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Palindromes

Scritto da Federico Castelnovo   
Venerdì 06 Aprile 2012 10:15

palindromesTitolo originale: Palindromes

Regia: Todd Solondz

Cast: Jennifer Jason Leigh, Ellen Barkin, Stephen Adly Guirgis

Produzione: USA 2004palindromes1

Genere: Drammatico

Durata: 100 minuti

Trailer

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura: palindromes3

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Aviva (Jennifer Jason Leigh) è una tredicenne che sogna di avere un bambino. Ma quando la cosa effettivamente accade, a causa di un precoce rapporto con un goffo quindicenne, i genitori la costringono ad abortire. Aviva fuggirà di casa per cercare di raggiungere finalmente il suo scopo, ignorando che l'intervento l'ha resa sterile.

Recensione

Sin dall’inizio "Palindromes", dello statunitense Todd Solondz, si presenta come un film inusuale sia nel materiale narrativo sia soprattutto nel modo di affrontarlo. Il regista si fa ritrattista, come era stato anche nei suoi precedenti lavori, di una piccola borghesia americana assolutamente bigotta e in disfacimento. Per farlo, riprende ancora una volta il difficilissimo tema di preadolescenti vittime di abusi sessuali. A partire dalla prima sequenza, dopo il prologo del film, viene esplicitata una metà del problema: il desiderio di maternità prematura e del tutto inconsapevole della giovane protagonista. Successivamente ci viene mostrata l’altra faccia della questione, ossia il vile opportunismo dell’apatico ragazzino che la mette incinta e la grigia violenza dell’uomo che approfitta della ragazzina usandola come mero oggetto sessuale. E qui sta la prima simmetrica opposizione. L’opera è costruita a capitoli, introdotti ciascuno da un cartello in stile molto fanciullesco. In tal modo Solondz ci racconta il personaggio di Aviva, facendola interpretare da quattro attrici diverse per età e per etnia. È come se l’autore ci volesse dire che il problema delle ragazze madri o abusate non ha faccia, non ha colore, ma è semmai l’effetto di una caratteristica antropologica. Allo stesso tempo queste quattro protagoniste femminili rappresentano ognuna una fase della maternità: il desiderio ostinato, il concepimento, la gravidanza e l’aborto. Solo nel finale le varie attrici compariranno nello stesso capitolo, ma in istanti diversi, quasi a riassumere in un unico momento il carattere pluriforme della protagonista. Sintetizzando in una formula, le quattro interpreti costruiscono un unico personaggio, e il personaggio sparisce dietro al concetto. Questa è la scelta registica senza dubbio più originale e azzeccata dell’intero film, che lo rende del tutto innovativo anche sul piano formale. I personaggi sono complessivamente scomodi, ruvidi, nei quali per lo spettatore è impossibile identificarsi. Nessuno di loro alla fine viene assolto. Palindromes, inoltre, contrappone con lucidità e schiettezza due modelli di famiglia americana. Da un lato quella progressista e smaliziata, dall’altro quella bigotta disposta a tutto pur di preservare la supposta morale cristiana. Se la polemica del regista in un primo momento è contro la famiglia di origine della protagonista, troppo liberale, in un secondo momento egli metterà in luce le contraddizioni della famiglia conservatrice, in un certo modo ponendone in dubbio la rettitudine morale così come aveva fatto con i genitori di Aviva. E qui sta il secondo dualismo del film. Il messaggio che si può dunque cogliere tra le righe è che ogni problema ha due facce, ogni vantaggio nasconde anche uno svantaggio, in una perfetta simmetria riassunta elegantemente nel titolo della pellicola.

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Si dice "Palindromo" la parola o frase le cui lettere sono disposte in modo tale che la lettura da sinistra a destra o viceversa dia lo stesso risultato

 
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