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Opera senza autore

opera senza autore locandinaTitolo originale: Werk ohne Autor

Regia e sceneggiatura: Florian Henckel von Donnesmarck

Cast: Tom Schilling, Sebastian Koch, Paula Beer

Musiche: Max Richter

Produzione: Germania 2018

Genere: Drammatico

Durata: 188 minuti

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Regia: stellastellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastellastella

Musica: stellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Il film percorre la vita di un giovane artista, Kurt Barnert (Tom Schilling), alla ricerca della sua modalità di espressione in una Germania in costante cambiamento, dal Terzo Reich fino alla caduta del Muro di Berlino.

Recensione

Nonostante la pellicola duri circa tre ore, lo spettatore si ritrova, alla fine, a sperare che la storia si protragga ancora un po’. Ci si trova infatti talmente coinvolti negli eventi e nell’atmosfera del film che quasi ci si sente totalmente dentro la narrazione, vivendo le emozioni del protagonista in prima persona.

Difficile trovare un solo punto di forza all’interno di questo piccolo gioiello cinematografico. Sceneggiatura, regia, recitazione sono sapientemente orchestrati e i singoli elementi si combinano generando una perfetta armonia di suoni, luci, colori e sensazioni.

Si vive la storia insieme allo straordinario protagonista, un bambino educato fin dalla tenera età ad apprezzare la bellezza e l’arte da una zia giovane e bellissima, troppo fragile ed eterea per poter essere apprezzata appieno in un mondo crudele che si sta avviando, fin troppo velocemente, verso la catastrofe della Seconda Guerra Mondiale.

La ragazza non regge il peso di un mondo troppo duro e impazzisce, andandosene in punta di piedi, così come è vissuta. La sua follia segnerà Kurt per sempre e il ricordo di sua zia rimarrà imperituro nella memoria, condizionando la sua vita e la sua arte.

Perché in tutto ciò, Opera senza autore è anche un inno alle donne, creature fragili e forti al tempo stesso, muse dell’artista che grazie a loro riuscirà a trovare finalmente la sua modalità rappresentativa. Il film riesce a spiegare perfettamente che cosa siano l’arte e la libertà di espressione, e ci fa comprendere come la bellezza possa avere diverse forme, condizionate dalle proprie esperienze di vita e dalle proprie idee.

Ciascuno ha in sé un intero mondo e, nel momento in cui questo riesce a emergere e a comunicare anche agli altri, elevandosi a linguaggio universale, il miracolo dell’arte trova la sua manifestazione. Sono concetti estremamente complessi, ma che il film riesce a comunicare nel modo più semplice possibile. Semplice, ma non scontato.

Lo spettatore assimila il vero messaggio della pellicola pian piano, seguendo con occhio benevolo e amorevole i tentativi del giovane pittore di trovare la propria strada, una personale forma d’arte. Arriva poi finalmente a comprendere che non sempre l’arte si manifesta nelle forme che si ritengono più ovvie e convenzionali.

È questa la grandezza del film, comunicare cioè concetti universali attraverso un linguaggio narrativo semplice, mai banale e che non può che conquistare.

Curiosità

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Il personaggio di Kurt Barnert si basa sulla biografia del pittore tedesco Gerhard Richter, riportata nel libro Ein Maler aus Deutschland. Gerhard Richter. Das Drama einer Familie scritto dal giornalista Jürgen Schreiber.

 

Immagini: Copyright © 01Distribution

Giulia Losi

Giulia Losi

Giulia Losi è nata a Monza il 3 ottobre 1993. Ha frequentato l’Università degli Studi di Milano e si è laureata in Scienze dei Beni Culturali. Nel 2016 si è trasferita a Roma e ha frequentato la facoltà di Teatro, Cinema, Danza e Arti digitali alla Sapienza, dove ha conseguito la laurea specialistica. Grande appassionata di cinema, collabora attivamente con alcune testate cinematografiche, come Opere Prime e ha curato la rubrica radiofonica “Francamente me ne infischio” per Radio Base. Frequenta, inoltre, un corso di recitazione professionale.
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