In Esclusiva ! ! !

giovani creativi e produzioni recencinema

cinema ergo sum - l'editoriale di samuele pasquino logo ritratti d'autore

Questo sito utilizza immagini come utente non esclusivo e i diritti rimangono delle rispettive case di produzione e distribuzione cinematografiche.

Questo sito utilizza i cookies. Utilizzando il nostro sito web l'utente dichiara di accettare e acconsentire all’utilizzo dei cookies in conformità con i termini espressi nella Privacy e Cookie policy del sito. Grazie

La Tregua

Scritto da Samuele Pasquino   
Mercoledì 18 Gennaio 2012 10:34

treguaTitolo originale: La tregua

Regia: Francesco Rosi

Cast: John Turturro, Massimo Ghini, Claudio Bisio

Musiche: Luis Enriquez Bacalov

Produzione: Italia 1997tregua1

Genere: Drammatico

Durata: 127 minuti

 

 

tregua2

 

 

Regia:

Interpretazione: tregua3

Sceneggiatura:

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Nel gennaio 1945 i russi giungono in Polonia e liberano gli ebrei ancora rinchiusi nel lager di Auschwitz. Tra di loro c’è Primo Levi (John Turturro), un chimico italiano che intraprenderà un viaggio lungo otto mesi per tornare in Italia, nella sua amata Torino.

Recensione

Volutamente girato da Francesco Rosi con semplicità tecnica e insistenza nel primo e primissimo piano, accostato con sapienza al rarefatto campo lungo, “La tregua” corrisponde alla trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo scritto da uno dei più famosi sopravvissuti italiani ai campi di concentramento tedeschi, Primo Levi. Con riferimenti sostanziali e frammentati al memorabile “Se questo è un uomo”, libro manifesto della sofferenza arrecata dall’antisemitismo promulgato dalla logica nazionalsocialista, il film illustra gli otto mesi successivi alla liberazione degli ebrei grazie all’arrivo dell’armata rossa; si tratta di un viaggio lungo, tra fame, stenti, dubbi e rivelazioni contrastanti, intrapreso dal chimico italiano insieme a un gruppo di compatrioti in cerca della terra natia, desiderosi di riprendersi con forza un’identità che sembrava perduta per sempre, gettata nel fango in parallelo alla dignità umana. Rosi dirige con calma e ponderazione, seguendo i passi di un protagonista che ha le sembianze di uno smagrito John Turturro, adeguato nel ruolo e a proprio agio in mezzo a tanti veraci del nostro cinema quali Claudio Bisio, Massimo Ghini e Stefano Dionisi. L’apparentemente interminabile odissea di Levi, che tanto ricorda, sebbene in altri toni e contesti, l’errare mitologico del re di Itaca (il greco al quale si unisce il protagonista rimanda proprio all’antica epoca degli eroi ellenici), incontra numerose difficoltà ma, al contempo, offre svariati spunti per riflettere e operare una ricerca profonda nell’interiorità individuale, un’interpretazione dell’io legato alla storia, al destino, alla rimembranza. L’indelebile ferita del patimento si traduce nella pellicola in repentini flashback che poco rendono l’idea, ma bastano per sconvolgere lo spettatore e contestualizzare a sufficienza la vicenda. Il Levi di Rosi è un catalizzatore di silenti emozioni raccolte in uno sguardo ancora curioso, indagatore, sì segnato ma comunque indomito. Lo spasmodico desiderio del ritorno si accompagna alla volontà di comprendere i motivi della lontananza, dell’odio scriteriato, della solidarietà al di fuori delle barriere di filo spinato. Ogni ambiente toccato dal cammino del gruppo italiano riveste un significato quasi universale, collettivo, che ben si rapporta al disagio esistenziale aprendo un dialogo con l’intimo silenzio. “La tregua” va fruito in parallelo alla piena conoscenza della Shoah, cogliendo gli elementi che, più di altri, paiono in grado di risvegliare le coscienze intorpidite dall’agio moderno e condurle verso un percorso di rivalutazione e consapevolezza.

primolevi

Il romanzo di Primo Levi, dal quale il film è tratto, ha vinto il Premio Campiello

 
© 2018 Recencinema.it - Dove il cinema è cultura Designed by Serena Dolgetta
Giovedì, 19.07.2018
T O P