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Nodo alla gola

nodo alla gola locandinaTitolo originale: Rope

Regia: Alfred Hitchcock

Sceneggiatura: Hume Cronyn, Arthur Laurents

Cast: James Stewart, John Dall, Farley Granger

Musiche: Leo S. Forbstein

Produzione: USA 1948

Genere: Noir

Durata: 80 minuti

Trailer

 

omicidio   il party  resa dei conti finale nodo alla gola

 

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastellastella

Musica: stella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Due giovani uccidono un amico strangolandolo con una corda, poi occultano il cadavere nascondendolo all’interno di una cassapanca sulla quale sistemano il buffet in occasione di un party tenuto dal padrone di casa, Brandon (John Dall). Tra gli invitati c’è Rupert (James Stewart), ex istitutore e osservatore molto arguto.

Recensione

Nodo alla gola – altresì conosciuto in Italia con il titolo rieditato Cocktail per un cadavere – è stato probabilmente la prova registica più ardua da superare per il geniale maestro del brivido Alfred Hitchcock. In quest’esperimento cinematografico il pionierismo si pone alla base dell’intero ingranaggio di rappresentazione, un’impresa volta a oltrepassare alcuni limiti imposti fino a quel momento dalla Settima Arte.

Intanto va sottolineata la scelta cruciale di Hitch di mettere in scena una storia ispirata a un famoso caso di cronaca riguardante due studenti omosessuali di Chicago (Leopold e Loeb), rei di aver ucciso un compagno convincendosi di aver dimostrato coraggio nel compiere un delitto tanto sconcertante.

Dalla piece teatrale scritta nel 1929 da Patrick Hamilton all’opera filmica il passo non fu affatto breve, perchè a farsi subito sentire furono le difficoltà a girare la totalità delle scene in un unico ambiente (eppure si ricordi che nel 1943 l’adattamento per il grande schermo I prigionieri dell’oceano previde una sola location, la scialuppa di salvataggio), il salotto del party, facendo perno soltanto su un apparato dialogico nemmeno troppo intricato ma anzi piuttosto prosaico.

Come una matassa, il filo della narrazione inizia a essere arrotolato molto lentamente con quell’argano silenzioso ma presente ch’è la mistura di suspense, orrore in doppio petto ed evanescente batticuore preparata dal cineasta britannico. Il bello, tuttavia, sta nei tecnicismi che rendono obiettivamente memorabile una pellicola solo all’apparenza semplice da realizzare e da molti sottostimata.

Il primissimo tuffo nel colore di Hitchcock rivela una missione quasi compiuta, ovvero girare tutto il film in piano sequenza senza avvalersi di stacchi di montaggio: in 80 minuti se ne contano cinque in totale e potevano essere molti di più se il maestro non avesse brillantemente deciso di raccordare le bobine facendo passare alcuni dei personaggi davanti alla cinepresa oscurando l’inquadratura, così da celare l’attacco tra un fotogramma finale e uno iniziale.

A questo escamotage ne va aggiunto un secondo relazionato all’esigenza di far recitare gli attori in presa diretta limitando al massimo i rumori di fondo con l’ausilio di uno speciale pavimento in grado di attutire sensibilmente i passi.

In 27 giorni (tanto durarono le riprese) il ritratto sub-sociale impresso nella celluloide noir del buon Alfred assunse la drammaticità del realismo pieno (non c’è musica extradiegetica ma un accompagnamento “interno” costituito dal motivo suonato da Philip al pianoforte) toccato da una lacrima di teatralità.

Essa viene infusa dal tenue mutare delle luci in corrispondenza ai climax della vicenda e soprattutto dal cyclorama, dispositivo utilizzato per la riproduzione in miniatura dello scorcio di New York, sfondo che ha richiesto l’impiego di 8.000 lampadine a incandescenza, 200 insegne al neon e 150 alimentatori.

Nonostante la pulizia dell’appartamento e l’eleganza di protagonisti e convitati, si percepisce chiaramente una tendenza al macabro, una sensazione di torbido dato dalla non più visibile presenza del cadavere del povero David, così vicino al genitore che s’interroga sull’assenza ingiustificata del figlio e posto proprio sotto il piano su cui scintillano i vassoi con le vivande servite.

E poi la corda, l’arma di quell’atroce omicidio impiegata a legare insieme pezzi di cultura, la cultura che dovrebbe scacciare gli spettri della follia e irrorare le menti di correttezza e rettitudine morale. Nodo alla gola è un giallo new style perchè gli assassini risultano già rivelati allo spettatore che deve appellarsi all’intervento di un indagatore improvvisato (James Stewart, alla prima delle quattro collaborazioni con Hitchcock) per poter in qualche modo interagire con gli accadimenti e gridare “Sono loro i colpevoli!”.

Rupert Cadell afferma che “il delitto è un’arte“, e con tale asserzione si riferisce al delitto perfetto, al capolavoro del killer esperto, quello che non lascia tracce, che sa rimanere calmo in qualunque circostanza senza trascurare i dettagli che potrebbero essere indicatori della sua colpevolezza.

CINEFOCUS

L’evoluzione del piano sequenza da Nodo alla gola a Pieces of a woman

Il Cyclorama, un precinema d’effetto

Curiosità

james stewart nodo alla gola

 

Per la sua partecipazione al film, James Stewart ottenne un compenso di 300.000 dollari.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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