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Posta grossa a Dodge City

posta grossa a dodge city locandinaTitolo originale: A big hand for a little lady

Regia: Fielder Cook

Cast: Henry Fonda, Joanne Woodward, Jason Robards

Musiche: David Raksin

Produzione: USA 1966

Genere: Western

Durata: 90 minuti

Trailer

 

 

 

giocatori al tavolo di poker  robards e fonda  mano finale

 

Regia: stellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Ogni anno quattro ricconi si ritrovano a Dodge City per una lunga partita a poker dalle altissime puntate. L’arrivo in città di un forestiero (Henry Fonda) con moglie (Joanne Woodward) e figlio al seguito sovverte le rigide regole del gioco: l’uomo, nonostante il biasimo della consorte, chiede e ottiene di poter partecipare alla sfida mettendo sul tavolo i risparmi di una vita. Mano dopo mano perde tutto, o quasi, perchè l’ultimo giro si annuncia ricco di sorprese: con un punto che sembra vincente e ben 20.000 dollari come posta, lo sprovveduto è colto da un malore e toccherà alla moglie finire la partita.

Recensione

Non tutti i western hanno bisogno di polvere da sparo e feroci cowboys per realizzarsi: lo dimostra questo interessante affresco d’azzardo di Fielder Cook, in cui i protagonisti incontrastati – insieme a sei contendenti seduti a un tavolo – sono il poker e i dollari. Non una sola pallottola, nessun inseguimento a cavallo ma un’unica location, un’azione protratta nel tempo che sembra non passare mai e il clamore di una sfida all’ultima fiche.

Senza punti di riferimento temporali, appunto, l’evolversi della vicenda si profila lento e scandito da battute brevi quanto repentine che, progressivamente, rendono l’apparato dialogico un frammentato contenitore di farse e maschere mimetiche al rialzo, cui fa seguito un caleidoscopio di espressioni in equilibrio fra tensione drammatica e assurdità comica. Il poker è un rovente focolaio di cause-effetti, binomio dettato da carte e comportamenti che la cinepresa coglie stabilendo turni sequenziali e dando programmatico risalto a ciascuno dei personaggi.

L’accanimento al gioco e la brama di mettere le mani su un malloppo impregnato di sudore, fumo e claustrofobia diviene subito malattia manifesta che invade ogni singolo tratto fisico e psicologico del sesto incomodo interpretato da Henry Fonda. Il presunto “pollo” della situazione non regge al riacutizzarsi di un vizio pericoloso nè alla meschinità degli avversari, ed è da questo momento che Cook si trova a girare un altro film, quasi improvvisato, più brusco e intollerante, inusuale per la presenza di una donna in un contesto prettamente maschile.

Il disorientamento per un profilo narrativo rimasto nell’ombra fino a quel momento risulta la chiave di volta per sbloccare l’apparente staticità della vicenda e infondere un senso sempre più nitido ma non meno magmatico. La stanza del gioco, via via più costrittiva, mette uno dopo l’altro i presenti di fronte al fatto compiuto, in un confronto dal quale emergono le singole umane debolezze e la reale posta del match, ben più alta rispetto a quella accumulatasi al centro del panno verde.

E’ però il finale a determinare la vera identità della pellicola, che esce d’impeto dall’anonimato dell’immobilità scegliendo la soluzione clamorosa e cogliendo impreparato uno spettatore costretto, per una volta assai gratificante, a non operare collegamenti logici riservandosi il solo piacere della visione, cercando finalmente di scoprire quale punto si cela dietro le cinque carte di Joanne Woodward.

Curiosità

joanne woodward

Il titolo originale del film, A big hand for a little lady, elegge come protagonista della vicenda non il forestiero bensì sua moglie.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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