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Gravity

gravity locandinaTitolo originale: Gravity

Regia: Alfonso Cuaron

Sceneggiatura: Alfonso Cuaron, Jonas Cuaron

Cast: Sandra Bullock, George Clooney

Musiche: Steven Price

Produzione: USA 2013

Genere: Fantascienza

Durata: 92 minuti

warner bros logo   Trailer

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Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastella

 

Trama

Durante una missione in orbita, un gruppo di astronauti americani viene investito da uno sciame di detriti che distruggono la base spaziale. Gli unici sopravvissuti, la dottoressa Ryan Stone (Sandra Bullock) e il veterano Matt Kowalski (George Clooney), si ritrovano a fluttuare nel cosmo con scarso ossigeno e ancor meno probabilità di cavarsela, soli e senza aiuto.

Recensione

Già di per sè risulta significativo che un regista come Alfonso Cuaron, votato da sempre all’ambiguità di celluloide, al sofismo introspettivo disastroso e disastrato nonchè al sussulto estemporaneo tipico del fortunato dilettante, decida di dedicarsi a un genere proverbialmente esigente e ricco di sottocodici difficili da soddisfare, lo sci-fi drama.

Egli cerca la reale svolta filmografica con una pellicola, Gravity, minimale in termini di cast e script ma mastodontico dal punto di vista degli effetti speciali quanto del coinvolgimento empatico. Con due soli attori – l’intensa Sandra Bullock e il solito piacione George Clooney – si fa lo spettacolo interamente ambientato in uno spazio che contempla la tenebra giacente, il silenzio assoluto e una Terra mai così bella nella sua interezza esteriore da perla cosmica.

I toni sono quelli dell’epica evinta dal mito cinematografico 2001: Odissea nello spazio, le significanti indubbiamente no, anzi quasi assenti, travolte da una semplicistica vacuità entrata nell’ottica della sovra-commerciale industria hollywoodiana.

Ma che film è realmente Gravity? Niente di più dell’ennesima lotta per la sopravvivenza ingaggiata dall’essere umano in balìa della fatalità e mostrata in tutta la sua più efficace drammaticità volta a richiamare il pubblico entro le spire di un racconto che abbraccia, traina e sconvolge.

Robert Zemeckis narrò di una terribile avventura vissuta da un naufrago in Cast Away e della sua ribellione alla prigionia forzata su un’isola; per Cuaron l’isolamento è l’orbita senza clamore, né urla, né assassini o dolori, un limbo a poche centinaia di km da un pianeta dove, tuttavia, si rimane ostinatamente aggrappati alla vita e con la mente ancorata alla propria passata esistenza di individuo afflitto ma presente.

Salta allora al ricordo di qualunque appassionato cinefilo quell’Apollo 13 firmato Ron Howard in grado di riportare sul grande schermo un mancato allunaggio e una tragedia sfiorata. L’opera di cui ci si trova ora a parlare ribalta i concetti interno-esterno, privilegiando di gran lunga il secondo, denudando dunque i protagonisti, spogliandoli della tecnologia coadiuvante e inducendoli a ricercare la soluzione altrove, fino a riscoprirsi completamente.

Gravity imprime memoria di sè attraverso una visione indubbiamente unica dello spazio, costruita grazie a inquadrature totalitarie, prive di limiti e demarcazioni che possono essere date da definizioni naturali consuete; in tal senso la macchina da presa passa con disinvoltura dalla panoramica alla soggettiva, dal primissimo piano al dettaglio, proprio perché esente da qualunque vincolo sistemico e in grado, invece, di offrire diverse e sfaccettate percezioni.

L’obiettivo immedesimazione è raggiunto con disarmante agilità, grazia e caratteristica di un contenitore veramente sontuoso. Il problema tangibile riguarda, come detto, una sceneggiatura che non possiede rilevanti zone d’interesse, a eccezione di singole scene esteticamente caparbie da immediato appeal.

L’unico messaggio che rimane, l’importanza della gravità – fattore fisico spesso trascurato e dato per scontato – ha dell’elementare lascivo, sublimato da una roboante colonna sonora capace di ingannare anche chi da questa tipologia di pellicole vorrebbe un briciolo di pregnanza filosofica oltre alla tecnica bellezza eclatante.

Curiosità

James Cameron ha definito Gravity il miglior space movie mai realizzato.cuaron dà indicazioni a Sandra Bullock e George Clooney

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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