- Drammatico, Recensioni

Ida

ida locandinaTitolo originale: Ida

Regia: Pawel Pawlikowski

Sceneggiatura: Pawel Pawlikowski, Rebecca Lenkiewicz

Cast: Agata Trzebuchowska, Agata Kulesza, Dawid Ogrodnik

Musiche: Kristian Eidnes Andersen

Produzione: Polonia 2013

Genere: Drammatico

Durata: 80 minuti

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ida protagonista  ida e amica  ida con un uomo

 

premio oscar   Miglior film straniero

 

Regia: stellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastella

 

Trama

Polonia, 1962. Anna (Agata Trzebuchowska) è una giovane donna cresciuta in un convento e in procinto di prendere i voti. Quando però la suora superiore le suggerisce di incontrare la sua unica parente ancora in vita, in un primo momento la giovane rifiuta ma poi decide di partire alla volta di Varsavia per conoscere Wanda (Agata Kulesza), la sorella di sua madre. L’incontro tra le due donne è un’occasione di confronto, scoperta di segreti del passato e rivelazioni sconvolgenti.

Anna scopre così di chiamarsi Ida, di essere ebrea e di essere anche una “donna”. Wanda, laica e spietata giustiziera antinazista e militante del partito, è una donna che la fede l’ha persa il giorno stesso in cui le hanno ammazzato la sorella.

A differenza di Ida, che ha vissuto la sua vita in un monastero senza rapporti con il mondo esterno e con una profonda fede, Wanda è una donna che vive la propria vita anestetizzando il dolore e il senso di colpa attraverso l’alcol e il sesso occasionale. L’incontro con la nipote Ida cambierà la sua esistenza facendole vivere fino in fondo e senza palliativi quel  dolore.

Recensione

Con Ida il regista polacco Pawlikowski conferma la sua delicata ed elegante capacità di descrivere la psicologia femminile, così come aveva già fatto in precedenza con Last resort (2001) e My summer of love (2004).

Il tema del viaggio ritorna come forma di esplorazione del sé e delle contraddizioni della fede e della vita, le contraddizioni di un paese, la Polonia, vittima ancora oggi di sentimenti antichi come l’antisemitismo, ma che si differenzia – il regista ci tiene molto a sottolinearlo – dai classici film sulla Polonia e il nazismo perché scevro di ogni retorica e lezioni da impartire.

La pellicola è interamente girata in bianco e nero, con una composizione delle inquadrature molto particolare, a volte obliqua, che conferisce ulteriore credibilità alla storia dando l’impressione di sfogliare fotogrammi di vita raccolti in un vecchio album di fotografie.

L’uso della macchina da presa e la bicromia ricordano l’austerità della Nouvelle Vague e denotano un rapporto di amore e distanza verso il cinema classico, che si manifesta appunto nello stile e nella narrazione, quest’ultima modificata tanto che al primato dell’azione subentra il primato dell’osservazione.

Come nei film di Godard, il cui intento è far emergere la suggestività del linguaggio filmico, allo stesso modo Pawlikowski  non vuole mostrare azioni, ma ciò che sta tra di esse: silenzi, attese, tensioni fra persone. I suoi personaggi ricordano anche quelli descritti da Truffaut, le cui azioni a volte risultano incomprensibili, come il suicidio di Jeanne in Jules e Jim.

Le inquadrature in Ida sono a volte oblique, a volte tagliano metà dei volti dei personaggi per soffermarsi su altri particolari o lasciare il posto alle conversazioni, come se l’obliquità comunicasse una percezione alterata della realtà, magari da parte di uno dei personaggi o il suo sdoppiamento, come Anna, la novizia cattolica, e Ida, la giovane donna ebrea o anche, solo, la possibilità di guardarsi da una prospettiva diversa.

La Polonia narrata è un paese ancora martoriato, ferito, gretto e antisemita ma, come lo definisce il regista nelle sue note di regia, anche “cool”, ricco di suoni, di musica. Per questo la musica ricopre un ruolo molto importante nel film: si va dal jazz di John Coltrane o di altri jazzisti polacchi degli anni ’50 e ’60 come Komeda e Wroblewski allo swing.

La Polonia descritta nel film è quella forse meno significativa per il grande pubblico ma di grande valore affettivo, emotivo per il regista che ce la racconta attraverso gli echi della sua memoria e delle sue emozioni.

Ottima performance dell’attrice esordiente Agata Trzebuchowska, che interpreta Ida con un candore misto a sensualità non manifesta, e di Agata Kulesza, nel ruolo della zia austera, cinica ma al contempo fragile e con una sensualità più evidente.

Curiosità

ida sensuale

 

Agata Trzebuchowska nella realtà è una femminista militante, atea e molto fashion nel look, l’opposto del ruolo che interpreta.

Gemma Buonanno

Gemma Buonanno

Gemma Buonanno, pugliese di origine, milanese ad interim, romana dal 2007. Ho una laurea in Sociologia con indirizzo in cinema, tesi di laurea su Dino Risi e la commedia all'italiana; specializzazione alla Cattolica di Milano in comunicazione sociale indirizzo spettacolo con una tesi dal titolo "Il film noir nel cinema post moderno". Mi piacciono molto "le vite degli altri" viste dietro e attraverso uno schermo. Per questo amo il cinema e la fotografia, il modo in cui l'arte figurativa riesce a raccontare la realtà, a rappresentarla, a interpretarla, ma anche a trasfigurarla. Mi piace il cinema d'autore, non amo molto il genere fantastico e mainstream (con le dovute eccezioni per alcune serie TV). Vado spesso al cinema, mi piace la sala buia ma non disdegno il salotto di casa mia, non ritengo che piattaforme come Netflix siano antitetiche al cinema, ma solo un'alternativa. Collaboro con Recencinema da ormai 6 anni, amo seguire le conferenze stampa, parlare di e con i protagonisti di un'opera, sentirmi parte, anche se per pochi minuti, di qualcosa di unico e incredibile: il Cinema, la settima arte.
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