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La tristezza ha il sonno leggero

La tristezza ha il sonno leggero locandinaTitolo originale: La tristezza ha il sonno leggero

Regia: Marco Mario De Notaris

Sceneggiatura: Marco Mario De Notaris, Tiziana Martini

Cast: Marco Mario De Notaris, Ciro Priello, Stefania Sandrelli, Serena Rossi

Musiche: Luigi Scialdone, Daniele Chessa

Produzione: Italia 2020

Genere: Commedia

Durata: 93 minuti

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Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

È la sera del 9 novembre 1989. Mentre i telegiornali mostrano le immagini della caduta del muro di Berlino, a Napoli un’intricata famiglia allargata tenta di abbattere i propri muri, quelli relazionali, in una cena piena di equivoci e rivelazioni.

Recensione

Erri è il figlio di Renata e di Raffaele Gargiulo. Flor è sua sorella, anche se non è figlia di Renata. Il suo patrigno invece e Mario, padre a sua volte di Arianna, che ha concepito con Renata Giovanni e Valerio. Solo questo basterebbe a descrivere quanto sia complicato, quasi assurdo e divertentissimo il puzzle composto da Marco Mario De Notaris con La tristezza ha il sonno leggero.

Una storia familiare di equivoci e chiarimenti, che indaga con il sorriso nei rapporti umani e ci ricorda che, finchè è possibile, è meglio lasciar dormire i problemi e le brutture della vita, anche se non riposano mai profondamente come vorremmo.

Proprio dal risveglio della tristezza si avvia la storia di Erri, fumettista di professione, che non riesce o non vuole dare un figlio alla moglie Matilde. Lasciato dalla donna e trasferitosi in un appartamento con dei giovani rivoluzionari, è un uomo placido, che pare subire la vita o accettarla come viene.

Il controcanto al suo personaggio è sicuramente Flor, una trascinante Serena Rossi, vitale, ribelle, quasi folle e altalenante nel suo desiderio di abbracciare gli eventi. Lo dimostrerà soprattutto nel suo rapporto d’amore e odio con Valerio, il figlio della sua matrigna.

È lei il motore della storia e la migliore alleata di De Notaris nel tessere e ingarbugliare i rapporti tra i personaggi. Là dove Erri, con il suo candore quasi infantile – simboleggiato anche dalla sua passione per l’arte fumettistica – tenta di spiegarli.

Ai singoli componenti della famiglia, riuniti nel curioso appartamento di Erri, ricco di simboli musicali e politici degli anni ’80 recuperati da una Napoli distesa e dormiente (che si anima solo di fronte al nome di Maradona) non resta che lasciarsi sballottare da questa duplice tendenza.

All’ingresso in scena presentano, in maniera molto teatrale, il loro ruolo e la loro posizione sulla scacchiera. Le vicende personali si svolgono poi sullo sfondo. I loro problemi, come quelli di coppia tra Giovanni e la moglie, riemergono tuttavia sinchè non riescono a risolversi grazie alla collettività della famiglia. Apportano così un tassello all’esperienza di coppia e di relazione degli altri membri.

Fanno eccezione a questa regola le due ottime maschere di Eugenia Costantini e Stefania Sandrelli, affezionata al ruolo della matrona sin da Prosciutto Prosciutto di Juan Josè Bigas Luna. Sia Arianna, outsider della famiglia dal lato opposto rispetto a Flor, sia Renata cambiano più o meno consapevolmente gli equilibri dei giochi e, di conseguenza, il comportamento di Erri e della sorella.

Gli anelli fondamentali capaci di ribaltare la situazione, ossia i loro rispettivi segreti, vengono però taciuti quasi sino alla fine. Non mancano quindi gli imprevisti, gli equivoci e i momenti esilaranti ne La tristezza ha il sonno leggero. La risata e la riflessione vengono dosate da De Notaris in modo sapiente, complice anche la solida sceneggiatura.

I dialoghi brillanti compensano l’empatia verso i personaggi, raggiungendo l’apice nella scena finale, emozionante, commovente, soprattutto nel monologo di Mario dinnanzi a Renata, ma sempre con un fondo di sorriso.

Curiosità

la tristezza ha il sonno leggero film e romanzo

Il film è ispirato all’omonimo romanzo di Lorenzo Marone.

Giorgia Colucci

Giorgia Colucci

Classe 1998, inguaribile sognatrice e amante dell’arte in ogni sua forma. Laureata in Comunicazione Media e Pubblicità presso l'Università IULM di Milano, dopo il doploma al liceo classico, lavoro come giornalista sportiva, di spettacolo e di cronaca. Racconto la musica in radio per passione e nel tempo libero tento di ritrovare nel mondo quella bellezza descritta sui libri. Il cinema è per me complementare alla lettura. È un'espressione raffinata del nostro mondo intrinseco, il mezzo per fuggire dalla realtà e perdersi semplicemente. Apprezzo ogni genere di film, ma sono innamorata profondamente delle atmosfere talvolta favoleggianti, talvolta cupe di quegli strani anni in cui a popolare il grande schermo erano i miti. Mi emoziono spesso, perciò scrivere, per comprendere e amare, diventa una necessità.
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