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Le avventure di Peter Pan

le avventure di peter pan locandinaTitolo originale: Peter Pan

Regia: Hamilton Luske, Clyde Geronimi, Wilfred Jackson, Jack Kinney

Sceneggiatura: Ted Sears, Erdman Penner, Bill Peet, Winston Hibler, Joe Rinaldi, Milt Banta, Ralph Wright, William Cottrell

Musiche: Oliver Wallace

Produzione: USA 1953

Genere: Animazione

Durata: 77 minuti

walt disney pictures   Trailer

peter pan e thrilly  peter e wendy  capitan uncino

 

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Alla vigilia dell’adolescenza Wendy, insieme ai fratellini Gianni e Michele, viene visitata nella sua casa londinese da Peter Pan, l’eterno bambino delle favole. E’ l’inizio di un’avventura senza tempo tra pirati, coccodrilli, indiani, sirene e voglia di crescere.

Recensione

Una storia senza tempo, di ieri come di domani”. Le parole del narratore fuori campo sono probabilmente le più adatte a descrivere il classico di Walt Disney, tratto dall’opera teatrale di J.M. Barrie (e prima ancora dai suoi romanzi) Peter e Wendy del 1904.

Dal 1953, anno della sua uscita nel quale fu, tra l’altro, presentato al Festival di Cannes, è passato più di qualche decennio, eppure la storia di Peter Pan e dei bimbi sperduti non cessa di affascinare ancora oggi, così come l’estetica incantata delle sue animazioni.

Anzi, ha la capacità di riportare anche gli adulti a quell’età di sogni e fantasie nel quale tutto è possibile, anche volare tra le nuvole di Londra, rimbalzare sul Big Ben e infine, seguendo la seconda stella a destra, per arrivare all’Isola che non c’è.

A immergere nell’atmosfera fatata del film interviene subito la sognante apertura di Oliver Wallace, al quale Disney si era affidato già per successi come Cenerentola (1951), Alice nel paese delle meraviglie o per la colonna sonora di Dumbo, che gli era valsa l’Oscar nel 1942.

Anche per Le avventure di Peter Pan il compositore inglese non delude. E’ infatti riuscito a creare delle melodie che ancora commuovono o divertono a distanza di anni. Si pensi al ticchettio che accompagna il coccodrillo, incubo di Capitan Uncino, o al ritornello “Puoi volar”, o ancora alla marcia che accompagna i bimbi sperduti.

Al di là dell’eroe eponimo, la protagonista di questo romanzo di formazione fantastico è Wendy, una bambina londinese che si affaccia all’adolescenza. Già l’ambiente della sua casa nel quartiere di Bloomsbory a Londra – dove vive col padre scettico, l’amorevole madre e i due fratelli, anticipano le atmosfere favolose che la faranno da padrone nella seconda metà del film.

Wendy, infatti, trascorre il proprio tempo insieme ai fratelli raccontando storie, organizzando giochi e fantasticando sulla misteriosa figura di Peter Pan. In tale luogo i genitori, già immersi nella vita adulta, appaiono lontani, come del resto saranno quando i giovani approderanno sull’Isola che non c’è.

Paradossalmente, l’unico tutore dell’ordine, nonché figura genitoriale, è la tata San Bernardo Nana che, oltre a offrire numerosi siparietti comici, è il simbolo più tangibile dell’apparente irrazionalità che avvolge il giocoso universo dell’infanzia.

D’altra parte quando Papà Darling “condanna” Wendy a crescere e ad abbandonare la camera dei fratelli, decreta: “Nana non è una vera tata, è un cane”. Per affrontare il passaggio alla vita adulta – come avviene in molte opere vittoriane, tra cui il classico di Louis Carroll Alice nel Paese delle Meraviglie – i bambini devono confrontarsi in modo figurato con il proprio passato.

Dunque anche Wendy, in una delle scene più famose dell’animazione occidentale, incontra Peter Pan, che ha perso la sua ombra. L’Isola che non c’è, dove la conduce l’eterno ragazzo, sembra essere il sogno di tutti i bambini, un
luogo dove tutte le fantasie ludiche sono realtà, dalle sirene agli indiani e ai pirati. Ma anche un luogo nel quale non si è soggetti all’autorità dei genitori, né al dovere di accogliere le crescenti responsabilità comportate dal percorso di crescita.

Proprio in questo universo altro, che in fin dei conti rispecchia la vita da lei vissuta sino a quel momento, Wendy non soltanto comprende l’importanza della guida genitoriale, in quanto lei stessa si ritrova a fungere da mamma per i bimbi sperduti, ma sperimenta anche i primi segni del suo approdo all’adolescenza. Le prime parole che rivolge a Peter sono infatti “ti darei un bacio”, a simboleggiare lo sbocciare di una cotta.

La giovane sperimenta anche le prime gelosie e il primo confronto femminile con la gelosissima fatina Thrilly, uno dei personaggi indimenticabili di questa pellicola. Wendy, inoltre, riesce ad affrontare le proprie paure, confrontandosi con l’eterno nemico di Peter, il temibilissimo Capitan Uncino, spietato con il suo equipaggio, ma terrorizzato dal Coccodrillo al quale l’eroe volante diede in pasto la sua mano.

Uncino, grazie anche alla sua sbadata controparte Spugna, è uno dei primi antagonisti amati dal pubblico. La sua caratterizzazione è infatti pluridimensionale, pur nell’immobiltà che contraddistingue la sua lotta senza fine contro Peter.

L’eterno bambino pare condannato a ripetere la sequela di astuzie e scontri con il suo nemico mortale. O almeno questo avviene prima dell’intervento di Wendy, che non soltanto mette fine (forse temporaneamente, forse definitivamente) alla competizione tra i due, tramite uno scontro finale, ma che, in qualche modo, segna un’evoluzione, seppur minima, del personaggio di Peter.

A conclusione del film l’eroe eponimo impara, in una certa misura, a curarsi dei propri compagni, come avviene nella commovente scena della riconciliazione con Thrilly, e a capire le loro necessità, che sono poi le stesse che comprende insieme a lui il pubblico, ossia quelle di crescere e di seguire così il naturale corso della vita.

Curiosità

peter pan con thrillyWalt Disney voleva realizzare Le avventure di Peter Pan subito dopo il suo primo film, Biancaneve (1937), ma una controversia sui diritti di adattamento dell’opera ritardarono il progetto.

Giorgia Colucci

Giorgia Colucci

Classe 1998, inguaribile sognatrice e amante dell’arte in ogni sua forma. Laureata in Comunicazione Media e Pubblicità presso l'Università IULM di Milano, dopo il doploma al liceo classico, lavoro come giornalista sportiva, di spettacolo e di cronaca. Racconto la musica in radio per passione e nel tempo libero tento di ritrovare nel mondo quella bellezza descritta sui libri. Il cinema è per me complementare alla lettura. È un'espressione raffinata del nostro mondo intrinseco, il mezzo per fuggire dalla realtà e perdersi semplicemente. Apprezzo ogni genere di film, ma sono innamorata profondamente delle atmosfere talvolta favoleggianti, talvolta cupe di quegli strani anni in cui a popolare il grande schermo erano i miti. Mi emoziono spesso, perciò scrivere, per comprendere e amare, diventa una necessità.
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