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Dune

dune locandinaTitolo originale: Dune

Regia e sceneggiatura: David Lynch

Cast: Kyle McLachlan, Francesca Annis, Jürgen Prochnow, José Ferrer

Musiche: TOTO

Produzione: USA 1984

Genere: Fantascienza

Durata: 137 minuti

Trailer

 

paul, duca leto e jessica atreides  vermi arrakis  paul vs feyd rautha

 

Regia: stellastellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastellastella

Musica: stellastellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastellastella

 

Trama

Anno 10191. Nell’universo conosciuto, gli Atreides e gli Harkonnen rivaleggiano per mettere le mani su Arrakis, altrimenti noto come Dune, e impadronirsi così del melange, una potente spezia in grado di permettere a chi ne beneficia di annullare lo spazio.

Preoccupato per la crescente popolarità del duca Leto Atreides (Jürgen Prochnow) e incalzato dalla Gilda Spaziale, l’imperatore Padishah Shaddam IV (José Ferrer) ordina al duca di lasciare Caladan e insediarsi sul pianeta deserto per gestire il commercio della spezia: una trappola atta a favorire il barone Vladimir Harkonnen (Kenneth McMillan), pronto a sferrare un attacco in forze e annientare definitivamente la casata nemica.

Sebbene consapevoli dell’inganno, gli Atreides capitolano dopo il tradimento di uno di loro. Il figlio del duca, Paul (Kyle McLachlan), troverà vendetta guadagnando la fiducia dei Fremen e guidandoli alla riconquista del pianeta grazie all’aiuto dei moduli estranianti e dei giganteschi vermi delle sabbie.

Recensione

Dune rappresenta una delle pellicole più controverse della storia del cinema, ma al contempo uno straordinario affresco fantascientifico permeato dalla maestria tecnica di David Lynch. L’unica brillante e coinvolgente incursione nel genere sci-fi del mitico cineasta è un particolarissimo adattamento del romanzo Dune di Frank Herbert.

L’idea dello scrittore di raccontare la feudalità medievale trapiantandola in un futuro tecnologico estremamente lontano ha generato nel regista di The Elephant Man l’innesco per un’avventura epica oltre ogni immaginazione benché gravata dalle numerose ingerenze dei produttori Dino e Raffaella De Laurentiis.

Ignorando l’originale director’s cut e provocando il totale dissenso di Lynch (che disconobbe l’opera), i De Laurentiis stabiliscono un montaggio tra i più discussi e contestati dalla critica, eppure rivelatosi un concentrato di scelte vincenti e risolutive, una sintesi perfetta non tanto nella sua generale escatologia quanto nella narrazione tracciata dal monumentale racconto di Herbert.

Profezia e leggenda legano una realtà in cui lo spazio e il tempo acquisiscono un valore effimero in relazione all’operato delle fazioni coinvolte e alle conseguenze scatenate da eventi di portata eccezionale. Come per i castelli antichi e i loro signori, pianeti e casate rivestono un ruolo cruciale nei meccanismi.

Caladan e gli Atreides da una parte, Gedi Primo e gli Harkonnen dall’altra: il fiero duca Leto contro il barone tiranno, e a tirare i fili l’imperatore supremo Padishah Shaddam IV.

Le battaglie e le rivalità scatenano una guerra galattica per accaparrarsi il controllo della spezia, tesoro di un pianeta arido e pericoloso sorvegliato da enormi vermi creati da Carlo Rambaldi quasi a immagine e somiglianza del sarlacc comparso in Il ritorno dello Jedi (girato un anno prima da Richard Marquand su supervisione di George Lucas, che aveva cercato di convincere invano proprio Lynch ad assumerne la regia).

La resa visiva appare mastodontica, arricchita dalle trovate geniali di Herbert, gli scudi, i moduli estranianti, gli ambienti che riprendono stili classicheggianti e poi l’immenso campionario di personaggi ispirati a una mitologia antica. Tutto favorisce un impatto deciso sull’immaginario dello spettatore in un’atmosfera che fonde spunti filosofici, il pionierismo coloniale e una religione incardinata sui concetti di sorellanza veridica (l’ordine delle Bene Gesserit) e messianismo (il Mahdi o Kwisatz Haderach, cioè l’evoluzione di Paul).

Forte il gioco di contrasti instaurato fra le casate, ognuna con dei tratti distintivi riconoscibili, le trame di potere, le depravazioni del barone, la nobiltà del duca, bellezza e regalità di Jessica, l’indomita sete di libertà dei Fremen. Un simbolismo sempre più accentuato – correlato ai quattro elementi e, in primis, all’acqua – esercita la sua veemente energia su una colonna sonora semplicemente stratosferica che spazia dai pezzi originali dei TOTO a brani di Beethoven, Mahler, Sostakovic e Cherubini, alternati in una fusione di sinfonie classiche e arie rock senza tempo.

Il libro di Herbert è stato spesso ritenuto uno dei “libri impossibili” da trasporre sul grande schermo, ma in tanti hanno dovuto ricredersi dopo quest’impresa cinematografica materializzatasi anche grazie a un cast faraonico in cui figurano, oltre ai già citati attori, Francesca Annis, Brad Dourif, Freddie Jones (alla seconda collaborazione con Lynch), Silvana Mangano (irriconoscibile nei panni della Reverenda Madre Ramallo), Max von Sydow, Patrick Stewart, Sean Young e Sting.

Curiosità

kyle mclachlan in dune

Il film, costato oltre 40 milioni di dollari, ha richiesto tre anni di studio dei look, un anno di lavorazione con quattro troupe diverse in 75 set, il coinvolgimento di più di 600 persone, 6 mesi di riprese attive e altri 6 di post-produzione.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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