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La tenuta

la tenuta locandinaTitolo originale: A Herdade

Regia: Tiago Guedas

Cast: Albano Jerónimo, Sandra Faleiro, Miguel Borges

Produzione: Portogallo, Francia 2019

Genere: Drammatico

Durata: 107 minuti

Trailer

 

a herdade  a herdade on the road  a herdade ballo

 

Regia: stellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastella

Giudizio: stellastellastella

 

Trama

La storia del Portogallo dalle dittature alla Guerra Civile, narrata attraverso la vicenda dei proprietari terrieri della famiglia Fernandes.

Recensione

Tiago Guedas con A Herdade realizza un grande romanzo familiare. Mischiando la grande Storia con le vicende della famiglia Fernandes, il regista portoghese sfrutta abilmente sia la tradizione letteraria alla Marquez, sia quella della saga hollywoodiana, come Via col Vento di Flaming o Il Gigante di Stevenson.

Rispetto ai capostipiti d’oltreoceano rinuncia peró all’epica, per farsi interprete della malinconia europea dalla Seconda Guerra Mondiale alla crisi degli anni novanta. La vicenda si ambienta nel sud del Portogallo, in una tenuta sotto il Tago dove il tempo scorre tra le generazioni. Eppure sembra non passare mai.

I cambiamenti dell’epoca paiono infatti giungere soltanto come echi lontani nella vita Joao (Albano Jerónimo), che nel primo capitolo é bambino e poi diventa padre e padrone. Un po’ come la sua terra, Joao é un uomo duro, realista, cresciuto con la convinzione che “quando qualcosa finisce, finisce completamente“.

La sua resilienza é il cuore pulsante del film e protegge la proprietà dei Fernandes insieme a chi la abita. Tuttavia allo stesso tempo é una prigione che la macchina da presa di Guedas accarezza con lunghi primi piani e particolari soffocanti. Alle inquadrature statiche si alternano lunghi piani sequenza che inseguono i personaggi affannosamente, come nella scena del ballo per il matrimonio della cognata di Joao.

Oscillano di volto in volto quasi a imitare il desiderio rapace di controllo del protagonista, lo stesso che lo condurrà a uno scontro silente, esploso solo alla fine, con la moglie Leonor. Il loro mancato dialogo é sospeso per tutto il film, annebbiato dal fumo delle loro sigarette. Nemmeno la tragedia più grande é capace di avvicinarli.

Dunque Joao appare tanto abile nella gestione dei suoi latifondisti, come appare nelle sequenze degli scioperi, quanto é incapace di comunicare con i propri familiari.

Emblematico é a questo proposito il rapporto con i figli, legittimi e nascosti. Anche in questo caso non vi é soluzione, persino nella scena madre del prefinale, che vede Joao contrapposto al suo primogenito, Miguel, nella quale il litigio potrebbe essere catartico o, per lo meno, far emergere dal protagonista la verità.

Dunque, così come Joao é isolato dalla famiglia, così Guedes lo strappa dalla vicenda corale. A Herdade, più che la storia di una tenuta, é infatti l’epopea di un singolo padrone. Albano Jéronimo rappresenta molto efficacemente, soprattutto nel climax conclusivo, la solitudine sofferta e necessaria del suo antieroe malinconico, abbandonato da tutti.

Pregevole é l’interpretazione di Sandra Faleiro. La sua Leonor, che sopporta in silenzio i mali dei figli e i tradimenti del marito, riesce a conferire un controcanto potente a Joao, senza rubare spazio al suo ritratto. Concorde ai personaggi, anche la regia pare piegarsi alla resa di quest’uomo detestabile, ma portentoso, necessario addirittura ai Generali, ma messo in ginocchio dalla sua presunta infallibilità.

In quest’ottica si comprende perché Guedas abbia scelto di introdurre la Grande Storia solo nei particolari, come gli annunci nella televisione, la difficoltà nel pagare le bollette o la dipendenza del figlio.

Curiosità

a herdade

A Herdade è stato nominato come miglior film straniero anche agli Oscar 2020.

Giorgia Colucci

Giorgia Colucci

Classe 1998, inguaribile sognatrice e amante dell’arte in ogni sua forma. Laureata in Comunicazione Media e Pubblicità presso l'Università IULM di Milano, dopo il doploma al liceo classico, lavoro come giornalista sportiva, di spettacolo e di cronaca. Racconto la musica in radio per passione e nel tempo libero tento di ritrovare nel mondo quella bellezza descritta sui libri. Il cinema è per me complementare alla lettura. È un'espressione raffinata del nostro mondo intrinseco, il mezzo per fuggire dalla realtà e perdersi semplicemente. Apprezzo ogni genere di film, ma sono innamorata profondamente delle atmosfere talvolta favoleggianti, talvolta cupe di quegli strani anni in cui a popolare il grande schermo erano i miti. Mi emoziono spesso, perciò scrivere, per comprendere e amare, diventa una necessità.
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