- Recensioni, Thriller

Il nome della rosa

il nome della rosa locandinaTitolo originale: The name of the rose

Regia: Jean-Jacques Annaud

Sceneggiatura: Andrew Birkin, Gérard Brach, Howard Franklin, Alain Godard

Cast: Sean Connery, Christian Slater, F.Murray Abraham

Musiche: James Horner

Produzione: Italia, Germania, Francia 1986

Genere: Thriller

Durata: 130 minuti

logo 20th century fox   Trailer

 

christian slater e sean connery ne il nome della rosa  f. murray abraham e michael lonsdale  il nome della rosa sala amanuensi

 

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Medioevo. In un’abbazia benedettina dell’Italia del nord giungono il dotto frate Guglielmo da Baskerville (Sean Connery) e il suo allievo Adso De Melk (Christian Slater), chiamati a indagare su alcune morti violente. Fra presunti eretici e accuse mosse dalla spietata Inquisizione, si presume che alla base degli omicidi si celi un misterioso libro.

Recensione

Il romanzo Il nome della rosa di Umberto Eco necessitava per argomenti e valenza storica di una trasposizione cinematografica che fosse all’altezza della sua espressività letteraria e delle sue profonde deduzioni.

Ebbene, il progetto ha avuto esito con una certa ambizione, una co-produzione notevolmente studiata e messa in atto unendo visioni e risorse di Italia, Germania e Francia, un’alleanza logistica forte e matura.

Il regista Jean-Jacques Annaud si prodiga a favore di una sceneggiatura difficile, molto intricata, ricca di intrecci e parafrasi talvolta ambigue, tenendo in conto il fatto che storicamente la vicenda è collocata e proprio per questo non suscettibile di alcun errore di leggerezza.

L’impegno, tuttavia, non si presenta gravoso solo per la regia, ma anche per la scenografia, obbligata a ricostruire uno sfondo credibile a livello temporale e pregno quanto basta di misticismo. L’abile Dante Ferretti ha fatto di più, allestendo il set nell’antica abbazia di Eberbach e arricchendone gli interni con uno stile perfettamente idoneo all’epoca medievale.

La trama si inserisce in un contesto da thriller appassionante, ma in esso vi sono motivi ben più alti e culturalmente pregnanti, tali da stimolare a livello letterario l’immaginazione di coloro che credevano di sapere tutto sulla vita archetipica del religioso di fine ‘300.

Il nome della rosa tende a raccontare in modo diretto e a volte molto brusco ciò che si cela oltre le dinamiche del clero imperante, proiettando le idee colte di Eco nella narrativa visiva del film, senza ignorare le sfaccettature del suo libro.

L’opera dello scrittore italiano è ricco di rimandi che chiamano in causa filosofi e grandi artisti: uno su tutti, Aristotele, consegna il suo capolavoro Poetica nelle mani di una storia oscura a tinte gialle e dichiaratamente enigmatica. Come una detective story ampiamente strutturata e avvincente, troviamo il frate Guglielmo e il suo allievo nelle vesti di assistente a investigare su crimini dalla misteriosa natura, tesa a infittire una vicenda enfaticamente dogmatica.

Sean Connery analizza con sguardi severi tutto ciò che lo circonda, rendendo bene l’idea dell’uomo di fede colto su cui prevale la ragione rispetto all’istinto, il controllo invece dell’impulsività, insomma un modello ideale da porre al centro di questa inquietante pellicola.

Gli argomenti risultano estremamente variegati e degni di assoluta attenzione poichè documentati nel corso della storia: ritroviamo diverse forme escatologiche del sapere, la divulgazione della cultura attraverso i monasteri, il sistema di copiatura tramite gli amanuensi, i libri proibiti banditi dalla Chiesa.

Vi è da dire che sopra ogni aspetto della vicenda prevale l’apoteosi del misfatto clericale, ovvero la Santa Inquisizione e la relativa lotta alle eresie. Il film pone a confronto vari ordini, tra i quali si distinguono Benedettini e Francescani, cardinali e delegazioni papali, in discordanza sul concetto di povertà e sul modo di intenderla.

Molte scene illustrano le crudeli modalità estorcenti confessioni, processi e mistificazioni riguardanti i presunti eretici. La denuncia del romanzo di Eco nei confronti di quei crimini consumatisi nel Medioevo si esprime anche attraverso una sottile ironia, una tendenza alla commedia velata che aderisce all’ottica aristotelica derivante dal testo della Poetica.

Il film è un connubio di originali citazioni, riferimenti e rivelazioni, che nella verità storica trova il suo punto di forza, un grande trattato che parla di religione e del modo in cui essa è stata dall’uomo spesso interpretata.

Curiosità

il nome della rosa abbaziaCome prima ambientazione del film era stata scelta la Sacra di San Michele in Piemonte, ispiratrice del romanzo di Eco, ma in seguito la produzione rinunciò all’idea per non dover sostenere costi reputati troppo elevati.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
Leggi tutti gli articoli di Samuele Pasquino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *