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Padri e figlie

padri e figlie locandinaTitolo originale: Fathers and Daughters

Regia: Gabriele Muccino

Cast: Russell Crowe, Amanda Seyfried, Aaron Paul

Musiche: Paolo Buonvino

Produzione: USA 2015

Genere: Drammatico

Durata: 116 minuti

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katie e jake  padri e figlie adozione  katie adulta

 

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastella

 

Trama

Lo scrittore Premio Pulitzer Jake Davis (Russell Crowe) resta vedovo in seguito a un grave incidente d’auto. Fra lui e la figlia Katie s’instaura un legame profondo e indissolubile, almeno fino a quando, causa strani attacchi epilettici, il genitore non è costretto a curarsi per sette mesi in un istituto psichiatrico lasciando la bambina alle cure dei ricchi cognati.

Al suo ritorno si ritroverà a lottare per mantenere la patria potestà, minata dalla pretesa dei parenti di adottare la piccola. Divenuta adulta, Katie (Amanda Seyfried) è una brillante psicologa ma anche una donna estremamente insicura nella vita privata, incapace di innamorarsi e avviare relazioni durature con gli uomini.

Recensione

“Padri e figlie”, uno dei connubi familiari più intimi del panorama parentale; “Padri e figlie”, un rapporto nato per l’idillio ma il più delle volte difficile e conflittuale, che sa essere tremendo ma anche estremamente tenero, affiatato, accalorato e inscindibile.

Su questo legame indaga Gabriele Muccino, regista di ormai lungo corso che proprio grazie a pellicole a tema collezionate in patria è riuscito a guadagnare il palcoscenico hollywoodiano potendo trivellare la superficie dei sentimenti appariscenti in cerca del magma incandescente, emozionante e vero.

Può piacere o non piacere, Muccino è un cineasta che ha sempre diviso critica e attese, tuttavia risulta innegabile la sua inequivocabile capacità di leggere e riprodurre i travagli interiori fomentati dalle piccole e grandi piaghe sociali.

Padri e figlie si corre su binari temporali distinti ma paralleli, poiché la narrazione esplora il passato e parimenti le ripercussioni sul presente attraverso la parabola affettiva di un genitore e della sua “patatina”, il soprannome dato da Jake a Katie.

Nel mezzo si divincola selvaggiamente la disperata lotta per preservare il diritto alla patria potestà insidiato da un rimarcabile senso di colpa, da un trauma e dallo spettro di una malattia alla quale conferisce concretezza scenica iperrealista un intenso Russell Crowe, che già in A beautiful mind aveva dimostrato di saper affrontare come pochi altri un personaggio afflitto dal peso della responsabilità, tradotto in feroce malessere psicologico.

Se nell’opera di Ron Howard il matematico John Nash esprimeva il proprio genio all’ombra penosa della schizofrenia, nel cinework di Muccino la missione letteraria dello scrittore Premio Pulitzer Jake diventa una battaglia contro repentine crisi epilettiche.

Il concetto di “amore paterno” sublima fino a tramutarsi paradossalmente in “vuoto affettivo” in seguito a un drammatico evento. Su questo paradosso si gioca tutto Padri e figlie, nel quale il potere di raccontare, ricordare e rivalutare l’esistenza corrisponde alla chiave per comprendere il valore dell’egida genitoriale, della famiglia, delle azioni che in questo particolare microcosmo non rimangono sedimentate ma si evolvono.

Curiosità

james horner

La colonna sonora era stata affidata a James Horner, ma dopo il tragico incidente aereo in cui è rimasto fatalmente coinvolto, la produzione ha incaricato Paolo Buonvino.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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