- Recensioni, Survival Movie

Mine

mine locandinaTitolo originale: Mine

Regia e sceneggiatura: Fabio Guaglione & Fabio Resinaro

Cast: Armie Hammer, Annabelle Wallis, Tom Cullen

Musiche: Andrea Bonini

Produzione: USA 2016

Genere: Survival Movie

Durata: 106 minuti

eagle pictures logo   Trailer

 

armie hammer  l'incontro in mine  sopravvivere

 

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Afghanistan. In fuga dopo un conflitto a fuoco nel bel mezzo del deserto, il tiratore scelto dei marines Mike Stevens (Armie Hammer) e il suo osservatore Tommy Madison (Tom Cullen) finiscono in un campo minato. Tommy salta in aria e muore, mentre Mike si trova costretto ad attendere i soccorsi con il piede su un ordigno, condizione che lo costringerà a lottare per ben 52 ore contro le avversità di quella terra ostile, i pericoli della notte, il sonno e l’equilibrio.

Recensione

Fabio Guaglione e Fabio Resinaro tanto ricordano un ragazzino indiano che, partito da un cortometraggio girato nel salotto di casa (un robottino cinge d’assedio il divano sul quale il piccolo padrone di casa tenta di non farsi prendere), è arrivato a conquistare Hollywood nel 1999 con un cult fenomenico d’eccezionale potere tensivo: quel ragazzino è M.Night Shyamalan e il film Il sesto senso, la chiave d’accesso per imporre un proprio stile, una lettura diversa del cinema e l’audacia volta ad abbattere le frontiere della semantica tradizionale.

Per gli italianissimi Fabio & Fabio è giunto il momento, quel momento, in cui il viatico del talento puro può prepotentemente esondare liberandosi dagli argini dell’indifferenza vigente entro i confini costrittivi del Belpaese.

I giovani autori del claustrofobico low-budget True Love compiono il vero battesimo del fuoco nella terra delle opportunità, e la loro la sfruttano appieno dimostrando di poter essere demiurghi geniali di un’arte – la settima – fatta di pionieri, neofiti, artigiani, maestri ma pochi reali esploratori.

Con in mano una spada e non più una verga di legno, i due “cavalieri che fecero l’impresa” vincono ogni remora e scetticismo mettendo in scena la più grande metafora mai vista sulla celluloide tricolore: Mine.

Questo film di rutilante minimalismo sceglie di andare oltre i paradigmi del “fare cinema” puntando ad accrescere gli inganni visivi posti in essere dalle false finzioni di un war-drama, orientato sulle lacerazioni interiori di un singolo individuo alla scoperta di un nuovo se stesso in lotta tremenda con i traumi di un passato doloroso.

Non sofferenza ma emancipazione da essa, la mina che i due registi eleggono quale pietra miliare del proprio thriller psicologico vive ella stessa di una qualche straordinaria forza biologica infusa dall’incertezza del destino in bilico fra ricordi, paure e vacuità rigurgitati da un deserto mai così vasto, mai così illeggibile, location dell’errore umano come lo era il bunker misterioso del “vero amore“.

Memori della mortale amarezza di Buried (evidente lo zampino in sceneggiatura della Safran, co-produttrice della pellicola), dell’estetica del singhiano The Cell, della feroce spietatezza di The Grey (la scena dei coyote accende la lampadina?), della drammaticità di 127 ore e del surreale confronto de Il mio nemico (il rapporto con il berbero), la coppia di brillanti cineasti – ai quali si vorrebbe obiettivamente stringere la mano – ha forse trovato la strada che conduce alla pietra filosofale.

La sua alchimia traspira da una linea di condotta tanto scevra di passaggi obbligati quanto madida di sicurezza espressiva, romanticismo portato ai massimi livelli di significanza e truce gusto del sangue finalmente deflazionato perchè reso estremamente funzionale.

Padronanza della tecnica, variabilità sussultoria dei point of view, split sequenziali, colonna sonora epica e una post-produzione ben più decisiva delle riprese stesse fanno di Mine un labirinto di “Amore e Psiche giacenti” senza siepi, trabocchetti o parabole, libero da condizionamenti ma costellato di ispirazioni che affondano le mani nella poetica riscopribile degli Eighties’ memorabilia.

E’ in questo modo che l’enigmatico titolo trascende il prosaico concetto materiale per sposare un’appartenenza ai limiti della filosofia personale: “Mine è il ‘mio’ film” – dirà lo spettatore uscendo stranito ed eccitato dalla sala, poichè Mike Stevens non è un mero personaggio, ma l’approccio alla sopravvivenza dell’animale uomo, spesso vessato dalla propria opprimente eppur necessaria capacità di pensare, riflettere e agire.

Curiosità

armie hammer produttore

 

Armie Hammer figura anche tra i produttori esecutivi della pellicola

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
Leggi tutti gli articoli di Samuele Pasquino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *