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Oliver Twist

oliver twist locandinaTitolo originale: Oliver Twist

Regia:  Roman Polanski

Cast: Ben Kingsley, Barney Clark, Jamie Foreman

Musiche: Rachel Portman

Produzione: Repubblica Ceca, Gran Bretagna, Francia, Italia 2005

Genere: Drammatico

Durata: 130 minuti

Trailer

 

ragazzi della strada  ben kingsley in oliver twist  la fame di oliver

 

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastella

Musica: stellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Londra vittoriana. Oliver Twist (Barney Clark), piccolo orfano vagabondo, giunge nella grande città per sfuggire a una situazione di miseria. Ma qui ad attenderlo ci saranno molte avventure.

Recensione

Nel 2005 Roman Polanski, cineasta che si era già cimentato nell’adattamento di romanzi per il grande schermo (Tess, 1979), dirige una delle storie più belle del romanziere inglese Charles Dickens, Oliver Twist. Viste le illustri trasposizioni del passato, Polanski non poteva non guardare al lavoro di chi l’aveva preceduto, in particolare nel suo film si avverte un po’ l’influenza dell’Oliver Twist (1948) di David Lean, a cominciare dal tipo di attore scelto per interpretare il piccolo orfano.

Si tratta di Barney Clark, ragazzino gracile con lo stesso viso affilato e la stessa espressione imbronciata del protagonista di Lean. Quanto al ricettatore di Spitalfields, questi ha il volto di Ben Kingsley, altro attore inglese che qui ricorda molto il Fagin interpretato da Lon Chaney nella versione muta del 1922, ma solo nell’aspetto; in effetti il “cattivo” di Polanski, nascosto in un appartamento che porta i segni di una ricchezza passata, sembra suscitare più compassione che paura.

Girato in studio a Praga con le scenografie di Allan Starski, il film presenta una certa enfasi nell’esplorazione di Londra, allora conosciuta come la più grande città dell’Occidente, ma anche come luogo caratterizzato da forti contrasti sociali. Le scene in strada sono di una grande efficacia visiva. In particolare, la cinepresa situata allo stesso livello dei personaggi dà proprio la sensazione di trovarsi in mezzo alla folla e non di assistere a uno spettacolo da una posizione privilegiata.

Inoltre, la Cattedrale di St. Paul, lontana all’orizzonte, permette di raggiungere un effetto di profondità che ricorda più un dipinto che una scenografia reale. A questo proposito, è da notare come il lungometraggio di Polanski citi spesso l’opera di un grande artista, Gustave Doré, sia direttamente attraverso frammenti delle sue incisioni, sia indirettamente come una sorta di versione colorata e soprattutto animata di questi lavori.

La scelta di Doré sembrerebbe quasi obbligata, visti i legami tra l’incisore e Charles Dickens, i quali non solo erano contemporanei, ma possedevano entrambi una grande memoria visuale e il senso della critica sociale. Per quanto riguarda la fotografia, affidata a Pawel Edelman, la palette cromatica del film è tutta sotto il segno del grigio, il quale posandosi come un velo sottile su cose e persone sembra annullarne il calore e la vitalità. In altre parole, il colore qui esprime la  privazione fisica e morale di cui soffrono i bambini della workhouse ma anche i tanti poveri di Londra.

Si sa che di fronte a romanzi dalla trama fitta, l’adattatore si vede costretto a sacrificare alcuni episodi sull’altare della chiarezza e del formato cinematografico. Ciò accade anche nel Twist del regista polacco, dove viene a mancare una figura importante, quella di Mrs Corney, la donna che nel romanzo possiede un medaglione in grado di provare le origini borghesi di Oliver. Ora, nel film non c’è nessun medaglione, ritratto, carta o persona che lega l’orfano alla sua famiglia.

Oliver è un ragazzino senza passato che può sperare solo in quello che il caso potrà donargli. Proprio questo abbandono del dramma familiare porta la narrazione a concentrarsi sugli andirivieni di Oliver tra il “buon padre” Brownlow e il “cattivo padre” Fagin. Tuttavia, Polanski rifiuta il manicheismo che opponeva, nel romanzo, il signore borghese all’ebreo ricettatore, e lo fa “salvando” Fagin.

Sono due le scene che mostrano una sorta di legame affettivo tra l’orfano e l’ebreo errante: nella prima, assente dal romanzo, Fagin cura la ferita d’arma da fuoco di Oliver, dicendogli delle parole rassicuranti; la seconda scena, scartata da Lean perché giudicata troppo melodrammatica, è quella in cui Mr. Brownlow e Oliver vanno in carcere da Fagin per avere delle informazioni relative a certe carte. In questa occasione, Oliver invoca il perdono di Dio per il ricettatore, ma questo sembra nascere più da una generica compassione cristiana che da un sentimento personale del bambino nei confronti del condannato.

Nel film di Polanski, invece, accade una sorta di miracolo: Oliver, che era stato spinto a diventare ladro da Fagin, va a visitarlo in carcere di sua iniziativa e, di fronte all’imminenza della sua morte, pronuncia le parole “Oh God, forgive this wretched man!”, espressione di un affetto reale. Diversa è, quindi, l’impressione che ci lasciano i due epiloghi.

Alla fine del romanzo, Oliver conquista la posizione sociale che gli spetta per diritto di nascita e sembra pronto a dimenticare Fagin. Nel Twist di Polanski, il bambino piange nel vedere e sentire la disperazione del vecchio. Il regista, insomma, dà risalto non al salvataggio di Oliver a opera di Mr. Brownlow, ma al sacrificio simbolico che si è reso necessario per ottenere ciò.

Curiosità

oliver & company

Il celebre film d’animazione della Disney Oliver & Company si ispira al romanzo di Dickens ricalcandone la trama con animali al posto di esseri umani.

Fabiana Nuara

Fabiana Nuara

Ciao a tutti, sono Fabiana e adoro questa magnifica invenzione che si chiama cinema. Già a tre anni restavo come ipnotizzata davanti allo schermo guardando le avventure di Nils Holgersson e quando più tardi vidi I Goonies e Indiana Jones capii che vivere un'avventura era la cosa più bella del mondo. Forse è per questo che amo la settima arte, perché ogni film è una scoperta e un viaggio, un viaggio nello spazio, nel tempo o entrambi. Viva il cinema!
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