- Recensioni, Thriller

Profondo rosso

profondo rosso locandinaTitolo originale: Profondo rosso

Regia: Dario Argento

Cast: David Hemmings, Gabriele Lavia, Daria Nicolodi

Musiche: Goblin

Produzione: Italia 1975

Genere: Thriller

Durata: 124 minuti

Trailer

profondo rosso coltello insanguinato  profondo rosso omicidio helga  daria nicolodi e david hemmings profondo rosso

 

Regia: stellastellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastellastella

Musica: stellastellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastellastella

 

Trama

Il giovane pianista americano Marc Daly (David Hemmings) giunge per primo sulla scena di un delitto cercando di soccorrere la vittima, una sensitiva tedesca. L’uomo conduce un’indagine personale insieme all’intraprendente giornalista Gianna Brezzi (Daria Nicolodi), cercando elementi che possano condurre all’autore dell’assassinio. Intanto lo spietato killer porta a compimento altri efferati omicidi.

Recensione

Approdando alla visione di Profondo rosso, la critica ha eletto il regista Dario Argento erede del maestro del brivido Alfred Hitchcock. Questo film, infatti, è da ritenersi l’apice perfetto della carriera del cineasta italiano, il suo capolavoro assoluto.

Ambientata nella splendida e intrigante Torino, la storia prevede numerosi elementi e richiami tipici di più generi cinematografici: seguendo il classico canovaccio del thriller, Argento adotta in corso d’opera soluzioni logico-narrative in grado di supportare codici di messa in scena e linguaggi interpretativi propri del soprannaturale.

Il misticismo di Profondo rosso si lega indissolubilmente a una capillare analisi psicologica dalla quale emergono visioni quasi oniriche e dichiaratamente inquietanti. Come nei precedenti L’uccello dalle piume di cristallo (l’esordio) e Il gatto a nove code, preesiste una condizione di profusa tensione nella quale agisce un assassino insospettabile, un omicida di cui occorre scoprire il passato per risalire alla verità, quasi sempre sconcertante.

Nella struttura narrativa, dunque, non si rilevano particolari innovazioni, ma è nello stile di regia e nel cruento approccio ai delitti – due in particolare introdotti dalla visione di simulacri agghiaccianti, bambole e pupazzi che preludono al momento fatale – che si evince il genio violento e vagamente delirante di Argento. Qui vanno inoltre riscontrati i veri motivi che gli attribuiscono l’eredità di Hitchcock.

Fin dalle prime scene l’uso della soggettiva si fa insistente e ossessiva: al convegno di parapsicologia l’omicida è presente e la sua alienante prospettiva focalizza una vittima precisa, la sensitiva Helga, consapevole della natura malvagia del suo carnefice.

Il regista si sofferma dapprima su inquadrature statiche e placide, per poi dare sfogo a un forsennato gioco di macabri dettagli e studiate truculenze. Ogni delitto si compone di tre fasi: la preparazione, l’esecuzione e lo scenario finale.

Hitchcock è realmente il maestro di Dario Argento: il regista italiano mostra allo spettatore ogni movimento dell’arma utilizzata per consumare i delitti, dall’attimo prima di colpire fino alla violenta penetrazione, per terminare con l’estrazione non meno veemente. Il vecchio Alfred fece scuola con Norman Bates nel famosissimo Psyco.

Il parallelismo tecnico con Profondo rosso diviene addirittura evidente, con le angolature della cinepresa (inquadratura dall’alto di Norman e Marion nella sala degli uccelli imbalsamati, tecnica ripresa per mettere in scena il convegno), i dettagli e soprattutto il caratteristico movimento a spirale (l’occhio di Marion riversa nella doccia, l’occhio dell’assassino durante la posa del trucco).

Si noti anche come Argento sappia caratterizzare un maniaco omicida che varia ogni volta il proprio modus operandi, rendendo estremamente difficili le indagini ma facendo intuire da un solo, semplice, sfuggevole elemento (scena in cui Marc attraversa per la prima volta il corridoio nell’appartamento di Helga) la rivelazione.

I personaggi facenti parte della vicenda risultano tutti fuorvianti ai fini dell’individuazione dell’assassino, proprio perché ognuno di loro (eccetto Marc) potrebbe esserlo. Con questa sua straordinaria imprevedibilità, Dario Argento si conferma genio indiscusso del thriller nostrano, riuscendo anche a far sorridere evidenziando e marcando conflittualità e poi complicità nel rapporto fra il protagonista e la svampita Gianna, interpretata dalla moglie Daria Nicolodi.

E’ doveroso menzionare la perfetta colonna sonora dei Goblin, che contribuisce in maniera determinante al successo del film.

Curiosità

profondo rosso mani

Le mani guantate dell’assassino appartengono in realtà a Dario Argento.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
Leggi tutti gli articoli di Samuele Pasquino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *