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Marnie

marnie locandinaTitolo originale: Marnie

Regia: Alfred Hitchcock

Cast: Tippi Hedren, Sean Connery, Diane Baker

Musiche: Bernard Herrmann

Produzione: USA 1964

Genere: Thriller

Durata: 130 minuti

Trailer

 

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Regia: stellastellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastellastella

Musica: stellastellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastellastella

 

Trama

Marnie (Tippi Hedren) è un’affascinante ladra affetta da un inspiegabile odio verso gli uomini. Un giorno incontra un giovane industriale, Mark Rutland (Sean Connery), il quale riuscirà a scoprire la ragione di questo suo sentimento.

Recensione

Considerato da molti come l’ultimo capolavoro del maestro del brivido, il film riprende il paradigma di Io ti salverò (1945), ma capovolgendolo (qui è l’uomo che salva la donna e non il contrario) e complicandolo, visto che la ‘vittima’ ha una psiche complessa e fa di tutto per non farsi aiutare. Questa complessità è presente fin dall’inizio del film, quando Marnie da bruna diventa bionda (la tipica bionda hitchcockiana) e compie tutta una serie di azioni necessarie per cambiare identità.

Di tipo tortuoso sono anche i rapporti che lei ha con gli altri personaggi, a cominciare da quello con sua madre. Marnie sente che questa non le vuole bene, ma allo stesso tempo è morbosamente attaccata a lei, al punto di essere gelosa di una bambina che frequenta la loro casa. Tuttavia è la relazione con Mark a catturare maggiormente l’interesse dello spettatore per via delle sue dinamiche davvero singolari.

All’inizio lei accetta le avances di lui, ma solo per tenerlo buono fino al colpo che ha in mente di fare, in particolare non appena Mark comincia a farle capire di avere intenzioni serie, Marnie mette in atto il suo solito piano: ruba i soldi e scappa. Quindi, in una prima fase c’è una Marnie burattinaia e un Mark burattino, mentre in seguito le parti si capovolgeranno, visto che lui la obbligherà a sposarlo, dietro la minaccia della denuncia.

Si può dire che l’uomo si sia innamorato di questa ladra bionda perché la vede come uno dei suoi animali feroci, catturati e poi resi da lui mansueti (nel film egli accenna a un giaguaro femmina che è riuscito a portare a fidarsi di lui). Egli è così preso dalla donna da non rendersi conto che la sua freddezza non è limitata all’apparenza, ma ne costituisce la più profonda essenza.

In effetti, il rapporto tra i due si basa su un contrasto tra la passionalità di Mark, che durante il viaggio di nozze le toglie di dosso la vestaglia con violenza, e la freddezza di Marnie, la quale nella stessa occasione rimane pietrificata per poi tentare il suicidio la mattina seguente. Proprio a partire da questo momento, l’uomo comincerà a leggere libri di psicologia per scoprire la causa del  ‘blocco’ della moglie, che però non apprezza ciò (“Chi ti credi di essere: Freud?”).

Comunque, pur non essendo uno psicoanalista, Mark riesce a ‘guarirla’ grazie alla sua ostinazione e soprattutto grazie al suo amore. Dal punto di vista stilistico, sono da segnalare: la suspense creata dall’inquadratura che divide lo spazio dell’ufficio in due parti, mostrando contemporaneamente Marnie alle prese con la cassaforte e la signora delle pulizie ignara di quello che sta accadendo vicino a lei; la soggettiva di Marnie mentre cavalca il suo adorato cavallo Florio; il matte painting che riproduce il porto di Baltimora; o ancora, la coinvolgente colonna sonora di Bernard Herrmann, collaboratore storico di Hitchcock.

In generale, poi, non si può fare a meno di notare che questo film si allontana dalle altre pellicole celebri del regista inglese, sia perché è incentrato su un trauma infantile e non su storie di cadaveri e personaggi con intenzioni omicide, sia perché ha un ritmo piuttosto lento dato dalle lunghe spiegazioni verbali.

Curiosità

sean connery mark rutland

Alcuni critici hanno visto nel personaggio di Mark l’alter ego virile e violento di Hitchcock, invaghitosi di Tippi Hedren.

Fabiana Nuara

Fabiana Nuara

Ciao a tutti, sono Fabiana e adoro questa magnifica invenzione che si chiama cinema. Già a tre anni restavo come ipnotizzata davanti allo schermo guardando le avventure di Nils Holgersson e quando più tardi vidi I Goonies e Indiana Jones capii che vivere un'avventura era la cosa più bella del mondo. Forse è per questo che amo la settima arte, perché ogni film è una scoperta e un viaggio, un viaggio nello spazio, nel tempo o entrambi. Viva il cinema!
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