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La scelta di Anne – L’événement

la scelta di anne locandinaTitolo originale: L’événement

Regia: Audrey Diwan

Sceneggiatura: Audrey Diwan, Marcia Romano

Cast: Anamaria Vartolomei, Kacey Mottet Klein, Sandrine Bonnaire, Luàna Bajrami

Musiche: Evgeni Galperine, Sacha Galperine

Produzione: Francia 2021

Genere: Drammatico

Durata: 100 minuti

Trailer

 

sandrine bonnaire e vartolomei  anne in l'événement  la scelta di anne film

 

leone d'oro venezialeone d'oro venezia   Leone d’Oro e Premio FIPRESCI

 

Regia: stellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastella

Musica: stellastella

Giudizio: stellastellastella

 

Trama

Nella Francia antiabortista del 1963, la giovane Anne (Anamaria Vartolomei), brillante studentessa di estrazione sociale modesta, si trova ad affrontare una gravidanza indesiderata che potrebbe rovinarle il futuro preventivato, lontana dall’obbligato destino domestico a cui le ragazze madri dell’epoca difficilmente riuscivano a sottrarsi.

Recensione

Chi ha letto il romanzo di Annie Ernaux, scritto nel 1997 e pubblicato in Francia nel 2000, tradotto in italiano quasi vent’anni dopo (L’Orma Editore, 2019), ha probabilmente trovato trasposta nel lungometraggio di Audrey Diwan la frase-guida che ha accompagnato la stesura delle pagine autobiografiche della grande scrittrice francese da anni in corsa per il Nobel:

Che la clandestinità in cui ho vissuto quest’esperienza dell’aborto appartenga al passato non mi sembra un motivo valido per lasciarla sepolta.”

La protagonista del film La scelta di Anne è e insieme non è Annie Ernaux. Non è, infatti, la Annie Duchesne del certificato di gravidanza il cui “parto previsto” ha tanto di data e luogo dell’avvenimento, ma è una Anne resa più forte dal senso di libertà conquistato grazie al racconto stesso dell’evento, reso visivamente indomito e incisivo dalla crudezza delle immagini che cinematograficamente lo restituiscono in forma inequivocabile.

È il 1963 in Nuova Aquitania, regione sud-occidentale della Francia, e l’aborto è ancora un tabù. Anne è una studentessa modello che eccelle in tutte le materie ma ama soprattutto la letteratura francese, trascorrendo il proprio tempo intellettuale nella lettura di Victor Hugo e Albert Camus, aiutando persino le compagne di collegio a capire Jean-Paul Sartre. Nel tempo libero, invece, Anne è desiderata da tanti coetanei studenti e da vari pompieri di una caserma vicina al collegio.

È lei, però, a scegliere chi le piace e con chi intrattenersi. Quando improvvisamente succede qualcosa di non scelto né tantomeno previsto, Anne si trova a dover nuovamente decidere che cosa volere.

Provenendo, infatti, da una famiglia modesta che la considera il gioiello di casa, per lei già si prospetta un futuro “domestico”, se non fosse per la passione che muove Anne fin nell’intimo, e che la porta a sognare di scrivere, e non solo di leggere e studiare la letteratura. Diventare una letterata, insomma, una scrittrice stimata a cui quella vita provinciale sta stretta, e che per sublimarla deve non solo viverla, ma raccontarla.

“Con questo racconto è tutto un tempo che si è messo in moto e mi trascina mio malgrado. Ora so di essere determinata ad andare fino in fondo, qualsiasi cosa accada, nello stesso modo in cui lo ero, a ventitré anni, quando ho strappato il certificato di gravidanza.”

La regia di Audrey Diwan, autrice al suo secondo lungometraggio dopo Mais vous êtes fous – film del 2019 mai arrivato in Italia e incentrato sulla lotta di due genitori per riottenere la custodia delle figlie – è deliberatamente eseguita nel formato 4:3 che chiude lo spazio attorno alla protagonista, e la mostra nella solitudine della sua scelta per tutta la durata del film.

Una scelta osteggiata all’esterno, persino tra le compagne di collegio che Anne aiutava a studiare, ma fermamente maturata dentro di sé, proprio come magistralmente descritto dalla Ernaux:

A fronte di una carriera rovinata, un ferro da maglia nella vagina aveva ben poco peso.

Bisognerà aspettare il 1970 in Francia per la promulgazione della cosiddetta Loi Veil, la legge sull’aborto fortemente voluta da Simone Veil che ha costituito uno spartiacque per la libertà e l’emancipazione delle donne, finalmente legittimate a sentirsi consapevoli del proprio corpo e della volontà di un bene proprio, libere di deciderne che farne e cosa volerne.

Notevole la prova non facile di Audrey Diwan che le è valso il Leone d’Oro, conferitotele all’unanimità, alla 78a edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, la cui giuria internazionale era presieduta dal regista sudcoreano Bong Joon-Ho, premio Oscar 2020 per Parasite.

Una menzione d’onore la merita anche la protagonista interpretata da Anamaria Vartolomei. È lei a “tenere in piedi” l’opera tutta e a reggere 100 minuti intensi ed ansiolitici senza sbavature. D’altronde, la citazione iniziale svelava l’auspicio della pellicola, reso così dalle parole di Michel Leiris, fedeli all’intento stesso di Annie Ernaux:

«Che l’evento diventi scritto, che lo scritto diventi evento.»

In tal senso L’événement, il film sull’evento e sulla scelta di Anne che ha portato ad esso, è andato oltre la forma scritta di esso e lo ha reso visuale. Per quanto, infatti, si possa provare a esorcizzare la vicinanza con Anne e con la scelta esistenziale dinanzi a cui si trova costretta, risulta difficile non immedesimarsi con l’aut-aut della sua vita da ventenne in balia di una decisione che ne cambierà per sempre il corso.

Una pellicola “chirurgica” quella di Audrey Diwan, che inquadra in formato 1:1, camera in spalla, il corpo sofferente della Vartolomei durante l’aborto clandestino senza poter distaccare lo sguardo dal dolore. È la scelta “materiale” di Anne a rappresentare l’evento al di là di un qualsiasi giudizio morale su di esso. È un fatto compiuto su cui nessuno spettatore ha voce in capitolo.

Se ne mostra in presa diretta l’accadimento, senza che ci si possa allontanare dallo schermo né semplicemente girarsi dall’altro lato, chiudendo gli occhi dinanzi al fatto in via di compimento o tappandosi le orecchie per le urla lancinanti della Vartolomei durante l’intervento. La scelta di Anne è stata questa. Il romanzo della Ernaux l’ha brillantemente raccontata in forma scritta. Il film della Diwan l’ha narrata degnamente, in quella cinematografica.

Curiosità

anamarie vartolomei

Anamaria Vartolomei è un’attrice rumena naturalizzata francese classe 1999.

Giulia Longo

Giulia Longo

Sono nata a Napoli, dove sono cresciuta guidata dall'amore per il cinema, l'arte e la filosofia. Mi sono laureata e "addottorata" su Søren Kierkegaard. Borsista presso l'Accademia di Danimarca a Roma. Vivo tra Napoli, Roma e Copenaghen, dove ho seguito corsi di sceneggiatura e recitazione in varie scuole di cinema e ho lavorato come comparsa in film e serie-tv danesi. Collaboro con la Cineteca e l'Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen. Traduco dal danese, francese e inglese. Attualmente lavoro a un progetto sull'influenza di Søren Kierkegaard nel cinema nordico.
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