrette, che gli fanno ottenere un vasto seguito a livello internazionale.

Recensione

Basato sulla autobiografia del vignettista satirico John Callahan, noto negli Stati Uniti per la franchezza con cui ha trattato temi impegnativi come la disabilità, la dipendenza, l’assurdoGus Van Sant (La foresta dei sogni, Will Hunting – Genio ribelle, Milk) riprende un vecchio soggetto che vent’anni prima gli aveva illustrato l’attore Robin Williams.

Il film ha inizio nel 1972 quando John, uno strepitoso Joaquin Phoenix (Maria Maddalena, Vizio di forma, Irrational Man), è solo un altro giovane alcolizzato e completamente allo sbando fino a quando la sua vita non viene stravolta per sempre. Improvvisamente in ospedale, vittima di un tragico incidente, scopre di essere tetraplegico. Deve stare su un inquietante letto rotante, sapendo che nulla sarà più come prima.

Ma poi inizia a capire che la vita non è finita. Conosce Donnie – interpretato da un quasi irriconoscibile Jonah Hill (The Wolf of Wall Street) – un ricco sponsor degli Alcolisti Anonimi e grazie anche al suo aiuto intraprende un percorso di consapevolezza e rinascita cominciando anche una relazione amorosa  con Annu, la brava e camaleontica Rooney Mara (Carol, Uomini che odiano le donne).

La storia di Don’t Worry ruota attorno al programma in 12 fasi che le persone affette da dipendenze seguono e nel quale raccontano la loro storia: com’è stato, che cosa è successo e come va ora. “Anche i set, in un certo senso, rispecchiano questa divisione”- dichiara Gus Van Sant  nelle sue note di regia.

Allo stesso modo l’arredamento dell’appartamento di Callahan riflette i cambiamenti nella vita del protagonista. All’inizio c’è una grande confusione, sporcizia, apatia. Poi Callahan ha una sorta di epifania: decide di smettere di bere, incontra Donnie, inizia ad andare alle sue riunioni e prende consapevolezza di se stesso. Man mano che si sente sempre più a suo agio, la casa inizia a rispecchiare il cambiamento, diventando un po’ più confortevole e ordinata.

Anche i costumi del film rispecchiano il percorso compiuto da Callahan, come spiega il costumista Danny Glicker: “Anche se si tratta di un film ambientato in diversi periodi, ho sempre cercato di vedere ogni fase come un’estensione dello stato emozionale di Callahan. Joaquin, ovviamente, è un attore incredibilmente appassionato e camaleontico ed è stato meraviglioso immergersi nell’esperienza emozionale del personaggio insieme a lui”.

Se la scelta di un attore sfaccettato e complesso come Joaquin Phoenix è senz’altro un pregio del film, lo sono meno gli attori Rooney Mara e Jack Black, impegnati in sottoruoli, ben poco caratterizzati e valorizzati. Anche la sceneggiatura non convince.

Il film pare non saper bene che direzione prendere, è un biopic o un viaggio nel mondo degli alcolisti anonimi, è un storia di redenzione e catarsi, è un’affrancarsi al passato, una storia di resilienza, di fede?

Così tra un passo e l’altro, con un’attenzione particolare al primo (sul riconoscimento di una forza superiore che governa le nostre azioni)  e al nono (sul fare ammenda e perdonare se stessi), tra le scorribande e gli incidenti di percorso del protagonista,  lo spettatore resta seduto nella sua sala buia senza un vero coinvolgimento o relazione empatica con il protagonista.

L’attenzione ai dettagli, al tessuto sociale e storico che ha sempre caratterizzato il cinema di Van Sant qui viene meno, come le relazioni tra i personaggi qui decisamente poco a fuoco. Molto belli invece gli inserti cartoon e i viaggi liberatori e buffi a 100 all’ora di Callahan sulla sua sedia a rotelle.

Curiosità

joaquin phoenix sedia a rotelle

Phoenix ha dovuto imparare a guidare la sedia a rotelle elettrica su cui Callahan era solito sfrecciare per tutto il suo quartiere

Gemma Buonanno

Gemma Buonanno

Gemma Buonanno, pugliese di origine, milanese ad interim, romana dal 2007. Ho una laurea in Sociologia con indirizzo in cinema, tesi di laurea su Dino Risi e la commedia all'italiana; specializzazione alla Cattolica di Milano in comunicazione sociale indirizzo spettacolo con una tesi dal titolo "Il film noir nel cinema post moderno". Mi piacciono molto "le vite degli altri" viste dietro e attraverso uno schermo. Per questo amo il cinema e la fotografia, il modo in cui l'arte figurativa riesce a raccontare la realtà, a rappresentarla, a interpretarla, ma anche a trasfigurarla. Mi piace il cinema d'autore, non amo molto il genere fantastico e mainstream (con le dovute eccezioni per alcune serie TV). Vado spesso al cinema, mi piace la sala buia ma non disdegno il salotto di casa mia, non ritengo che piattaforme come Netflix siano antitetiche al cinema, ma solo un'alternativa. Collaboro con Recencinema da ormai 6 anni, amo seguire le conferenze stampa, parlare di e con i protagonisti di un'opera, sentirmi parte, anche se per pochi minuti, di qualcosa di unico e incredibile: il Cinema, la settima arte.
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