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Non sono un assassino

non sono un assassino locandinaTitolo originale: Non sono un assassino

Regia: Andrea Zaccariello

Cast: Riccardo Scamarcio, Alessio Boni, Edoardo Pesce

Musiche: Leo Z

Produzione: Italia 2019

Genere: Thriller

Durata: 110 minuti

Trailer

alessio boni  riccardo scamarcio ed edoardo pesce  claudia gerini

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Giovanni (Alessio Boni), Francesco (Riccardo Scamarcio) e Giorgio (Edoardo Pesce) sono giovani amici che insieme costruiscono le rispettive carriere di giudice, poliziotto e avvocato. Collaborano a stretto contatto (soprattutto i primi due) in vicende anche torbide e non sempre sul filo della legalità. Arrivati alla maturità, un evento sconvolge le loro esistenze, differenti come i loro caratteri.

Recensione

“Stia attento al diavolo, che il diavolo c’è sempre” – dice un mendicante seduto per terra in strada, in un’alba piovosa, livida, autunnale; si rivolge a Francesco Prencipe, vice questore della Polizia che si appresta a raggiungere il magistrato Giovanni Mastropaolo, amico di una vita. Si recherà sino a Santa Caterina di Nardò, guidando per circa 200 km per rispondere a una sua richiesta riguardante un’indagine scottante e delicata.

Dall’omicidio di quest’ultimo parte la narrazione del secondo lungometraggio di Andrea Zaccariello (risale al 2013 Ci vediamo domani con Enrico Brignano nei panni di un piccolo imprenditore di un’agenzia di pompe funebri che si aspetta facili guadagni in un paesino di ultranovantenni) che insieme a Paolo Rossi crea anche questa sceneggiatura misurata e adatta al tono di un legal – thriller.

Proprio dall’omonimo romanzo pubblicato nel 2014, dello scrittore barese Francesco Caringella, già poliziotto e magistrato, deriva il soggetto adattato, ampliato, quasi stravolto, di questo film che è anche un dramma umano dai risvolti fortemente psicologici. Prencipe è l’unico sospettato dell’omicidio, perciò viene arrestato e processato.

Afferma il regista: “Non era facile tradurre sullo schermo la felice scelta dell’autore. Paradossalmente la soluzione è nata proprio da quella scelta. Abbiamo deciso di afferrare il filo di Arianna della coscienza del protagonista e incamminarci fino in fondo al labirinto della sua esistenza e della sua psiche. Insomma, abbiamo accettato la sfida di Francesco Caringella, diciamo così, esasperandola. Il protagonista del film non si limita a ‘raccontarci’ la storia tra lui e l’amico assassinato, ma si spinge all’estremo.”

Lo svolgersi come il filo di una matassa aggrovigliata procede lentamente: piani temporali diversi si alternano all’inizio quasi confondendo lo spettatore, poi tenendolo attento e annodato alla trama, al meccanismo, appunto al labirinto.

E allora sfuma la domanda ‘chi’ e ‘perchè’, apparentemente fondamentale e solida guida mentale per orientarsi nelle scene incomplete, accennate, decostruite: è il percorso dalla giovinezza a oggi di tre amici (oltre ai due citati c’è Giorgio, l’avvocato strampalato e poetico splendidamente tratteggiato da Edoardo Pesce in stato di grazia), i loro amori, fallimenti e insuccessi, le loro luci e ombre che costituiscono il terreno su cui poggia la tela per immagini e suoni costruita da Zaccariello.

E qui i suoni si materializzano in una musica quasi onnipresente, onnisciente nel senso che racconta del passato nel presente, suggerisce e fa ricordare. I potenti brani tratti da Pictures at an exhibition di Emerson, Lake & Palmer (album live del 1971) sono il fil rouge che resta nella visione ascoltata del film.

I ricordi sono i puntelli delle immagini che vengono proposte sullo schermo, oppure si tratta anche di pensieri distorti? Si vede cosa sarebbe potuto accadere ma non è certo sia accaduto. Flashback di realtà o visioni? Quando lo spettatore crede di aver afferrato un elemento, quindi una piccola certezza di senso, ecco una scena già vista con un nuovo elemento che ne ribalta il significato.

Al regista sembra premere presentare ‘la discesa agli inferi’ di Prencipe, il generale umano tracollo delle coscienze, l’invisibile e mostruoso stravolgimento interiore causato dalle pulsioni dell’ego. Null’altro.

Una volta che si agisce si sceglie, tutto cambia e non si puó più tornare indietro, suggeriscono l’amante e la moglie dell’imputato (brave ed espressive nei rispettivi ruoli Sarah Felberbaum e Barbara Ronchi). Tutto ciò circondato da un alone di dubbio.

Allora Zaccariello sostiene questa vaghezza mostrandoci azioni e pensieri da vari punti di vista e rinforza la tesi e la sua antitesi giocando con la macchina da presa e inquadrando molto dal basso verso l’alto in modo vistoso, quasi a sussurrare allo spettatore che deve/può guardare in ogni direzione.

Che bravo Prencipe – Scamarcio con il suo viso quasi di marmo nella sua fissità a impersonare sentimenti profondamente oscuri e nel contempo a far nascere il dubbio di essersi trovato in mezzo a qualcosa non per sua mano.

Al termine di questa storia che racconta di “eroi del nulla, soli” (afferma sprezzante la compagna americana del giudice Mastropaolo), ambientata anche in un’aula di tribunale dove la giudice Maralfa, una fragile e forte donna, arringa con intensità e convinzione, e nel finale si arrende alle evidenze (oscure) processuali (Claudia Gerini con forte accento siciliano e con parlata cupa e quasi affannata nella voce), non è consentito uscire dall’incubo che è certezza di una verità lontana.

Da vedere.

Curiosità

aula tribunale

 

Il romanzo è edito da Newton Compton Editori.

 

 

Immagini: Copyright © 01Distribution

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