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Psyco

psyco posterTitolo originale: Psyco

Regia: Alfred Hitchcock

Cast: Anthony Perkins, Janet Leigh, John Gavin

Musiche: Bernard Herrmann

Produzione: USA 1960

Genere: Thriller

Durata: 109 minuti

universal logo   Trailer

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Regia: stellastellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastellastella

Musica: stellastellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastellastella

 

Trama

Marion Crane (Janet Leigh), impiegata, ruba quarantamila dollari dall’ufficio nel quale lavora e decide di scappare con l’ingente somma. Durante il viaggio in macchina si trova nel bel mezzo di un acquazzone ed è costretta a sostare una notte nel motel di Norman Bates (Anthony Perkins), un giovane psicopatico che la accoglie e poi la uccide in preda a un raptus di follia. L’uomo nasconde auto e cadavere, ma la sorella e il compagno di Marion, insieme a un investigatore privato, si mettono sulle sue tracce.

Recensione

Il più grande regista del thriller porta a compimento quello che è diventato un classico del cinema a livello mondiale, indiscutibilmente il suo capolavoro che si colloca peraltro quasi alla fine di una vastissima filmografia in cui figurano titoli d’indubbia eccellenza come Notorius, Rebecca la prima moglie e Delitto perfetto, per non citarne altri altrettanto eccezionali.

Psyco (o Psycho), adattamento dell’omonimo romanzo di Robert Bloch, è un vero e proprio trattato di tecnica e stile cinematografici, studiato da ogni punto di vista e apprezzato secondo un’ottica perfezionista che non lascia nulla al caso, proprio come il suo autore. Hitchcock stupisce per la cura dei particolari, per i suoi codici linguistici e le modalità di regia in grado di tenere alta e costante la tensione senza mai eccedere nella violenza, abilità questa ormai più unica che rara.

Il film va analizzato praticamente passo passo, traendo da ogni sequenza spunti estremamente interessanti e ancora incredibilmente innovativi. Già nella scena d’apertura è presente una panoramica della città che ci concede l’unica visione estesa e libera della vicenda, ma il regista stringe subito il campo entrando nella camera da letto dove Sam e Marion stanno condividendo gli ultimi momenti d’amore.

In quella stessa stanza la donna sarà intenta a preparare freneticamente la sua fuga: in tale scena Hitchcock si sofferma sui dettagli, andando a inquadrare gli oggetti che accompagnano la donna, la valigia piena di vestiti e le mazzette di soldi rubati, la causa di tutto.

Durante il viaggio viene fermata da un agente di polizia, insospettito dalla macchina ferma sul ciglio della strada: inizia un gioco di sguardi rappresentato con rapidi campi e controcampi, atti a svelare la paura di Marion di essere scoperta e il velato sospetto del poliziotto nascosto dietro occhiali da sole molto scuri. La donna viene lasciata andare, ma Hitchcock prolunga la suspense mostrando Marion preoccupata nell’osservare sullo specchietto retrovisore la macchina dell’agente.

L’improvvisata ladra manifesta un ingombrante senso di colpa e nel bagno della rivendita d’auto questo viene rappresentato attraverso uno specchio, che sdoppia l’immagine della donna creando praticamente una doppia identità in conflitto con la condotta gentile e dolce di Marion.

Spostandoci poi nella nuova location del motel, assistiamo all’inquietante dialogo fra Norman e Marion. Qui Hitchcock cura in maniera esemplare lo sfondo, personalizzandolo a seconda del personaggio che in quel momento si trova a parlare: sempre con la tecnica del campo e controcampo, il regista mette in scena una conversazione al principio molto tranquilla e pacata, fino al momento in cui si menziona la madre di Norman.

I toni cambiano, il gioco di luci pure e il giovane proprietario del motel diviene improvvisamente aggressivo dal punto di vista verbale. Marion e Norman sono inquadrati su livelli diversi di rappresentazione, infatti la donna si trova seduta tranquillamente a un tavolo con lo sfondo uniforme del muro, mentre l’uomo ha dietro di sé degli inquietanti animali imbalsamati e inoltre viene ripreso dal basso.

L’inquadratura appare significativa, viene concepita e messa in scena come un presagio minaccioso che si abbatte su Marion, svelando in parte le intenzioni del giovane psicopatico. Celeberrima è poi la scena della doccia, nella quale si nota una figura indistinta comparire oltre la tendina della vasca e poi irrompere nello spazio d’azione della donna.

Al suo grido parte l’aggressione a coltellate, che si conclude con l’omicidio di Marion e l’inquadratura del suo occhio la cui pupilla rimane fissa sull’obiettivo senza vita. Hitchcock mostra in seguito la casa di Norman, sempre ripresa dall’esterno fino all’entrata del detective Arbogast prima, e della sorella di Marion dopo: il maestro crea così il pretesto per alzare il sipario sul luogo dove la psicosi folle di Norman ha avuto origine.

Al grande successo del film hanno contribuito soprattutto la fotografia e la costruzione delle scene con un forte effetto chiaroscuro in grado di valorizzare il viso e la postura dei personaggi. Psyco si avvale anche delle stupende musiche di Bernard Herrmann, specializzato in colonne sonore dall’alto tasso di adrenalina, come ad esempio quella de Il promontorio della paura, diretto nel 1962 da J. Lee Thompson. Hitchcock firma un capolavoro assoluto e perfetto.

Curiosità

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Molti non sanno che la famosa sequenza della doccia richiese 7 giorni di lavorazione e 72 posizioni di macchina nonostante in tutto duri 45 secondi, compreso l’accoltellamento di 22 secondi a fronte di 35 inquadrature totali.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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