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I cento passi

Scritto da Maria Enea   
Mercoledì 19 Settembre 2012 15:56

centopassiTitolo originale: I cento passi

Regia: Marco Tullio Giordana

Cast: Luigi Lo Cascio, Luigi Maria Burruano, Lucia Sardo

Produzione: Italia 2000centopassi1

Genere: Drammatico

Durata: 114 minuti

Trailer

 

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica: centopassi3

Giudizio:

 

Trama

Cinisi, anni Settanta. In un paesino della Sicilia a 30 Km da Palermo, cento passi separano la casa di Giuseppe Impastato (Luigi Lo Cascio), detto Peppino, da quella del boss mafioso di Cosa Nostra Gaetano Badalamenti (Tony Sperandeo). Il giovane decide di non piegarsi al destino che vede suo padre, Luigi Impastato (Luigi Maria Burruano), fortemente legato all’ambiente mafioso. Animato da un irrefrenabile senso civico e dal rifiuto della famiglia di appartenenza denuncia le malefatte di “don Tano”; i delitti, i traffici internazionali attraverso il controllo dell’aeroporto, gli appalti, i legami con le amministrazioni locali. Mentre cresce sempre di più il clima di omertà tra gli abitanti del paese, con la complicità di alcuni amici e del fratello Giovanni fonda una radio libera autofinanziata, Radio Aut. E’ da quei microfoni che scaglierà attraverso una satira spietata tutta la sua indignazione e il suo inesorabile senso di rivolta contro i potenti locali attivando un vero movimento politico-culturale di sensibilizzazione alla lotta antimafia. Sono gli anni di “Onda Pazza” (trasmissione radiofonica più seguita di Radio Aut), del “Circolo Musica e Cultura”, del cineforum. Il 9 maggio del 1978, mentre l’Italia è sotto choc per il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, Giuseppe Impastato muore nell’anonimato dilaniato da una violenta esplosione. La sua morte verrà archiviata come suicidio.

Recensione

Se fosse possibile stabilire un “tempo dell’anima” nel cinema di Marco Tullio Giordana, sarebbe senza ombra di dubbio un tempo al passato. Giordana, classe 1950, attinge forza narrativa dalle esperienze vissute che traduce sullo schermo in storie di collettività popolare e di identificazione nazionale (Pasolini, un delitto italiano, 1995; La meglio gioventù, 2003; Romanzo di una strage, 2012). "I cento passi" è dunque storia collettiva di un’Italia contadina e preindustriale ma anche storia di una famiglia. E’ quello familiare, infatti, il contesto prevalente dove il regista ci introduce già alle prime scene. Fine anni ’50, Domenico Modugno canta Nel blu dipinto di blu. Il filtro è caldo come il sole di Cinisi che entra dalla finestra, un Peppino Impastato ancora “picciriddu” (Lorenzo Randazzo) si lascia sistemare i capelli dalla madre nella camera da letto dei suoi, c’è anche suo fratello minore, Giovanni (Luigi Billeci). E’ tardi, annuncia papà Luigi, è appena entrato nella stanza e raccomanda bene a Peppino di non fargli fare brutta figura. La poesia Peppino l’ha imparata tutta a memoria secondo il volere del padre. Quello è un giorno importante perché si va tutti a casa di zio Cesare, Cesare Manzella (Pippo Montalbano), il boss mafioso a comando di tutti gli altri. Quello che a prima vista potrebbe sembrare l’introduzione a un film di mafia, con al centro la famiglia ben identificata come cellula compatta della criminalità organizzata, è in realtà una lunga regressione temporale che anticipa temi molto più universali di un Peppino Impastato adulto (magistralmente interpretato da Luigi Lo Cascio, migliore attore protagonista) che si sviluppano a partire dall’incontro determinante con il pittore comunista Stefano Venuti (Andrea Tidona), temi quali lo scontro generazionale, i conflitti familiari, la vergogna di appartenere a uno stesso sangue. "I cento passi" è un film sulla mafia ma anche e soprattutto un film sulla voglia di futuro e sulla vitalità di un gruppo di ragazzi che sulla scia del ’68, ballando il Rock and Roll, percorrono la strada della disillusione, del coraggio di voler cambiare le cose in nome di un’esigenza vitale di riscatto e di libertà. Vitalità che Giordana sa inscenare con riprese scattanti, nervose e a tratti aggressive come spesso è la disobbedienza. La sceneggiatura vincitrice della 57ima mostra di Venezia (2000) è originale ed energica, ricca di spunti poetici. Le musiche sempre funzionali alla narrazione e mai di margine fanno di questo film un’opera altamente rappresentativa del contesto storico dei fatti narrati. Una pellicola dagli intenti alti e di grande impegno civile. Un trattato universale sul dolore, sulla paura e sulla solitudine ma anche sull’amore, sulla speranza, sulla memoria.

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Al film ha collaborato come aiuto regista Pierfrancesco Diliberto, in seguito divenuto famoso come Pif nella popolare trasmissione televisiva "Le Iene" e nel suo programma "Il Testimone".

 
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